corriere.it, 24 febbraio 2026
Rapporto Clia: «La crocieristica in Europa vale 64 miliardi e sostiene 445 mila posti di lavoro»
L’industria delle crociere in Europa ha generato 64,1 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 15,73 per cento rispetto ai 55,3 miliardi dell’anno precedente. Un dato che, letto in superficie, sembra turismo. Scomposto, diventa politica industriale. A livello globale il comparto vale quasi 168,6 miliardi di euro, sostiene circa 1,8 milioni di posti di lavoro e contribuisce per 83,6 miliardi di euro al Pil mondiale. L’Europa pesa per circa un terzo di questo impatto, ma con una specificità strategica: concentra quasi tutta la capacità costruttiva delle nuove navi. Questi dati saranno presentati oggi al summit di Madeira dalla Cruise Lines International Association ma il Corriere della Sera li ha potuti esaminare in anticipo. Raccontano una catena del valore lunga e profondamente europea: cantieri navali, componentistica, energia, logistica portuale, servizi, piccole e medie imprese.
Dei 64,1 miliardi complessivi, 28 miliardi rappresentano valore aggiunto lordo al Pil europeo. Sedici miliardi sono confluiti in salari e stipendi di un comparto che ha sostenuto 445 mila posti di lavoro. Non è un dettaglio statistico: significa occupazione qualificata, competenze tecniche, capacità manifatturiera. La composizione della spesa chiarisce la natura del settore. Le compagnie hanno acquistato 14 miliardi di euro in beni e servizi da fornitori europei. Altri dieci miliardi sono riconducibili alla costruzione navale, segmento ad alto contenuto tecnologico e con forti ricadute lungo la filiera della componentistica. Ma il dato strategico è nel portafoglio degli ordini. A dicembre 2025 valeva 87 miliardi di dollari, con 89 navi in costruzione e oltre 243 mila posti letto. Il 98 per cento di queste navi sarà costruito in Europa. Nei cantieri europei sono concentrati investimenti per 72,5 miliardi di euro: quasi 36,6 miliardi di euro in Italia e 16,9 miliardi di euro in Germania. La spesa dei passeggeri ha generato 5,1 miliardi di euro nei territori di scalo, mentre i redditi del personale hanno prodotto 1,7 miliardi di consumi. La spesa diretta complessiva si attesta a 26,3 miliardi. «Questi numeri dimostrano che il nostro settore distribuisce benefici economici lungo una catena del valore lunga e complessa, lasciando ricchezza nei Paesi e nelle comunità in cui operiamo», ha spiegato Bud Darr, presidente e amministratore delegato di Clia. «L’industria crocieristica funziona come un ecosistema industriale e turistico integrato che rafforza la competitività e genera benefici concreti a livello locale».
Ai 26,3 miliardi di euro di spesa diretta si aggiungono 18,7 miliardi di spesa indiretta lungo la catena di fornitura e 9,3 miliardi di spesa indotta dai consumi dei lavoratori, al cambio di mercato attuale. Il settore non si limita dunque a generare ricavi propri, ma attiva domanda in comparti connessi: siderurgia, energia, logistica portuale, servizi tecnici, ospitalità, piccole e medie imprese locali. È un modello integrato che combina manifattura e servizi ad alto valore aggiunto. Ogni investimento in una nave o in un itinerario non resta confinato al perimetro dell’armatore, ma si propaga lungo un sistema produttivo che coinvolge infrastrutture, tecnologia e capitale umano. Anche al netto delle consegne del 2025, il portafoglio ordini aggiornato a gennaio 2026 conta ancora 76 navi per un valore di circa 65,6 miliardi di euro. Non è solo capacità turistica futura, ma domanda di competenze, acciaio, ingegneria e tecnologia.
La distribuzione geografica dell’impatto è un ulteriore fattore chiave. Le crociere rappresentano circa il tre per cento del turismo globale, ma concentrano spesa nei porti e nelle regioni insulari o marittime, producendo effetti significativi in aree che spesso dispongono di alternative economiche limitate. Il comparto contribuisce alla destagionalizzazione dei flussi e alla stabilità dei redditi locali. Resta il nodo della sostenibilità, che incide sulla traiettoria futura del settore. Oltre il 50 per cento della nuova capacità ordinata sarà alimentata a Gnl e, entro il 2028, circa il 75 per cento della flotta sarà predisposto per il collegamento alla rete elettrica nei porti, con riduzioni delle emissioni all’ormeggio fino al 98 per cento dove le infrastrutture sono disponibili. La transizione non è più solo una dichiarazione d’intenti, ma un investimento industriale. Il settore impiega inoltre circa 300 mila marittimi provenienti da oltre 150 Paesi, con tassi di permanenza intorno all’80 per cento: un indicatore raro in un’industria globale ad alta mobilità. La competitività dipenderà dalla capacità di tenere insieme innovazione tecnologica, consenso sociale e integrazione urbana. La crocieristica europea, insomma, non è un fenomeno accessorio. È un segmento produttivo che incide sul Pil, sull’occupazione qualificata e sulle scelte infrastrutturali. In un’Europa alla ricerca di motori di crescita capaci di coniugare industria e servizi, il settore si presenta come un ecosistema economico che trasforma mobilità e tempo libero in valore aggiunto misurabile. «Le crociere rappresentano circa il tre per cento del turismo globale, ma generano benefici economici rilevanti per destinazioni e comunità», conclude Nikos Mertzanidis, direttore esecutivo di CLIA Europa.