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 2026  febbraio 25 Mercoledì calendario

Referendum, il duello sui sondaggi. «Putin voterebbe No». È polemica

Uno continuerà fino a due settimane prima del voto, l’altro proseguirà fino al 22 marzo, quando i cittadini saranno chiamati a votare per il referendum sulla giustizia. Si tratta dei due scontri paralleli che diventano sempre più aspri: sui sondaggi e sul merito del quesito. Come si sa, quindici giorni prima del voto non si potranno diffondere sondaggi, che oggi davvero sembra dipingano due Italie diverse. Una è quella raccontata da una rilevazione che vedrebbe il No avanti di 6 punti. L’altra, secondo l’istituto demografico Noto, farebbe vincere i sì con tre votanti del M5S su quattro che approverebbero la riforma.
Si capisce lo scontro tra i partiti. Ieri una battuta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovambattista Fazzolari ha scatenato il putiferio: alla domanda dei giornalisti se secondo lui Putin avrebbe votato no al referendum ha risposto: «Beh, in Russia non c’è la separazione delle carriere...», e quindi no. «Era solo una battuta, mai fatto paragoni con Putin» ha precisato lui.
Il commento è sembrato una equazione: chi vota no è come Putin. Ed ecco quindi l’attacco del capogruppo al Senato del Pd Francesco Boccia, in Aula: «Stigmatizziamo con forza le dichiarazioni vergognose che il sottosegretario Fazzolari. Noi non glielo consentiamo ed è la dimostrazione che il governo guida la propaganda che sostiene il comitato del sì». A sera, anche Elly Schlein è intervenuta: «Trovo molto grave la continua delegittimazione della magistratura. Basta guardare la pagina social di FdI: questi attacchi minano la fiducia nelle istituzioni. Spiace che l’autorevole appello di Mattarella sia stato così poco ascoltato. Hanno detto che avrebbero abbassato i toni. Ma non ho avuto questa impressione, soprattutto oggi che abbiamo un altro esponente di governo, Fazzolari, che arriva a dire che Putin voterebbe no alla riforma. Alla faccia della non politicizzazione del referendum e dell’abbassamento dei toni».
Una posizione che mette d’accordo quasi tutta l’opposizione, che però non ha ancora in programma eventi unitari. Proprio come il centrodestra, peraltro.
Intanto la maggioranza plaude all’annuncio che alla maratona oratoria che si terrà sabato a Roma, organizzata dal Comitato del Sì, parteciperanno oltre 50 magistrati favorevoli alla riforma. Il tutto mentre molti altri sono schierati per il no, dal presidente dell’Anm Cesare Parodi al procuratore di Napoli Nicola Gratteri che assicura che ripeterebbe le sue contestate dichiarazioni sul fatto che al Sud esiste un’area malavitosa che voterà sicuramente sì.
A ribadire la linea del governo è Ignazio La Russa: «Questo referendum vuole due cose: chi dice sì vuole la separazione delle carriere e che il Csm non sia deciso dalle correnti, ma dal sorteggio. Piace, si vota sì. Non piace, si vota no. Tutto il resto sono argomenti che creano confusione e non dire solo questo crea falli di reazione che rendono più complicata la decisione dei cittadini».