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 2026  febbraio 23 Lunedì calendario

L’Europa chiede chiarezza sui dazi. Corsa ai rimborsi negli Stati Uniti

Dopo la sentenza della Corte Suprema, l’Unione europea si trova di nuovo travolta dal caos dei dazi e chiede chiarezza all’amministrazione Trump e il rispetto dell’accordo raggiunto in Scozia. Questo significa nessun dazio aggiuntivo rispetto al limite del 15% già concordato, come ha sottolineato ieri la Commissione europea in una nota. Con Trump che continua a minacciare nuove tariffe, il Parlamento europeo non sembra disposto a ratificare l’accordo. Oggi il relatore, Bernd Lange, proporrà il rinvio, per il quale la maggioranza nell’Eurocamera sembra garantita. A chiedere chiarezza sul futuro delle relazioni tra Stati Uniti ed Europa è anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, intervistata ieri dalla Cbs. «È un po’ come guidare. Bisogna conoscere le regole della strada prima di salire in macchina. Ed è lo stesso con il commercio e con gli investimenti. Bisogna sapere quali sono le regole ed evitare di dover tornare indietro e chiedere il rimborso delle tariffe. Perché questo non è lo scopo per cui le persone fanno affari. Vogliono fare affari, non vogliono intraprendere cause legali», ha dichiarato.
I ricorsi presentati da gennaio in poi, ben prima che la Corte Suprema si pronunciasse, sono circa 1.500. Tra i ricorrenti ci sarebbero la catena americana di grandi magazzini Costco, il produttore di cosmetici Revlon, il produttore giapponese di motociclette Kawasaki, il colosso italo-francese dell’occhialeria EssilorLuxottica e grandi nomi della moda come Dolce&Gabbana. Ma anche l’Illinois e un’altra decina di Stati a guida democratica. Si parla di oltre 130 miliardi di dollari di rimborsi, considerando le maggiori entrate incassate dall’amministrazione Trump grazie ai dazi. Ma secondo alcune stime in ballo ci sarebbero oltre 175 miliardi di dollari. I rimborsi «non dipendono dall’amministrazione, ma da un tribunale di grado inferiore», ha dichiarato ieri il segretario al Tesoro Scott Bessent, mettendo in chiaro che il governo non intende agevolare le procedure di rimborso e anzi farà di tutto per allungare i tempi.
Intanto i ceo e gli uffici legali di molte aziende americane hanno trascorso il fine settimana a cercare di capire se gli importatori hanno la possibilità di recuperare i miliardi di dollari di tariffe versati finora e se valga la pena combattere questa battaglia, che rischia di essere lunga, complessa e dall’esito incerto.