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 2026  febbraio 23 Lunedì calendario

Simone Deromedis: "Il segreto dell’oro? La fame. Niente psicologo, so gestirmi"

La vita di Simone Deromedis, il decimo e ultimo oro dell’Italia alle Olimpiadi di Milano Cortina, va veloce. Il tempo di festeggiare il trionfo nello skicross e l’azzurro, 25 anni della Val di Non (Trentino), riparte per la tappa di Coppa del mondo in Serbia.
Simone, com’è svegliarsi da olimpionico? E la medaglia? Dove l’ha messa?
«Sul comodino. Certo, girarti e vedere l’oro lì vicino fa effetto. Mi sono tornate in mente le immagini di sabato, le curve, la premiazione. Ho realizzato che non è un sogno».
Ha disputato una gara magnifica, sempre all’attacco. Il segreto?
«La fame. Sempre avuta. Fa la differenza in pista, soprattutto quando devi lottare gomito a gomito con l’avversario. Sono sempre stato molto competitivo. Perdere non mi piace proprio. E poi arrivo da un percorso nello sci alpino che mi ha lasciato il segno. Ho iniziato a sciare a tre anni con mio padre, grande appassionato di neve e di montagna. Ma, rispetto agli altri bambini dello sci club, io ero sempre un passo indietro. I miei compagni giravano con quattro paia di attrezzi nuovi. Io ne avevo tre, ma usati. Ho sempre avuto a disposizione un budget minimo, gli sci nuovi mi sono arrivati solo con la prima sponsorizzazione. Inoltre, ho iniziato tardi a gareggiare. Quando cresci capisci che è il piede a far la differenza. E ho anche capito che i miei genitori hanno avuto ragione, mi hanno dato un’ottima lezione».
Lei è molto strutturato a livello mentale. Lavora con lo psicologo?
«No. Sono bravo a gestirmi, per cui non mi sono mai interfacciato con un terapeuta. Però liberi tutti. Ognuno deve fare ciò che pensa sia giusto. Il mio vero mental coach è l’allenatore. Lui sa fare la differenza, sa darti la motivazione giusta, le indicazioni, ti aiuta. E poi c’è la pressione. Ai grandi eventi me la sono sempre cavata alla grande. Perché riesco a essere freddo. So come comportarmi. Nel 2023 ho vinto anche un Mondiale. Chi sa gestire la pressione riesce a fare la differenza. La mente è la carta in più».
Mai pentito di non essersi dedicato allo sci alpino?
«No, lo skicross mi dà un’incredibile adrenalina. In gara ai Giochi ho spinto tantissimo, a livello fisico è stato devastante. E con la fitta nevicata era ancora più faticoso. È come aver corso la maratona. Il pubblico ci ha salvato e regalato tantissimo calore. Una situazione così non ricapiterà più».
Come cambierà la sua vita adesso?
«Me lo sono chiesto anch’io. Non lo so. Faccio l’atleta, il mio lavoro è disputare gare, forse avrò un maggior numero di impegni. Anche per promuovere il mio sport, lo skicross. Un risultato così cambia molte cose e spero le cambi per il nostro mondo».
È sceso in pista alla fine dei Giochi. Come ha gestito l’attesa?
«È stata la parte più difficile. Perché guardavi gli altri gareggiare, poi i vincitori, le medaglie, insomma, sono stati giorni lunghissimi, non finivano mai. Volevo “togliermi dalle scarpe” l’impegno a cinque cerchi. Avevo dentro una carica incredibile».
Che effetto le ha fatto essere il decimo oro dell’Italia?
«L’ho saputo solo dopo, non cambia nulla per me. Sono contento di tutte queste vittorie azzurre».
Passioni?
«Correre in bici. Prima ho provato quella da strada ma il mio cuore è con la downhill. Mi diverte tantissimo, è l’unico sport che seguo in televisione. Amo anche i motori, le auto e i go kart. Uniti a tutto il mondo delle moto. Stare in garage e trafficare con i motori è il mio passatempo preferito. Mi libera di testa».
Come si è innamorato dello skicross?
«A 15 anni ho partecipato per gioco al Trofeo Topolino. Non sapevo neppure di cosa si trattasse. È stato amore a prima vista. Da lì ho continuato. Le gobbe e i salti mi sono sempre piaciute. E gareggiare in batteria ti dà i brividi. Preferisco questo al fatto di essere solo contro il cronometro come nello sci».
Ci racconta dei giorni del dolore di Tomasoni – medaglia d’argento – dopo la morte di Matilde Lorenzi, la fidanzata caduta in Val Senales ?
«È stato un duro colpo per tutti noi. Abbiamo cercato di distrarlo. Ma lui ha tenuto duro, ha sempre partecipato alle gare e si è allenato. Alla fine il lavoro ha pagato. Ieri è salito sul podio per la prima volta. Ha avuto un tempismo perfetto. Sul podio a Livigno, la pista di casa, e alle Olimpiadi. Il giorno giusto per riuscirci».
Lei ha parlato di karma per Federico.
«Sì, a volte gira e sabato è stato il giorno di Federico. Sono felice per lui. Un grande, non ha mai mollato nonostante i periodi bui. La sua medaglia d’argento non è casuale».