la Repubblica, 23 febbraio 2026
Eileen Gu: “Sono una nerd e non ho paura di rischiare. Ragazze, dovete provarci”
Spunta dal tendone dell’antidoping di bordo pista, Eileen Gu, e da superatleta da copertina si è trasformata per sempre nella regina della neve. Si è legata i capelli con un nastro d’oro, al collo porta i due argenti già vinti nelle prime due settimane olimpiche e va a prendersi sul podio l’oro «nella mia specialità», l’half pipe. È la sua terza medaglia a Milano Cortina, dopo i due ori e l’argento di Pechino: nessuna ha mai volato così con gli sci da freestyle. E dopo l’abbraccio con il muro dei tifosi cinesi a fondo pista, la dedicherà in lacrime alla nonna mancata dall’altra parte dell’oceano proprio in mattinata, proprio nelle ore della gioia più grande.
La semi dea del freeski è anche umana, oltre ai record, i milioni, gli sponsor, gli studi a Stanford, la partecipazione fissata alla Fashion Week di Milano a ritiro di Livigno finito: anche questa è notizia dell’ultimo giorno delle Olimpiadi italiane. Piange anche lei, in mezzo alla sala stampa, oltre a vincere e dare forza – auspica la cinese nata in California, di questi tempi cortocircuito geopolitico vivente – «al messaggio dello sport» e «alle donne nel mondo». Ed è anche per questo che si è presa i nostri Giochi.
Eileen: quanto può valere, questo oro arrivato dopo due argenti e tutta l’attesa sul suo personaggio al di là dell’atleta?
«È qualcosa di cui sono molto orgogliosa, perché è comunque sorprendente nonostante tutto. Perché ci sono arrivata senza praticamente dormire, la notte della vigilia, dopo una lunga rincorsa, facendo fatica ad allenarmi su certe specialità. E poi perché sono una nerd».
Ovvero?
«Amo mettere insieme le statistiche, i dati, i primati alle Olimpiadi come ai Mondiali. A questi Giochi hanno perso un sacco di favoritissimi. E sapere che porto al collo la maggior parte delle medaglie d’oro della storia del freeski, maschile e femminile, io che sono una donna di 22 anni e cresco in questo sport da quando ne ho 9, mi rende davvero felice. Anche perché mai più avrei pensato sarei stata io la persona a fare questo record».
Di lei si parla dei successi da atleta e non solo, anche delle copertine e degli sponsor. Cosa pensa la renda diversa dagli altri atleti del suo mondo?
«Il punto è che non ho paura di provare, mi prendo i rischi che vanno presi, e così so che comunque vada non avrò lasciato nulla di intentato. Anche guardando ai mesi di preparazione, so che non c’è nulla che avrei potuto fare in più. Questo mi dà sicurezza. Anche se un conto è una medaglia, ma sei mi lasciano senza fiato».
C’è chi le ha chiesto se i primi due argenti siano due ori persi, la sua risposta ha fatto il giro del mondo.
«Vincere alle Olimpiadi è un’esperienza che ti cambia la vita. Farlo sei volte è molto più difficile, perché ogni medaglia è ugualmente difficile da ottenere per me, ma le aspettative degli altri crescono».
Come si fa, a tenere insieme gli studi, gli ori e tutto il resto?
«A scuola riposo il corpo e alleno il cervello, con la moda mi esprimo, come sugli sci. Fa tutto parte della mia persona. Ora parteciperò alla Fashion Week, poi a studiare».
Ha imparato qualcosa, sul suo mondo, in queste Olimpiadi?
«Che lo sport e i Giochi olimpici danno la lezione più onesta che si possa ricevere su noi stessi. Su chi siamo e chi vogliamo essere o diventare. In gara non ti puoi dimenticare di te stesso. Sai cosa puoi dare, cosa puoi chiedere, quando hai dato tutto, tutto quello per cui hai faticato in preparazione per mesi, giorni, anni. Ecco perché spero che tante ragazze inizino a fare sport: il potere che ha è unico».
Perché tante ragazze, in particolare?
«Perché ad esempio i numeri delle ragazze che fanno sport diminuiscono tantissimo tra gli 11 e i 14 anni, rispetto a quelli dei ragazzi. E invece è una scuola di vita che insegna a non temere di provare, soprattutto alle ragazze più giovani. Capita a tutte di chiedersi: “Cosa diranno di me se sbaglio?”. Io stessa quando gareggio posso cadere e farmi male in un numero infinito di modi, ma c’è solo da credere in noi stessi e provare. E se non funziona, si riprova e si punta più in alto».
In Cina e non solo contano sull’effetto Gu per lanciare il freeski, praticanti e mercati. Anche questo è puntare in alto?
«Queste discipline crescono ogni anno di più, e ai Giochi si vedono i progressi. La mia speranza è che sì, le luci dei riflettori durino di più, dopo queste Olimpiadi. Che aumentino le ragazze decise a provare, e che cresca nel complesso tutto l’ambiente».
Queste sono state anche le Olimpiadi delle accuse incrociate tra atleti e politica americana, lei stessa è diventata un simbolo delle tensioni politiche tra Cina e Stati Uniti. Quanto le è pesato?
«I Giochi e lo sport in generale sono l’ultimo spazio sicuro dove è possibile parlare solo di unione, e non è giusto si provi a dividere anche qui».