la Repubblica, 23 febbraio 2026
La corruzione preoccupa. Ma le istituzioni fanno poco per combatterla sul serio
La corruzione in Italia, secondo i cittadini, continua a essere un problema serio. Anzi, “fra i più seri” del Paese. Lo pensa una larga maggioranza delle persone intervistate nel sondaggio condotto da LaPolis (Università di Urbino, con Avviso Pubblico): il 57%.
Si tratta di un dato in lieve calo rispetto a quello rilevato un anno fa. Ma sempre ampio. Molto ampio. Un altro terzo di persone (33%) ritiene che il problema esista, ma ve ne siano di più gravi. Nel complesso, quindi, la corruzione incombe sui pensieri di tutta la società. Come una minaccia continua.
D’altronde, Tangentopoli è rimasta nella nostra memoria. Parte della nostra storia. E non è possibile dimenticarla. Perché riemerge di continuo, attraverso episodi che richiamano la presenza diffusa delle mafie e della criminalità. Dovunque.
La resistenza delle persone
Con il rischio, che abbiamo evocato in altre occasioni, di “normalizzare” il fenomeno. Di trattare, quindi, la corruzione come un fenomeno “normale”. Che, per questo, viene “dato per scontato”. Anche perché non è condiviso. Al contrario. Nonostante nella “storia” del Paese vi siano tante “storie” drammatiche, ma esemplari. Perché richiamano e rivendicano la resistenza di molte persone di fronte a queste azioni. E ai soggetti coinvolti.
Tuttavia, l’impegno personale è importante ma insufficiente di fronte a una minaccia tanto drammatica e “resistente”. Che non può venire fermata e sconfitta senza il concorso e l’intervento delle istituzioni politiche. Della politica.
Più formale che reale
Tuttavia, solo una componente ridotta della società, il 13% (del campione), ritiene l’azione della politica, al proposito, adeguata. E convincente. Mentre il 37% pensa che l’attenzione, al riguardo, non sia sostenuta dai fatti. E l’impegno sia più “formale” che “reale”. Espresso da parole a cui non seguono azioni coerenti. Ed efficaci.
L’impressione prevalente, nel sondaggio di LaPolis con Avviso Pubblico, dunque, è che la corruzione costituisca effettivamente un problema. Inquietante. Al quale, però, non si danno risposte adeguate. Per diversi motivi. Perché preoccupa, ma, comunque, anche per questo, si preferisce evitare di affrontarlo in modo aperto e diretto.
Le radici
Mentre per ottenere risultati efficaci occorrono strategie di lungo periodo. Che rafforzino il ruolo della magistratura e delle forze di polizia. Inoltre, è necessario agire in modo “radicale”. Cioè, partendo dalle “radici”. Dai valori, che vengono proposti e affermati attraverso la formazione delle nuove generazioni. Ma la questione “fondamentale”, come abbiamo già suggerito, è il coinvolgimento dei cittadini. Per contrastare la corruzione alle “fondamenta”.
Occorre, per questo, operare affinché la “corruzione” non sia “data per scontata”. Ma venga considerata un problema. Serio. Oltre gli interessi di coloro che la esercitano per il proprio profitto. Perché si tratta di un limite per tutti. Per la grande maggioranza dei cittadini che opera, agisce e vive in modo onesto. E rinforza, in questo modo, la nostra società. La nostra vita.