corriere.it, 24 febbraio 2026
Intervista a Francesco Villa (Franz)
Di Sanremo parliamo?
«Niente dettagli».
Allora prendiamola larga. Come ci arrivano Ale e Franz nella «Ligera»?
«L’idea è di J-Ax. Ligera è il termine usato negli anni 40 e 50 per definire la mala milanese. E di atmosfera della vecchia Milano ce ne sarà molta a Sanremo: ci pensiamo noi. Olè».
A Franz il compito di annunciare che domenica, primo marzo, a Busto Arsizio il duo comico («Ale in questo momento ha un impegno in famiglia») sarà in scena con lo spettacolo «Capitol’ho», che celebra i trent’anni di carriera insieme. Però da da qui ad allora nell’agenda dei due (Francesco Villa, milanese classe 1967, e Alessandro Besentini da Rho, classe ’71) c’è una tappa su cui non si può sorvolare. Venerdì, nell’ormai tradizionale serata dedicata alle cover, Ale e Franz saranno sul palco dell’Ariston: accompagneranno J-Ax con la «Ligera Country Farm», formazione inedita che include anche Cochi Ponzoni, Paolo Rossi e Paolo Jannacci. Si canta «E la vita, la vita» di Enzo Jannacci e Renato Pozzetto. «Ma non è la prima volta che cantiamo. Abbiamo fatto anche un tour con Enrico Ruggeri...».
Per i comici, quest’anno, forse è meglio cantare...
«Allude alla polemica su Andrea Pucci».
Un gran polverone.
«Di una tristezza assoluta. Anche per quanto si è visto fare tra colleghi».
Gesti scaramantici in attesa del 27 febbraio?
«Non mi appartengono».
Tappa in qualche santuario?
«Che non è scaramanzia ma fede. Io sono profondamente credente: una preghiera la dico sempre e la dirò anche quella sera. Il Signore guarda giù. Scaramantico, no: la prima serata allo Zelig l’ho fatta con i calzini viola. Se va male perché ho le calze sbagliate, mi ripetevo, fare l’attore non è destino. È andata bene».
Il duo nasce nel 1994: da più di 30 anni siete su piazza. Ci racconta un momento flop della carriera?
«Uno agghiacciante risale alla prima serata con, in teoria, un cachet».
In teoria?
«Siamo arrivati in questo pub in zona Vercelli, il posto per esibirsi era in un angolino. Cominciamo, nessuno nel locale abbassa la voce. Siamo andati avanti ignorati totalmente dagli spettatori. Gelo. Alla fine il proprietario dice: non vi pago, non avete coinvolto il pubblico».
Quanti anni avevate?
«Più o meno 25. Eravamo freschi di Cta, il Centro teatro attivo di Milano dove io e Ale ci eravamo incontrati nel 1992. Da quella volta a Vercelli prima di togliere i materiali di scena dalla macchina facciamo un sopralluogo per vedere che aria tira».
Poi avete sfondato.
«Che periodo. Eravamo agli inizi e Giancarlo Bozzo, creatore di Zelig, ci dice: venite in viale Monza ed esibitevi. In scaletta solo due numeri, il nostro e quello dei Cavalli marci. Mi sembrava così strano: due numeri? Ma grazie, poi abbiamo scoperto che loro erano in quindici, inclusi Luca e Paolo (già con un gran ritmo). Ale quella volta ha rischiato grosso ma ne è valsa la pena: non avevamo una lira (io facevo l’educatore) e proprio per il sabato in cui è arrivata la chiamata aveva organizzato una delle rare gite con la fidanzata. Alla fine lei non l’ha piantato per il bidone, e in platea è spuntata la Gialappa’s che poi ci ha chiamato a Mai dire Gol nel 1997».
Un collega, una definizione.
«Eravamo come dilettanti poi arrivati alla massima serie. Michele Foresta, alias Mago Forest: il preciso. Sembra un cialtrone ma è tutto calcolato. Raul Cremona: il maestro. Ci diceva sempre: ricordate che io c’ero prima di voi e ci sarò dopo. Katia Follesa: comicità pura. Senza timore di usare la fisicità, che è registro soprattutto maschile».
«Capitol’ho» coinvolge il pubblico.
«Alla faccia del ricordo del pub di Vercelli (ride). L’invito è venire per divertirsi. Sappiamo che oggi non è facile, che anche chi assisteva a dieci spettacoli oggi assiste a tre».
Per i costi.
«Milano fatico a riconoscerla. I costi sono una conseguenza di cambiamenti alla radice: tutta questa movida non so se mi piace».
Ha guardato le Olimpiadi?
«Grande e bella vetrina. Il mio sport però resta il calcio: Forza Milan».
Ale è interista. Come la mettiamo?
«Il cugino malfermo va sopportato...».