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 2026  febbraio 23 Lunedì calendario

L’ombra di un terzo delitto per il killer di Elisa Claps

Si chiamava Jong-Ok Shin, per tutti Oki, era una studentessa sudcoreana e il 12 luglio del 2002 la trovarono riversa a terra in un parco di Bournemouth, nel Dorset, Inghilterra. Qualcuno l’aveva accoltellata a morte mentre rientrava a casa dopo una serata trascorsa in un night club. Per la giustizia britannica pochi dubbi: l’assassino è Omar Benguit, uno sbandato con problemi di droga e qualche precedente per aggressione che bazzicava il parco e finì subito nel mirino della Dorset Police. Benguit ha sempre urlato la sua innocenza ma nel 2005 i giudici furono implacabili: ergastolo. Ora un’inchiesta giornalistica di Panorama, trasmissione investigativa della Bbc, ha rilanciato l’ipotesi del clamoroso errore giudiziario, partendo dalle immagini di una telecamera di videosorveglianza che inquadra un uomo, il presunto killer. Quell’uomo non sembra Benguit. E, soprattutto, assomiglia fortemente a qualcuno di molto noto alla cronaca nera italiana: Danilo Restivo, lo studente originario di Erice condannato per altri due delitti. Quello di Elisa Claps, la ragazza di Potenza scomparsa il 12 settembre 1993 e ritrovata senza vita il 17 marzo del 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità del capoluogo lucano. E quello di Heather Barnett, una sarta sua vicina di casa massacrata in una villetta di Bournemouth il 12 novembre 2002, esattamente quattro mesi dopo la morte di Oki. Restivo, al centro di mille sospetti per la scomparsa di Elisa Claps, aveva deciso infatti di trasferirsi nella cittadina britannica andando a convivere con una donna conosciuta in rete.
Insomma, l’ipotesi è quella: serial killer. «Sono certo che anche l’omicidio di Oki sia riconducibile a Restivo e che Benguit sia innocente – ha ribadito ieri Gildo Claps, fratello di Elisa —. L’avevo già detto quando sono venuto a conoscenza della brutta fine di Heather. Perplessità che si sono rafforzate nel corso degli anni, anche perché nel frattempo i testimoni hanno ritrattato».
A incastrare Benguit furono in particolare le parole di una ragazza eroinomane che disse inizialmente di aver assistito all’aggressione per poi cambiare versione.
Claps fa notare la sinistra ricorrenza del numero 12 nei tre delitti. «Può sembrare una suggestione ma c’è una ritualità, il 12 venne uccisa Elisa, il 12 Heather e il 12 anche Oki».
Per l’avvocato di Restivo, Alfredo Bargi, si tratta di una casuale coincidenza: «Sciocchezze, non c’è alcun elemento che supporti questa ritualità. L’ultima volta che ho sentito il mio cliente, diversi mesi fa, era profondamente amareggiato e si dichiarava innocente e del tutto estraneo alla vicenda di Jong-Ok Shin». L’investigatore incaricato dalla famiglia Claps, Marco Gallo, punta il dito anche su un altro elemento comune: le ciocche di capelli. «Nelle mani di Heather Barnett ne hanno trovate due, una nella destra e una nella sinistra, una sua, l’altra non si sa. Anche ad Elisa hanno trovato una ciocca mentre alla ragazza inglese pare siano stati tagliati i capelli, cosa che non è più possibile verificare perché le indagini sono state chiuse frettolosamente e lei è stata cremata».
In un sorprendente interrogatorio a Winchester, dove era imputato per aver ucciso Heather, Restivo, che ha sempre respinto ogni accusa, ha riconosciuto questa sua ossessione per i capelli delle ragazze: «Mi piaceva toccarli e annusarli e non riuscivo a smettere. Iniziai quando avevo 15 anni per una scommessa fatta con gli amici, poi cominciò a piacermi, il mio problema era che non riuscivo a sentire i profumi per colpa di un disturbo al setto nasale». Ha ammesso di aver conosciuto sia Elisa sia Heather: «Ero attratto da Elisa, l’ho conosciuta nel luglio del 1993 attraverso suo fratello Luciano. Dopo poco mi sono dichiarato e lei mi ha rifiutato perché aveva una relazione con un ragazzo di Palermo. Ci rimasi male ma non l’ho uccisa».
Contro di lui c’è però una prova schiacciante: il golfino che Elisa Claps indossava la mattina in cui scomparve. Quando la ritrovarono, dell’indumento erano rimasti solo brandelli che però avevano qualche macchia di sangue. E da quel sangue i carabinieri del Ris estrassero un campione di Dna che corrispondeva al suo. E così, l’11 novembre del 2011, l’ormai ex studente Danilo Restivo venne condannato a Salerno a 30 anni di reclusione, confermati nel 2013 in Cassazione. Pena che sta scontando in Inghilterra dove nel frattempo la Crown Court gli ha inflitto l’ergastolo per l’assassinio Barnett.
Ora torna alla ribalta la morte della giovane Oki e c’è già chi ricorda gli altri casi di giovani donne uccise nei quali è spuntato il nome di Restivo. Come quello di Cristina Golinucci, la ragioniera di 21 anni scomparsa a Cesena nel settembre del 1992. «Ma qui stiamo andando un po’ oltre», ammette lo stesso Gallo.