la Repubblica, 22 febbraio 2026
A Lione saluti romani nell’ex città partigiana: “La sinistra uccide”
«Provo rabbia e dolore. Quentin Deranque aveva solo 23 anni e le bestie di Mélenchon l’hanno assassinato per aver difeso noi: delle donne». Il cappotto nero e un tulipano bianco in mano, Alice Cordier, classe 1997, fondatrice del collettivo femminista d’estrema destra Némésis, risponde alle domande dei giornalisti prima di schierarsi, insieme alle sue compagne, dietro allo striscione blu con su scritto: “Giustizia per Quentin”. Quello che ha aperto la marcia organizzata in onore del militante di estrema destra morto lo scorso 14 febbraio. Lo studente di matematica picchiato a morte a margine di uno scontro fra sostenitori di fazioni politiche opposte, proprio al termine di un presidio delle “femministe identitarie” – xenofobe e anti-islamiche – organizzato davanti all’edificio universitario dov’era prevista una conferenza di Rima Hassan: eurodeputata di France Insoumise di origini palestinesi. «Oggi c’è tanta polizia e abbiamo un servizio d’ordine efficiente, non succederà nulla. Ma ho paura per le prossime ore. Gli antifa agiscono così: attaccano alle spalle».
In realtà Marie Allenou, reporter di Rue89, sito d’informazione creato nel 2007 da ex giornalisti di Libération, esperta locale di estrema destra, racconta un’altra storia: «Ci si aspettava da tempo il morto, ma sull’altro versante politico. Lione, un tempo capitale della Resistenza, da almeno un quarto di secolo è infatti diventata capitale dei “fachos”, i fascisti. Attacchi e aggressioni vanno avanti da anni. Quel che è successo ora è parte di una lunga storia, segnata da attivismo militante, scontri ricorrenti e risposte inadeguate da parte delle autorità. Ma è ovviamente un omicidio brutale, anche la sinistra si è radicalizzata».
Di sicuro la marcia è stata organizzata da figure molto note della destra locale. Aliette Espieux, ex portavoce della Marcia per la Vita e fondatrice di Generation Pro-Life, un movimento fondamentalista cattolico antiabortista, ora mobilitato contro la legge sulle cure di fine vita. Moglie di Eliot Bertin, ex leader di Lyon Populaire, sotto processo per violenze. L’altro è Vincent Claudin, un passato nei gruppi neofascisti, miglior amico di Quentin e oggi assistente di Lisette Pollet, deputata del Rassemblement National. Non sorprende, dunque, che al loro appello abbia risposto l’intero arcipelago dell’estrema destra: dal movimento nazionalista monarchico Action Française, al gruppo nazionalista Allobroges Bourgoin (cui apparteneva Deranque). E si sono visti sfilare Yvan Benedetti, ex presidente del gruppo pétainista L’Œuvre Française, sciolto nel 2013 e condannato per negazionismo dell’Olocausto. E pure Marc De Cacqueray-Valmenier, ex leader di Zouaves Paris, picchiatore condannato per l’aggressione ad alcuni militanti di Sos Racisme nel 2021. Con Etienne Blanc, senatore del partito conservatore Les Republicains, unico politico istituzionale presente: «A titolo personale, non mi considero così codardo da restare a casa», ha detto. Stilettata a Jordan Bardella, il leader di RN, che ai suoi ha imposto di non partecipare, temendo nuovi disordini.
In effetti, come chiesto pure dai familiari del giovane ucciso – assenti alla marcia – ieri nessun simbolo politico è stato ostentato dalle 3.200 persone (dati della prefettura) che hanno sfilato fra decine di agenti in assetto di guerra: compresi quelli della Crs83, l’unità specializzata in violenze urbane. Ma le simpatie neofasciste sono emerse ugualmente: da tatuaggi e t-shirt, tagli di capelli e croci celtiche.
Alice Cordier e le sue “camarades” erano fra le poche donne presenti. Il corteo composto principalmente da uomini vestiti di nero, molti col volto coperto da mascherine chirurgiche o passamontagna. La testa più composta, impegnata a chiedere “giustizia”. Mentre la coda, raggruppata dietro lo striscione con scritto “L’estrema sinistra uccide”– e fra le cui fila spiccava pure un tricolore italiano con scritto “Nationalist Lives Matter” – era più nervosa. Impegnata in insulti razzisti e omofobi e saluti romani. Comportamenti che su indicazione del ministro dell’Interno saranno segnalati alla procura dalla prefetta Fabienne Buccio.
Dopo l’ultimo omaggio reso al militante sul luogo dell’omicidio – una corona di fiori e l’accensione di torce – la polizia ha ordinato alla folla di dissolversi. Una persona è stata trovata in possesso di un coltello e un martello ed è stata arrestata. I funerali si terranno martedì in forma privata: ma oggi per Deranque sarà celebrata una messa in latino nella chiesa tradizionalista di Saint-Georges da lui frequentata.