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 2026  febbraio 25 Mercoledì calendario

Uccise un clochard durante una ronda. Dodici anni all’ex assessore leghista

Lo sparo da distanza ravvicinata che ha colpito al torace Youns El Boussettaoui «era per uccidere». La condanna inflitta a Massimo Adriatici, l’ex assessore leghista di Voghera, è superiore alla richiesta del pubblico ministero: 12 anni, anziché gli 11 anni e quattro mesi ipotizzati per il reato di omicidio volontario. La sentenza di primo grado è stata pronunciata ieri dal giudice Luigi Riganti nel tribunale di Pavia. Adriatici, 50 anni, usufruisce già dello sconto di un terzo della pena per essersi avvalso del rito abbreviato. I suoi avvocati chiedevano l’assoluzione per legittima difesa. Questo è il secondo processo a suo carico: il primo, con l’ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa, era stato poi annullato per il cambio del capo d’imputazione, ben più grave.
Adriatici dovrà versare 380 mila euro totali di risarcimenti: 90 mila ai genitori del 39enne marocchino ucciso il 20 luglio 2021 a Voghera e 50 mila per ogni fratello e sorella, quattro in totale, tutti costituitisi parte civile. La vedova e i figli minori, difesi da altri legali, avevano accettato il denaro, uscendo di scena dal processo.
Nella serata del 20 luglio 2021 in piazza Meardi, a Voghera, El Boussettaoui, uomo con problemi psichici e in condizione di marginalità sociale, infastidiva i clienti seduti all’esterno del bar Ligure. Non era la prima volta che accadeva. Adriatici, che ricopriva la carica di assessore alla Sicurezza, soprannominato «lo Sceriffo», avvocato ed ex poliziotto, si era recato nei pressi del bar con la sua Beretta modello 21 calibro 22 long rifle già in tasca. Il proiettile a punta cava era già in canna: si è trattato, così sostiene la perizia, di un colpo «utilizzabile al poligono di tiro, ma non per difesa personale». La Procura ha definito «una vera e propria ronda armata» questo «pedinamento» nei confronti del 39enne. Ha ricostruito come Adriatici fosse uscito, dopo aver cenato, apposta per capire cosa stesse facendo El Boussettaoui, prendendo con sé anche l’arma che teneva in casa. La ricostruzione, non chiarita del tutto dalle telecamere di sorveglianza, vede lo scontro fra i due. Quindi: Adriatici che parla al telefono, la vittima che lo avvicina lo affronta e gli sferra un pugno a mano aperta, l’assessore che cade a terra e perde gli occhiali. Infine la colluttazione e lo sparo, fatale. Erano le 22. Il 39enne è stato dichiarato morto un’ora e mezza dopo.
La difesa di Adriatici, rappresentata dagli avvocati Luca Gastini e Carlo Alleva, ha già chiarito che ricorrerà in appello. Nel frattempo lui resta libero, perché non sussistono né il pericolo di fuga né la reiterazione del reato (come avvenne per Alberto Stasi). La sentenza è stata letta a porte chiuse. L’ex assessore, sgomento, è rimasto a lungo coi suoi legali prima di uscire da una porta secondaria del palazzo di giustizia di Pavia senza rilasciare commenti. Parla Gastini: «Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, il processo è composto da tre gradi e questa decisione appare totalmente lontana da tutto quello che è stato ricostruito e anche dalle sentenze della Cassazione per casi simili. È curioso, ad esempio, che non sia stata riconosciuta la provocazione che Adriatici ha subìto, come emerge chiaramente dal video che riprende la scena».