repubblica.it, 23 febbraio 2026
Svizzera: scarseggiano i frontalieri italiani, Ticino preoccupato.
Spesso accusati di portare via il lavoro ai residenti, trattati dai sovranisti alla stregua di usurpatori, ora che il loro numero sta calando, i frontalieri italiani diventano, improvvisamente, una risorsa essenziale, per il mercato del lavoro del Canton Ticino. Una risorsa la cui mancanza sta creando problemi alle imprese. Lo ha dichiarato, in un’intervista al Corriere del Ticino, il presidente della Camera di commercio di Lugano, Andrea Gehri. “Ci sono settori dove si fa notevolmente fatica. Nel manifatturiero, ad esempio. Oppure nell’edilizia”, la sua constatazione. Ma vediamo le cifre. Nel terzo trimestre del 2023 i lavoratori pendolari provenienti dalle province di Varese, Como, Sondrio e Verbano-Cusio-Ossola e impiegati in aziende del Cantone italofono erano 81.321. Due anni dopo, a fine 2025, il loro numero è sceso a 78.809 unità. Se si vuole una diminuzione leggera ma costante. Quello che preoccupa è il segnale di un’inversione di tendenza. Il che può significare che la Svizzera non sia più così interessante, per i frontalieri italiani.
I motivi del crollo
Cosa ha determinato questa situazione? Soprattutto l’accordo di doppia imposizione fiscale, siglato da Roma e Berna, nel luglio del 2023, in virtù del quale i cosiddetti nuovi frontalieri, quelli che hanno iniziato a lavorare in Svizzera proprio quell’anno, vengono assogettati all’imposta alla fonte nella Confederazione e all’Irpef in Italia. In sostanza pagano più tasse dei loro colleghi ingaggiati prima del 2023, cui non tocca pagare le imposte in Italia ma sono soggetti solo alla trattenuta alla fonte in Svizzera. Che l’accordo del 2023 sia un disincentivo a lavorare come frontaliere in Svizzera lo conferma Andrea Gehri:”Direi di sì. il nuovo accordo sta impattando in maniera importante. Ed è chiaro che siamo in un contesto diverso rispetto a qualche anno fa, quando comunque, al netto della stagionalità, vi era sempre una crescita del numero dei frontalieri”.
La tassa del governo Meloni
Ma c’è di più. Il Governo Meloni, impegnatosi a trattenere i lavoratori in Italia, intende introdurre, a carico dei frontalieri, una tassa della salute che prevede un prelievo compreso tra il 3 e il 6%, sul reddito netto, da versare al Servizio Sanitario Nazionale. L’iniziativa di Roma ha fatto infuriare il Governo del Canton Ticino, tanto che il responsabile delle Finanze, Christian Vitta, denunciando una violazione dell’accordo del 2023, minaccia di sospendere, quale forma di ritorsione, il pagamento dei ristorni ai comuni italiani di frontiera. Ovvero una quota delle imposte dei frontalieri, utilizzati per la realizzazione di opere pubbliche. Insomma, un clima teso, aggravato dalla proposta del Governo italiano di creare una zona economica a statuto speciale, lungo il confine, e di proporre incentivi fiscali per le aziende che investono in macchinari fabbricati nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo. Con il risultato di tagliare fuori dal mercato i prodotti svizzeri.