Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 25 Mercoledì calendario

Dossieraggi, l’accusa a due Procure. «I pm tutelavano Cafiero De Raho»

Le Procure di Roma e Perugia avrebbero protetto Federico Cafiero De Raho nelle loro indagini sugli accessi abusivi nella banca dati della Dna da lui guidata. È la sintesi del passaggio più rilevante della relazione approvata ieri dalla commissione Antimafia a conclusione delle indagini sul sistema dei dossier illegali su politici, imprenditori e personalità di vari ambiti creati dal finanziere Striano e dal pm Laudati all’interno della stessa Direzione nazionale antimafia. «Un attacco alle istituzioni partito dalla Dna all’epoca guidata da De Raho. Fatti preoccupanti che richiedevano che il Parlamento conoscesse questa questione approfonditamente», dice la presidente Chiara Colosimo. Alla posizione dell’ex procuratore capo di Napoli e Reggio Calabria, vicepresidente in quota M5S nella stessa commissione guidata dalla esponente di FdI viene dedicato un ampio capitolo del documento approvato in seduta plenaria. La relazione descrive «uno scenario particolarmente inquietante», una «vera e propria patologia dei meccanismi di accesso e controllo ai sistemi informativi e alle banche dati coinvolte, ma soprattutto di opacità istituzionale». Poi il passaggio chiave: «Un ulteriore profilo di criticità riguarda il modo in cui le Procure procedenti hanno affrontato la posizione di Cafiero De Raho – si legge nell’atto anticipato dalla bozza circolata a metà gennaio—. L’indagine non ha valutato la gravità intrinseca dei comportamenti del procuratore nazionale (dal 2017 al 2022, ndr), trattando ciò che avrebbe richiesto massimo rigore come se invece si trattasse di un profilo marginale. Questo deficit istruttorio ha di fatto lasciato in ombra il ruolo centrale del vertice dell’ufficio e ha impedito di cogliere appieno la portata sistemica della gestione tossica che aveva caratterizzato la Dna in quegli anni».
La relazione viene fortemente contestata dall’opposizione che ha stilato un contro-documento in commissione: «Il compito della Commissione non avrebbe dovuto ridursi a una sovrapposizione indebita con le indagini in corso o a costruire teoremi non dimostrabili ai fini di una strumentalizzazione politica dei lavori. Tale forzatura istituzionale, di un organo istituito con il voto unanime del Parlamento, finalizzata ad attacchi nei confronti di forze o singoli esponenti delle opposizioni, o di altri poteri dello Stato, appare sempre più ricorrente nella conduzione della Commissione». Quindi «la relazione sembra quasi scritta da una sorta di “Gip-ombra”» e «bisogna allora domandarsi quale sia il motivo di queste indebite pressioni da parte della presidente Colosimo e della sua maggioranza». Giuseppe Conte parla di «killeraggio nei confronti di De Raho e Scarpinato», ma aggiunge: «Io sono stato oggetto di accessi abusivi, perché pressoché tutto il mio nucleo familiare lo è stato. Ricostruire questa verità a senso unico, come se ci fosse soltanto un dossieraggio contro la destra non corrisponde alla realtà, e soprattutto non corrisponde alla realtà dei fatti che ci sia una responsabilità di sistema da parte di chi è stato procuratore nazionale Antimafia all’epoca di parte dei fatti». «Entità, teoremi, poteri occulti, olio di ricino, falsi ideologici, mancano solo le polveri magiche e le materie oscure che si aggirano come fantasmi nelle follie politiche di un M5S che recita a memoria da anni lo stesso canovaccio», rintuzza Giovanni Donzelli (FdI).
La procura di Roma ha chiuso due mesi fa le indagini ereditate dai colleghi di Perugia e nata nell’ottobre 2022 dalla denuncia del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Si attende ora la decisione sulla eventuale richiesta di processo. Agli atti ci sono 648 gigabyte di materiale scaricato e 349mila download solo dal pc dell’ex finanziere.