Corriere della Sera, 24 febbraio 2026
«Ossessionato da Epstein» Il movente (possibile) dell’uomo armato di fucile ucciso a Mar-a-Lago
Passano i giorni, i mesi, gli anni ma gli Epstein files continuano a immettere entropia nel sistema. E a creare crepe anche nella galassia Maga. Molti dei sostenitori di Donald Trump gongolano, vedendo che nei documenti relativi alle mille attività – legali e no – del finanziere pedofilo, si trovano i nomi di molti illustri esponenti dell’establishment liberal, alcuni dei quali non ne escono benissimo. Ma nel variegato mondo che ha sospinto Trump verso la Casa Bianca ci sono altri, specie tra i più complottisti, che non apprezzano il modo in cui il governo ha maneggiato fin qui la questione e ritengono che ci siano troppe sbianchettature.
Uno di questi era forse Austin Tucker Martin, il 21enne della North Carolina ucciso due giorni fa a Mar-a-Lago per essersi illegalmente intrufolato, con un fucile e una tanica di benzina all’interno del perimetro di sicurezza che circonda la residenza in Florida del presidente (che in quel momento era a Washington). Dalle testimonianze di chi lo conosceva raccolte dai media americani – oltre allo stupore per il colpo di testa di Martin, che tutti descrivono come quieto e incapace di far del male a una mosca – emerge un’informazione univoca. La sua era una famiglia solidamente trumpiana e anche lui, che pure non parlava un granché di politica, era un sostenitore del presidente. Ma alcuni suoi colleghi del Pine Needles Golf Club, dove lavorava da 3 anni come guardiano, hanno raccontato che Martin era molto turbato dagli Epstein files. Ne parlava spesso e manifestava la convinzione che il governo stesse nascondendo qualcosa e che alcuni potenti stessero facendola franca.
La conferma di queste preoccupazioni derivanti dalla lettura dei documenti relativi al finanziere pedofilo è confermata da due messaggi che Martin mandò a un collega lo scorso 15 febbraio e che sono stati resi noti da TMZ. «Non so se stai leggendo gli Epstein files, ma il male esiste ed è inequivocabile», scriveva nel primo messaggio. E poi: «La cosa migliore che quelli come me e come te possono fare è usare quel poco di influenza che abbiamo. Racconta agli altri tutto quello che hai sentito sugli Epstein files e su ciò che sta facendo il governo al riguardo. Cerca di fare in modo che ne siano consapevoli».
Difficile dire quanto il tormento che gli procuravano gli Epstein files e il sospetto di un insabbiamento da parte dell’amministrazione abbiano dato a Martin la spinta decisiva che lo ha portato a percorrere i 1.100 km che separano il suo paese – Cameron, in North Carolina – da Palm Beach. Ma, per ora, quell’ossessione è l’unica crepa nell’immagine di un «bravo ragazzo» che, pur cresciuto in un angolo di America in cui le armi sono un accessorio come un altro, non ne prendeva mai in mano una (così ha raccontato suo cugino Braeden Fields all’Associated Press) neppure quando andava con gli amici a caccia o al poligono.