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 2026  febbraio 23 Lunedì calendario

Max Pezzali: "Dopo Sanremo pensai di ritirarmi. La normalità è stata la mia fortuna"

Max Pezzali, in oltre trent’anni è venuto in gara a Sanremo solo due volte.
"Non è mai andata troppo bene. Stavolta mi metto a disposizione in un altro modo”.
Cinque serate sulla nave ormeggiata davanti all’Ariston.

"Saranno cinque serate a tema. Disco. West. Jolly Blu. Happy Days. E Love Boat”.
Ci saranno ospiti?
"Sì, i personaggi delle mie canzoni”.
Niente Mauro Repetto per riformare gli 883 almeno un’altra volta?
"No sarebbe troppo prevedibile. Mauro verrà quando il pubblico non se l’aspetta”.
Dunque da domani al 28 febbraio, cioè per tutta la durata del Festival, Max Pezzali sarà il padrone di casa di “The Party Boat”, si collegherà con l’Ariston ma soprattutto con la propria storia, che è quella di un ragazzo di provincia diventato uno dei simboli generazionali più potenti di questo tempo. E i dati parlano chiaro. Dopo il Festival, inizierà il suo primo tour europeo, poi passerà agli stadi italiani dove le prime prevendite sono stellari, visto che, da San Siro o l’Allianz Stadium di Torino fino all’Olimpico di Roma, i biglietti già venduti sono oltre seicentomila, roba da Vasco Rossi. Infine, dal 22 al 30 dicembre terrà una sorta di “residency” nel nuovo Unipol Dome Milano Santa Giulia da sedicimila posti per volta (prevendite dal 24 febbraio). “Non avrei mai pensato di vendere tanti biglietti come Vasco o altri, diciamo che piano piano mi sono costruito una credibilità dal vivo e i risultati sono arrivati tutti insieme”. Ma Pezzali non è soltanto numeri e sold out. Rappresenta un modo di essere che sarà pure “boomer”, cioè legato a musiche e formule del passato o a fenomeni come Happy Days, ma intercetta pure tanti giovani che hanno voglia di riconoscersi in melodie pop e storie “che si ripetono senza tempo” come quelle tra amici o fidanzatini. Insomma a 58 anni per lui è sempre “stessa storia, stesso posto, stesso bar” che è l’incipit del brano Gli anni del 1995 e pure il titolo dei concerti all’Unipol Dome di dicembre a Milano. Nel frattempo è cambiato tutto, ma questo “nerd” con la passione per l’Inter e le Harley Davidson è rimasto tale e quale, solo qualche ricordo in più, “come le mie canzoni che arrivano dal passato ma è come se fossero sospese nel presente”.
Dopotutto, la serie sugli 883 vi ha raccontato anche a un pubblico di giovanissimi.
"Dopo la prima stagione Hanno ucciso l’Uomo Ragno, a ottobre arriverà la seconda, intitolata Nord Sud Ovest Est – la leggendaria storia degli 883, 8 nuovi episodi su Sky e Now e sarà l’ultima”.
Le piacerebbe una serie solo su di lei?
"Non mi dispiacerebbe. La storia di uno che pensava la musica fosse un’avventura one shot, qualcosa che iniziasse e finisse in poco tempo, e invece è diventata la vita”.
Che effetto le fa vedere un attore nel suo ruolo?
"Beh, rivedere me stesso di allora mi intenerisce e mi fa capire che quella normalità, che a quel tempo vedevo come un limite, è stata la mia più grande fortuna”.
Quando la normalità ha fatto davvero la differenza?
"Quando sono venuto al Festival da solista, nel 2011, cantavo il pezzo sbagliato (Il mio secondo tempo – ndr), ero nel momento sbagliato e avevo pure l’attitudine sbagliata. Sostanzialmente ho solo timbrato il cartellino e difatti non arrivai neanche alla fase finale. Dopo ho pensato anche di ritirarmi”.
Addirittura?
"Sì, mi sono detto boh e ora che faccio?. Percepivo di non essere stato all’altezza e ho pensato che forse il mio progetto era definitivamente finito”.
Poi?
"Poi uscì un album celebrativo, Hanno ucciso l’Uomo Ragno 2012, in cui ho cantato i nostri pezzi con tanti rapper come Club Dogo, J-Ax, Emis Killa, Fedez e Marracash. E lì ho sentito di nuovo l’affetto del pubblico”.
Quanto è importante la reazione del pubblico?
"È il motivo reale per cui salgo sul palco. L’affetto”.
Quale tipo di affetto? Quello che si riserva ai divi?
"No, per me è quel sentimento della gente che ti perdona anche gli errori”.
Quali errori ha fatto?
"Sono contrario all’idea del cosiddetto senno di poi. È troppo facile usarlo per giustificarsi, sono capaci tutti. Io sono la dimostrazione vivente che puoi sbagliare incrocio, ma poi ce la fai lo stesso”.
Avrebbe mai pensato che gli 883 ce l’avrebbero fatta?
"Non avevamo né il talento né l’aspetto fisico giusti. Ma alla gente è piaciuto vedere due tizi di Pavia che realizzavano il loro sogno e ci si sono affezionati. E per me è bello riguardarsi indietro. Ad esempio nella nuova serie di Sky, hanno trovato la stessa Cadillac Eldorado del 1964 che avevamo usato nel video di Nord Sud Ovest Est. Sono cose che solo oggi scopri quanto fossero importanti. Tutto può succedere”.
C’è un disco all’orizzonte?
"Sì si intitolerà Max Forever volume 2, conterrà chicche, rarità e anche brani inediti. Ma siamo ancora in alto mare, magari ci saranno anche collaborazioni ma spero non siano necessarie. Ma mai dire mai”.
Allora in futuro potrebbe anche vincere Sanremo?
"In realtà, più vai avanti con l’età e più fatichi a trovare un progetto. E, se lo sbagli, il rischio è di diventare patetico”.
Il Festival è come i cento metri piani. Pezzali è più un maratoneta.
"Diciamo che Sanremo è come la Champions League, richiede un impegno specifico, una preparazione adeguata e, se non ce l’hai, è meglio evitare”.
Agli artisti spesso si chiede di lanciare messaggi sociali o politici. Lei lo farà qui sulla nave?
"In realtà sono uno che fa molte domande ma non sa dare risposte. Preferisco fare quello che so fare meglio, ossia cantare i miei brani”.
La saggezza del nerd.