Corriere della Sera, 24 febbraio 2026
Nessuna marcia indietro: russi e bielorussi con l’inno alla Paralimpiade
La possibilità per atleti russi e bielorussi di partecipare bandiera e inno alla Paralimpiade sta alimentando polemiche. L’Ucraina ha intenzione di non partecipare alla cerimonia, come anche altre nazioni (Repubblica Ceca, che però lo aveva fatto sapere a dicembre per la vicinanza con le gare, e Polonia), anche se non sono giunte comunicazioni ufficiali al Comitato Paralimpico Internazionale, come ha spiegato a Milano Andrew Parsons (foto), il presidente: «Vogliamo evitare una politicizzazione della situazione. Trasmettiamo da sempre un messaggio di inclusione e rispetto delle diversità, ma non obblighiamo a partecipare alla Cerimonia». Saranno sei gli atleti russi (due ciascuno in snowboard, sci alpino e sci di fondo) e quattro i bielorussi (sci di fondo). Parsons ha spiegato che la decisione di revocare la sospensione ai due Comitati è stata presa a maggioranza dall’Assemblea di Ipc lo scorso settembre e «non può essere cancellata, siamo una organizzazione democratica, già in passato abbiamo discusso la questione e sempre rispettato le scelte». All’assemblea erano presenti 177 membri. Vi erano due opzioni sulle quali votare. La prima riguardava una sospensione totale: 111 voti contro, 55 a favore e 11 astenuti. La seconda una sospensione parziale, cioè una partecipazione di atleti senza bandiere e inno, e se avesse prevalso il no i due comitati sarebbero rientrati in ogni forma: 91 contrari, 77 a favore (fra i quali il Comitato italiano) e 8 astenuti. Mancavano comunque i requisiti per una qualificazione. Il Tas Sport ha però accolto il ricorso della Russia contro la Federazione internazionale sci e Snowboard, e questo ha aperto le porte per la Paralimpiade. Il governo italiano, con dichiarazioni del ministro Abodi si è detto contrario alla decisione, diversa da quella del Cio.