Corriere della Sera, 23 febbraio 2026
Gli acquerelli del golf, la fuga. Austin e quei «bravi ragazzi» che diventano lupi solitari
Per arrivare dalla nativa North Carolina a Palm Beach, Austin Tucker Martin deve aver guidato per almeno dieci ore e 1.106 chilometri a bordo di una Volkswagen Tiguan color argento del 2013. Sul poster allarmato messo sui social da un amico della madre, c’era scritto che l’ultimo contatto con il ventunenne di Cameron risaliva a sabato 21 febbraio alle 19 e 51. Forse un messaggio o una telefonata, mentre già era in viaggio direzione Mar-a-Lago. Un «chi l’ha visto» arrivato fuori tempo, quando il giovane era già stato ucciso, una quindicina di metri oltre il Cancello Nord di casa Trump.
La foto del poster con la scritta missing person mostra un ragazzo biondo con gli occhialini. Una faccia timida, imberbe, da bravo ragazzo, un ritratto che forse non solo per suggestione ricorda quello del ventenne Thomas Crooks, lo studente modello che il 13 luglio 2024 attentò alla vita di Donald Trump al comizio di Butler in Pennsylvania.
Due coetanei, entrambi morti per mano del Servizio Segreto prima di raccontare di persona che cosa li aveva spinti. A un anno e mezzo di distanza dagli otto colpi sparati da un tetto (un morto tra il pubblico e il candidato presidente ferito all’orecchio), resta in parte misteriosa la trasformazione di Thomas Crooks, passato nel giro di un paio d’anni da nerd che costruiva scacchiere per ipovedenti ad attentatore che stava per cambiare la storia del mondo.
Nei prossimi giorni l’identikit di Martin verrà passato al setaccio da investigatori e media. Le prime tracce lasciate sul profilo Instagram mostrano acquerelli e disegni in bianco e nero che ritraggono campi da golf del North Carolina, il suo Stato, comprese le 18 buche del famoso Pinehurst Resort. La maggior parte degli «schizzi» di quello che il New York Post ha chiamato «l’artista dei campi da golf» riguarda il club di Quail Ridge, una quarantina di chilometri da casa sua.
«Quanto era lontano Lee Harvey Oswald quando sparò a Kennedy?», chiedeva Crooks nelle sue ricerche su Internet nei giorni precedenti l’attentato. Per mesi l’Fbi ha scavato nella vita del biondino che aveva guidato per un’ora dall’abitazione dove viveva con i genitori fino al comizio. Si era iscritto al poligono di tiro (per la gioia del padre appassionato di pistole), aveva comprato materiale per la costruzione di ordigni. In confronto, Martin sembra più un dilettante alle prime armi, se è vero che gli inquirenti hanno trovato la confezione del fucile nell’auto, come se il giovane l’avesse comprato lungo la strada.
Qual era il suo scopo? Ha lasciato messaggi? Certo la sua distanza da Trump mentre guidava verso la Florida era notevole, visto che il presidente era rimasto alla Casa Bianca nel weekend. Più vicino all’obiettivo era arrivato Ryan Routh, condannato all’ergastolo venti giorni fa per aver attentato alla vita del tycoon nel settembre 2024, dal bordo del Trump International Golf Club di West Palm Beach. Un agente del Servizio Segreto aveva notato la canna di un fucile che spuntava dalle siepi oltre la rete e aveva sparato. Routh era stato fermato mentre tentava la fuga. Non aveva premuto il grilletto e Trump non era mai stato sotto tiro. Al processo, il 60enne contractor originario della North Carolina e residente alle Hawaii aveva sfidato Trump a una partita a golf citando Hitler e Putin. Dopo la sentenza, aveva cercato di ferirsi al collo con una penna.
Non un membro di un gruppo organizzato. Anche Austin Tucker Martin, come Thomas Crooks prima di lui, sembra appartenere alla categoria dei cosiddetti lupi solitari. Lupetti armati, che hanno portato all’altro mondo un po’ del loro mistero.