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 2026  febbraio 24 Martedì calendario

Altro che Vonn… il fascino “fasullo” del camice online

Dopo la diffusione del video, diventato subito virale, girato da Karin Kildow, sorella della campionessa di sci Linsday Vonn nel pronto soccorso dell’ospedale di Treviso, dove l’olimpionica è stata operata, abbiamo esplorato l’ambiente dei siti di incontri. Il video, in cui si vedevano numerosi medici fichissimi, o almeno molto prestanti, finiva infatti con la scritta: “Cancella i tuoi siti di dating e vai a un pronto soccorso italiano”.
Ma se i medici di Treviso hanno reagito male chiedendo pubblicamente di non venire distratti e di lasciarli lavorare in pace, c’è invece una frotta di medici, sempre belli, che si espone sui siti di dating in camice e stetoscopio al collo.
Tutto potrebbe essere nell’ambito del virtuale. Con il passare delle chat, però, il presunto bel medico potrebbe rivelarsi un truffatore sotto mentite spoglie che vuole soldi sfruttando il fascino e la nobiltà della professione. Questo genere di truffa dovrebbe essere nota a tutte e tutti. Non tutti però sono nativi digitali: sono tanti gli italiani di mezza età o anziani single che non sanno difendersi dagli spacciatori di promesse romantiche.
La truffa, doppiamente dolosa, riguarda le tante applicazioni di dating che, dopo aver invogliato una persona a entrare nel sito senza fare alcun accenno al fatto che sia a pagamento, nel ben mezzo di una chat bloccano la conversazione. A quel punto compare un banner che mostra le tariffe, diverse a seconda dei numero di crediti acquistabili, per poter continuare a chattare. L’offerta minima, per esempio sul sito Funforus (“divertimento per noi”, ndr) è di 23 euro.
Anche in questi siti le categorie professionali più gettonate sono i medici e i piloti di aerei, che nella foto d’introduzione del profilo vestono sempre la loro affascinante divisa.
Lo stato civile tra i più frequenti è quello dei vedovi. Che potrebbe non essere sorprendente se non fosse che sono quasi tutti piuttosto giovani: tra la quarantina e la cinquantina, molti con piccoli figli da allevare solo con le proprie forze, pur avendo un lavoro impegnativo. Come non intenerirsi? Certo, non ci sarebbe nulla di illegale se questi uomini fossero, di nuovo, chi vogliono mostrare di essere.
A far sorgere invece il dubbio che invece siano chatbot è, oltre ai loro veloci e brevi messaggi vocali, da cui non è possibile comprendere il tono – proprio ciò che rende distinguibile una voce artificiale da una voce umana – il rifiuto categorico di passare a un sistema di messaggistica gratuito. Da Whatsapp a Telegram fino a Signal, il più sicuro.
In seguito alle loro parole entusiastiche inviate sulla chat del sito, questo niet appare ancor più incomprensibile. A meno che, per l’appunto, questi presunti medici, piloti o vedovi siano un inganno, non esistano. Le loro scuse preferite per indurre a continuare a chattare a pagamento sono del resto irragionevoli: “Preferisco che ci si conosca meglio chattando qui e poi passiamo alla messaggistica gratuita”. Oppure: “Mi sento più a mio agio su questo sito”. Eh già, un chatbot non paga, chi sborsa è l’utente.
Andando a vedere nel dettaglio a quale società l’internauta in cerca di compagnia versa i soldi, si nota che la maggior parte è basata a Cipro e Gibilterra. Sono paesi famosi per ospitare le cosiddette scam factory. Cioè fabbriche di truffa, come hanno già scoperto alcune inchieste giornalistiche.
Del resto si capisce il motivo: Gibilterra è un porto franco e Cipro offre zone franche con la capitale, Nicosia, divisa dagli anni Settanta, e guidata per metà da un governo filo turco così come il resto della parte settentrionale, che si autodefinisce Repubblica turca di Cipro del Nord. Un’entità che non è membro dell’Unione europea come invece tutto il resto dell’isola. Questa condizione politica controversa impatta sul regime fiscale che è lasco e permette che operino call center, come hanno già scoperto alcune di investigazioni giornalistiche) dove si lavora per truffare gli illusi che credono ancora che il bellone con il bisturi sia reale.
Quando si avanza il sospetto che non siano veri, i “presunti”, per giunta, si offendono: “Perché mi stai insultando?“O: “Come ti permetti di accusarmi di non essere chi dico di essere”, rispondono.
C’è però chi non ha gli strumenti per stanare il truffatore o chi è troppo solo e preferisce illudersi. D’altra parte in una lunga inchiesta sull’ultimo numero dell’Economist intitolata “Un mondo di single” emerge che le autorità di vigilanza sono in allarme. A settembre la Federal trade commission, l’antitrust statunitense, ha avviato un’indagine su questi chatbot, ordinando a sette aziende, tra cui Meta, OpenAI e Character.ai, di fornire informazioni su come agiscano in merito. E le autorità cinesi sono altrettanto preoccupate per la “dipendenza” e l’assuefazione all’interazione antropomorfizzata”.