la Repubblica, 21 febbraio 2026
Intervista a Ema Stokholma
Ha vissuto tante vite Morwenn Moguerou. Per tutti, da quasi vent’anni, è Ema Stokholma, nome d’arte con cui si è imposta alla radio e in tv. Nel libro autobiografico Per il mio bene ha raccontato la sua storia, le violenze subite dalla madre, la fuga e ha vinto il premio Bancarella. Stangona gentile, empatica, 42 anni, da stasera torna a Sanremo; conduce su Rai 1 insieme a Carolina Rey e Manola Moslehi il PrimaFestival – di cui era stata protagonista nel 2020 con Gigi e Ross. Era già stata all’Ariston con Carlo Verdone per Vita da Carlo 3. «Cosa posso dire? Bellissimo».
Che rappresenta per lei Sanremo?
«La parte più divertente e importante del lavoro, è tutta diretta e improvvisazione. Il festival non lo conoscevo proprio. Vorrei poter dire che ero snob, ma non sapevo cosa fosse. L’ho scoperto nel 2016, grazie a Andrea Delogu».
Quindi è stata la prima persona a cui ha detto del “PrimaFestival”?
«È la prima persona a cui dico tutto, non avendo una famiglia. Avevo già fatto il PrimaFestival con Amadeus – ancora prima di Andrea – ma le chiedo sempre consigli. A volte non mi sento all’altezza di un’amicizia così importante e profonda».
Come la definirebbe?
«La fortuna che ti cambia la vita. Mi ha aperto le porte. Non sono stata fortunata in altre situazioni, Andrea ha cambiato la mia vita. Mi ha dato tante possibilità quando, forse, neanche io mi sarei data un’opportunità».
Non sarà troppo severa?
«No».
Amadeus e Conti sono simili?
«Sono persone molto generose, mi hanno dato molto spazio entrambi. Voglio bene a tutti e due, sembra una ruffianata, lo so, ma non lo è. Sono gentili e gli sono grata».
Che ha pensato del caso Pucci?
«Non ho capito bene la dinamica, ma non credo che qualcuno gli abbia chiesto di ritirarsi. I social sono spietati, io sono per la libertà di parola e di satira su tutto. Poi è anche giusto che qualcuno dica: non ci sto, rinuncio».
Dopo la vita randagia si è imborghesita?
«Invecchiando mi rendo conto che ho bisogno dei miei tempi, di viaggiare comoda, mangiare bene. Se rivedo Pechino express, andavo alla grande. Sotto questo punto di vista, mi sono imborghesita».
Conta l’età, i 42 anni?
«Non vedo l’ora di averne cinquanta. Ragazze come Ornella Vanoni, Patty Pravo, Elodie, libere veramente, ci hanno permesso di essere libere e di avere una voce».
Pittura, radio, tv: sembra che faccia tutto con leggerezza.
«Ho fatto le pulizie, lavorato nei bar, facevo la dj: ero sempre l’ultima a essere pagata. Non mi ascoltava nessuno. Quindi faccio tutto con gioia e leggerezza, mai con la pesantezza. Ho avuto una vita complicata e sono stata fortunata, ho incontrato amici come Andrea, Gino Castaldo, Luca Barbarossa: faccio Radio2 social club la mattina, il programma più bello».
È diventata simbolo della resilienza.
«Tutto, in confronto a quello che ho vissuto, è niente. So cosa voglia dire sentirsi sole: ho dovuto affrontare il dolore fisico e psicologico. Ma non posso paragonarmi a chi perde le persone che ama. Sono stata vicina a Andrea nel momento più duro della sua vita e mi sono sentita impotente e inadeguata».
Lei ha condiviso il dolore?
«Quello che mi è capitato a 15 anni fa parte di me. Ma si deve guardare avanti. Supero tutto. Posso dire che in pre-ciclo se sono depressa e mi sento così così, prendo un Brufen. Poi mi dico: che fortuna ho avuto».
È servito scrivere il libro?
«Non l’ho usato come terapia, non volevo vomitare la mia storia. Faccio analisi. Volevo che fosse cronaca: quello che è successo a me, succede anche a altre persone. Le famiglie sono strane. Il premio Bancarella è stato inaspettato, non credevo in niente. Sono felice che la gente abbia capito l’intento: non piangermi addosso».
La sua famiglia sono gli amici?
«Abbiamo una chat con 35 persone, e ci confrontiamo sempre, ci raccontiamo tutto quello che succede. Spero di essere all’altezza dell’amicizia, perché la vita ti mette di fronte a cose terribili».
È accogliente o è anche snob?
«Capita di fare la snob nelle giornate in cui odi il mondo. Negli altri giorni vorrei abbracciare tutti, perché abbiamo vuoti enormi».
Che posto ha l’amore?
«Nessuno. L’amore mi incasina, preferisco guardarmi una puntata di Uomini e donne. Non sono fatta per quella cosa, non ho avuto l’esempio giusto e non so gestirla».
Ma sarà corteggiatissima.
«Non credo, c’è il vuoto cosmico».
Intimorisce i pretendenti, come li definivano le nonne?
«Non credo a questa cosa, per me vale il titolo del film La verità è che non gli piaci abbastanza. Se mi piace uno, pure se è Eminen, e mi intimorisce, se mi piace tantissimo ci provo. È la mia filosofia. Piaccio alle persone che mi conoscono davvero, non sono portata per il flirt o la seduzione. Sono zero seduttiva, non ce l’ho sta roba».
Ha mai pensato alla maternità?
«Mai, neanche un giorno della mia vita. Ho pensato a lungo di essere un uomo, le femmine giocavano a fare la mamma. Io ero avventurosa, mi buttavo per terra con i maschi e mi sporcavo. Mai sfiorata dal pensiero: avrò figli. Amo i bambini, da zia».
È felice in questo momento?
«Molto. Se mi guardo intorno ho la vita che volevo. Anzi, molto di più di quello che avrei desiderato».