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 2026  febbraio 24 Martedì calendario

Meloni: implacabili con chi sbaglia non esiste alcuno scudo penale

Lo «scudo penale non esiste». Anzi: «Con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili». Perché se le indagini lo confermeranno «ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento della Nazione e della dignità e onorabilità delle nostre forze dell’ordine». Rabbia e sgomento. La premier Giorgia Meloni non li nasconde, «all’idea che l’operato di chi tradisce la divisa possa “sporcare” il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza. La giustizia farà il suo corso – annuncia – e confidiamo che sia determinata». La tragedia di Rogoredo è una ferita aperta. Anche per chi indaga. Rompendo il riserbo che accompagna le indagini, il capo della polizia Vittorio Pisani già definisce l’assistente capo Carmelo Cinturrino, arrestato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri a Milano, «un ex poliziotto». E poi aggiunge: «Anzi, un delinquente», avvertendo: «Nessun agente può operare al di fuori delle regole e il cittadino deve avere quotidianamente fiducia nel nostro operato».
Ma se per la polizia fin dai primi momenti c’erano dubbi sul ruolo del poliziotto ora in carcere, nel centrodestra restano l’amarezza, e anche l’imbarazzo, per una vicenda che era stata interpretata in modo diverso. L’opposizione, che chiede scuse pubbliche e attacca lo scudo penale per gli agenti previsto nel nuovo decreto sicurezza, invita il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a riferire in Aula. Lui replica: «Nell’immediatezza dei fatti dissi che la vicenda sarebbe stata affrontata senza scudi immunitari per nessuno. E così è stato. La polizia – ricorda – ha un patrimonio di principi e valori tali da essere in grado di affrontare anche casi molto dolorosi come questo».
Fra chi aveva preso subito e senza riserve le difese di Cinturrino c’era il vice premier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini. «Sono dalla sua parte, senza se e senza ma», aveva scritto sui social in post tuttora visibili, sostenendo la tutela legale per le forze dell’ordine. In Rete lo slogan: «Un poliziotto si difende, il balordo muore». Le indagini hanno rivelato un’altra storia. «A me – spiega ora – sta a cuore che chi indossa una divisa venga rispettato, non confondiamo una mela marcia con centinaia di migliaia di donne e di uomini che rischiano la vita per salvare le nostre», sottolineando che con lo «scudo» «non c’è l’iscrizione automatica nel registro degli indagati, ma se ci sono evidenze di crimine è chiaro che, come in questo caso, si indaga e si arresta».
«Riguarda tutti, non solo le forze dell’ordine – gli fa eco il ministro della Giustizia Carlo Nordio —: se quel poliziotto ha sparato senza trovarsi in evidente legittima difesa, l’avrei iscritto anche io». Ma l’opposizione non fa sconti. La segretaria dem Elly Schlein critica «la speculazione politica della presidente del Consiglio Meloni e del vice premier Salvini, che pur di attaccare i giudici in vista del referendum hanno strumentalizzato gravemente un fatto di cronaca. Penso che questo vada stigmatizzato e che loro si debbano scusare». «Mi aspetto pure – aggiunge – che ripensino la parte del nuovo decreto che inserisce un’impunità preventiva che nemmeno le forze dell’ordine chiedono». E per il presidente M5S Giuseppe Conte «non bisognerebbe strumentalizzare a proprio uso e consumo la cronaca. La politica dovrebbe evitare la superficialità, dovrebbe lasciar lavorare la giustizia, approfondire, interpretare i fatti e dare soluzioni». Di «bugie» e «montatura» parlano invece i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, per i quali se ci fosse stato lo scudo penale «quest’indagine non si sarebbe probabilmente aperta e non avremmo saputo che la persona uccisa non aveva alcuna pistola».