la Repubblica, 22 febbraio 2026
Orbán chiede aiuto a Salvini:“Comizio per il voto in Ungheria”
L’invito è arrivato. Firmato Viktor Orbán: Matteo Salvini è stato convocato dal premier ungherese, che tra un mese e mezzo si gioca la rielezione, per partecipare all’evento clou della sua campagna elettorale, un comizio in Ungheria con i big dei Patrioti, l’eurofamiglia a cui aderisce la Lega, il Rassemblement national di Marine Le Pen e ovviamente Fidesz, la formazione politica del magiaro. Il vicepremier lumbard ci sta pensando. Nella sua cerchia lo raccontano come «più che tentato». Insomma, vorrebbe proprio andarci. La data definitiva ancora non è stata ufficializzata, ma l’adunata, è stato detto informalmente allo staff del capo del Mit, è programmata per marzo.
Orbán è in balia dei sondaggi. È a caccia del suo quinto mandato alla guida del Paese, anche se stavolta i pronostici non sono a suo favore: il partito di centrodestra Tisza, guidato da Péter Magyar, ex sodale di Orbán che ora si è messo in proprio, è in testa con il 46,5%, mentre Fidesz insegue al 41,7% (dati di ieri), in calo dell’11% rispetto alle elezioni del 2022. Per risalire la china, Orbán sta calando la carta degli endorsement internazionali. Cinque giorni fa, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, è volato a Budapest, per stringergli la mano e soprattutto per proclamare di tifare per «il suo successo» alle elezioni del 12 aprile. Sia Salvini che Giorgia Meloni a metà gennaio hanno spedito un filmato pro Orbán, segmenti di una video-carrellata in cui sono comparsi in compagnia della leader dell’ultradestra tedesca, Alice Weidel, e del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ricercato dalla Corte penale internazionale per i crimini a Gaza. Tutti insieme sui social di Orbán.
Per la volata finale, il controverso premier ungherese, che da ultimo intende bloccare il maxi-prestito Ue di 90 miliardi all’Ucraina, vuole gli euro-amici in piazza. Difficile che il capo leghista possa declinare, anche solo per ricambiare il favore: un anno e mezzo fa Orbán, che ancora aveva il vento in poppa, era stato l’ospite a sorpresa di Pontida, subito dopo una tornata difficile per il Carroccio come le Europee del ‘24. L’invito può servire a Salvini anche per un rilancio, in chiave interna. Il segretario della Lega, dopo il «tradimento» di Roberto Vannacci, non ha intenzione di scoprirsi a destra. Il generale martedì annuncerà l’ingresso del suo partito nuovo di zecca, Futuro nazionale, nella compagine europea dell’Afd. E proprio giovedì scorso, il giorno in cui venivano comunicate le nozze tra le truppe dell’ex parà e l’ultradestra teutonica, Salvini ha telefonato a Weidel. Chiacchierata «di cortesia», per discettare di Europa. Ma anche per far passare un messaggio: con questo pezzo di euro-destra, il vicepremier non vuole rinunciare a rapportarsi. E in Italia non vuole cedere la fetta di elettorato a Vannacci.
In realtà nella Lega si studiano diverse strategie. Con il placet del segretario, si sta strutturando l’anima liberal, che fa capo ad Armando Siri, e che punta a tutt’altri mondi, come si è visto a Roccaraso, con l’evento a cui ha preso parte Francesca Pascale. Una Lega che parla più di diritti ed economia, concretezza. Ma non significa che l’ala nazional-sovranista finisca in soffitta. Anzi. Convenienze elettorali in Italia e abbracci all’estero. Valeva per Bibi Netanyahu, vale per Orbán. Per Salvini «gli amici si vedono nel momento più difficile».