repubblica.it, 23 febbraio 2026
Difesa, spariti 2.500 pezzi da Tornado e C-130: buco da 17 milioni, indagati vertici Aeronautica
Un buco nero nei cieli della Difesa. Quasi 2.500 pezzi di aerei militari spariti nel nulla: componenti avioniche dei cacciabombardieri Tornado e Amx e del C-130, l’aereo da trasporto tattico dell’Aeronautica. Valore stimato, 17 milioni di euro. Non bulloni qualsiasi ma parti strategiche, il cuore tecnologico dei mezzi. Su questa sparizione indagano la procura di Roma e la procura militare, che hanno iscritto nel registro degli indagati una decina tra vertici della logistica dell’Aeronautica, diversi generali e dirigenti di Ge Avio, multinazionale americana del gruppo General Electric, leader nella progettazione e manutenzione di sistemi e moduli per motori aeronautici civili e militari. L’ipotesi di reato, per tutti, è peculato: l’appropriazione o la distrazione di beni pubblici affidati per ragioni d’ufficio. Un’accusa che, se confermata, aprirebbe una ferita profonda ai vertici della filiera tecnica e amministrativa.
I magistrati Antonio Clemente e Antonella Masala cercano di ricostruire che fine abbiano fatto quei 2.500 pezzi che, secondo gli accertamenti finora svolti, sarebbero scomparsi tra il 2021 e il 2023 dalla base di Brindisi dove Ge Avio aveva per contratto il compito di manutenere gli aerei da guerra. Il materiale non risulta più nei magazzini. Non compare nei registri come presente. È come se fosse stato cancellato, inghiottito da un vuoto contabile e fisico insieme.
Un filone investigativo, ancora tutto da verificare e coperto dal massimo riserbo, ipotizza una possibile destinazione verso il Sud America, in particolare il Brasile dei pezzi spariti in Italia. Al momento è soltanto uno scenario al vaglio degli inquirenti, che stanno incrociando documenti, registri di carico e scarico, certificazioni tecniche e catene di responsabilità.
A far scattare ulteriori sospetti è la dichiarazione di “fuori uso” che sarebbe stata redatta per quelle componenti. In teoria, pezzi usurati, logorati, da dismettere. In pratica, la certificazione – presentata agli investigatori – arriva quando il materiale non è già più fisicamente presente. Prima la sparizione, poi il timbro che ne attesta l’inutilizzabilità. Un passaggio che gli inquirenti considerano centrale per comprendere se si sia trattato di un’irregolarità amministrativa o di un’operazione ben più strutturata.
Per questo le procure hanno disposto una superconsulenza tecnica: dovrà stabilire il valore reale dei componenti e accertare se fossero davvero da rottamare o ancora pienamente efficienti e riutilizzabili. Un nodo decisivo. Perché se quei pezzi erano ancora idonei all’impiego, lo scenario cambierebbe radicalmente e si profilerebbe l’ombra di un possibile mercato parallelo costruito spolpando aerei militari italiani. È questa la domanda a cui magistrati e carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci stanno cercando di dare una risposta netta: semplice disordine amministrativo o traffico di materiale strategico? Ge Avio, contattata da Repubblica, non ha voluto rispondere.