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 2026  febbraio 22 Domenica calendario

Presunte violenze sessuali, ricatti e guerre di potere: il terremoto che agita il cricket italiano

Presunte violenze sessuali, ricatti professionali, gestione personalistica della Federazione, guerre di potere ai vertici del cricket italiano. C’è tutto questo e molto altro ancora da far emergere nell’inchiesta della procura di Roma sull’ex allenatore della nazionale femminile, il cingalese Prabath Ekneligoda, 57 anni e un ruolo che sembra andare al di là di quello scritto sulla carta. Ekneligoda è il compagno della presidente federale, Maria Lorena Haz Paz, ecuadoriana, che in attesa degli sviluppi penali della vicenda è stata sfiduciata dal Consiglio.
Tutto nasce, come rivelato dal Messaggero, dalla denuncia di una atleta azzurra, anche lei cingalese, che lo scorso marzo ha raccontato in questura le «attenzioni» improprie subite da Ekneligoda tre anni prima. Un infortunio durante un allenamento in solitaria, l’allenatore che si offre di massaggiarle la caviglia, poi risale al polpaccio e ai glutei: «Ho provato disagio, stava per raggiungere le mie parti intime e l’ho invitato subito a fermarsi». Per qualche giorno la ragazza non si allena, poi decide di tornare senza dire nulla (è ancora tesserata dal club dove allena l’uomo).

E qui nasce la seconda parte della storia. Se l’inchiesta penale del pm Antonio Verdi, chiusa a novembre e in attesa della decisione sulla eventuale richiesta di un processo che in base alla riforma Cartabia potrebbe mancare della «ragionevole previsione di condanna» per l’assenza di riscontri certi, su un piano più ampio sta già producendo effetti. La denunciante spiega che ha scelto di restare lì perché «volevo giocare nella nazionale e avevo paura che lui mi cacciasse». E a sostegno di questa affermazione cita altri due presunti casi di giocatrici molestate e poi allontanate dalla squadra, direttamente dalla presidente Haz Paz, quando hanno protestato. Un’altra giocatrice, minorenne, sarebbe stata molestata allo stesso modo durante un massaggio. Nessuna di loro ha sporto denuncia.
Interrogato il 24 dicembre, Ekneligoda – assistito dall’avvocato Sergio Usai – ha negato ogni accusa e ricondotto tutto a un tentativo dell’ex presidente Fabio Marabini di colpire indirettamente la sua compagna per tornare alla guida della Federazione. Oltre a raccontare una versione diversa di quel massaggio, l’indagato porta la testimonianza del custode, unico presente oltre a lui e alla presunta vittima, che niente ha visto o notato. 
Una versione in parte scontata, secondo la denunciante, che allude al potere di ricatto che avrebbe Ekneligoda anche perché alcune atlete, o loro familiari, lavorerebbero nelle sue imprese di pulizia. Anche l’ex presidente è stato ascoltato, riferendo di «voci insistenti» su questi comportamenti dell’allenatore. Voci a lui riportate da un designatore arbitrale che, pur confermandole («dicevano che la squadra femminile era il suo harem») non ha saputo argomentarle. Appresa la notizia, Marabini ha negato di aver avuto un ruolo nella denuncia e valuta azioni legali.
Ekneligoda e Haz Paz sono tornati ieri dall’India, dove la nazionale maschile ha disputato i primi Mondiali della sua storia. La federazione precisa che nel 2025 la presidente «ha disposto la sospensione cautelativa del soggetto coinvolto da ogni attività e incarico federale, in attesa di fare piena chiarezza». In seguito alle dimissioni di sei consiglieri, però, dopo un anno il mandato di Haz Paz è già al capolinea: nei prossimi giorni arriverà il commissariamento.
Intanto alcune giocatrici azzurre hanno manifestato la loro vicinanza a Ekneligoda: «È stato un grande coach per noi» dice la capitana Emilia Bartram. «Qualcuno vuole distruggere ciò che di buono abbiamo fatto per ragioni personali».