repubblica.it, 23 febbraio 2026
Una Flotilla anche per Cuba: il 21 marzo a L’Avana con cibo e farmaci. Greta tra i sostenitori
Non una semplice flotilla. Ma un convoglio che anche via aerea raggiunga L’Avana il prossimo 21 marzo per portare beni di prima necessità, farmaci, ma soprattutto sostegno alla popolazione cubana. Mentre negli States e in diversi Paesi dell’America Latina è iniziata la raccolta di aiuti umanitari, la missione pensata per supportare Cuba asfissiata dall’embargo statunitense cresce. E come la Global Sumud Flotilla a cui direttamente si ispira, anche il “Nuestra America Convoy” incassa l’appoggio non solo di Greta Thunberg, ma anche quello dei leader dei Dsa, la corrente dei democratici statunitensi che ha portato alla vittoria il nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani.
La giovane ecoattivista svedese, per due volte a bordo delle navi che hanno tentato di rompere l’assedio su Gaza per portare farmaci, beni di prima necessità e solidarietà e per due volte arrestata dalle truppe speciali israeliane che hanno bloccato la Flotilla con un raid in acque internazionali, è stata esplicita. “Appoggio questo convoglio verso Cuba non solo perché il popolo cubano ha bisogno di tutto l’aiuto che possa arrivare, ma anche – ha sottolineato – perché la solidarietà internazionale è l’unica forza abbastanza potente da poter affrontare figure imperiali come Trump e Netanyahu“. Parole in linea con quelle di David Adler, coordinatore di Progressive International, anche lui imbarcato sulla Global Sumud Flotilla e oggi fra i promotori della missione a Cuba. “Trump – aveva detto nel presentare l’iniziativa – sta facendo con Cuba esattamente quello che Netanyahu ha fatto con Gaza”. Ecco perché – spiega il coordinamento dopo la prima assemblea pubblica – il Convoy parte con un obiettivo umanitario e politico insieme, esattamente come la Flotilla che, stando ai programmi, nelle settimane successive dovrebbe tornare a puntare sulla Striscia.
Appuntamento il 21 all’Avana
“Insieme possiamo rompere l’assedio, salvare vite umane e difendere la causa dell’autodeterminazione cubana”, ha spiegato il gruppo di coordinamento in una nota diffusa dopo la prima riunione. La campagna di reclutamento dei volontari è partita da poche settimane “e non ci saremmo mai aspettati una risposta così massiccia”, spiega Adler. Per questo, quella che inizialmente era stata pensata come una flotilla adesso si è trasformata in un convoglio che “assedi l’assedio” via aria e via mare. L’appuntamento è per tutti il 21 marzo all’Avana. Per il momento, porti e aeroporti di partenza vengono tenuti segreti per evitare blocchi, arresti o peggio, ma maggiori dettagli potrebbero arrivare a ridosso della missione.
L’appoggio dei Dsa di Mamdani
Un’iniziativa – ci tengono a spiegare dal comitato – che non nasce da singoli individui, “ma da una rete di sindacati, associazioni, comitati, network”. E fra loro adesso ci sono anche i Dsa, che hanno tirato la volata al sindaco di New York Zohran Mamdani. Alla campagna del Convoy hanno infatti formalmente aderito Megan Romer e Ashik Siddique, che co-presiedono i Democratic Socialists of America. Un segnale non secondario nell’America di Donald Trump, che dopo l’intervento in Venezuela e la defenestrazione di Maduro ha stretto le maglie dell’embargo che adesso asfissiano Cuba.
Cuba asfissiata si aggrappa al piano di razionamento
L’amministrazione statunitense non ha solo vietato di vendere carburante all’isola del Caribe, ma ha anche minacciato di sanzioni chiunque lo faccia, arrivando persino a bloccare diverse navi cisterna che lì si stavano dirigendo. Cuba produce non più di 40.000 barili di petrolio al giorno, ma ne necessita di almeno 110. In passato, il 35 per cento del fabbisogno veniva coperto dalle importazioni dal Venezuela, ma dopo l’intervento Usa che ha portato alla defenestrazione di Maduro le spedizioni si sono interrotte. Lo stesso è successo con il Messico, che all’isola forniva il 20 per cento del petrolio necessario per sopravvivere. Risultato, un Paese in ginocchio, con le attività – incluse quelle essenziali, come l’assistenza sanitaria –ridotte al minimo da una campagna di razionamento dell’energia, che si trasforma in regolari black out, trasporto pubblico quasi azzerato, come altri servizi. Ad aggravare la situazione, anche il crollo del turismo, una delle principali fonti per l’isola, quasi prosciugata non solo dalla sempre più difficile situazione interna, ma anche dal timore di un intervento armato. “Tutto questo rende solo ancora più necessaria un’iniziativa che vuole rompere un assedio che sta facendo morire di fame la popolazione civile”, dicono dal Convoy.
Gli annunciati carichi di aiuti da America Latina e Spagna
Da quando gli Usa hanno obbligato tutti i Paesi a chiudere i rubinetti del greggio, a Cuba sono arrivati alcuni carichi di aiuti dai Paesi latinoamericani. Ottocento tonnellate sono state inviate dal Messico di Claudia Sheinbaum, lo stesso potrebbe fare il Cile sempre che il neoeletto ultraconservatore José Antonio Kast non blocchi tutto, l’Uruguay – ha fatto sapere il ministro degli Esteri Mario Lubetkin – lo sta valutando “dopo un confronto con le Nazioni Unite” e “come gesto simbolico e non come segnale di solidarietà al governo cubano”. Anche la Spagna ha annunciato che potrebbe presto inviare carichi umanitari. Ma, nell’attesa che gli annunci si trasformino in realtà, a Cuba anche mangiare sta diventando complicato.