corriere.it, 22 febbraio 2026
Furti sui cadaveri a Milano, sette operai comunali a processo: «Dici ai parenti di andare in sala. Apri i cassetti e porti via soldi e oro»
I soldi che cadono dal materasso, sotto il cadavere: «Spostando la salma sono spuntati 3.300 euro, in tre colleghi hanno fatto 1.100 euro a testa». Il sistema era consolidato tra i dipendenti dei servizi cimiteriali del Comune, e guai a parlare. Meglio farsi i fatti propri in un «clima di reticenza e omertà, che regna tra i dipendenti dell’obitorio civico», come riportano gli atti delle indagini condotte dalla polizia locale, e allegati al fascicolo del processo che vede sette uomini tra i 31 e i 60 anni, raggiunti da richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Antonio Cristillo e in attesa di udienza preliminare fissata martedì. Attualmente gli imputati risultano trasferiti ad altri uffici amministrativi, fatta eccezione per il più anziano del gruppo, ancora in servizio al Cimitero Maggiore e di un 52enne che invece ha dato le dimissioni.
Le accuse, concentrate soprattutto nell’anno appena concluso, riguardano vari episodi di furto, ricettazione e anche due contestazioni di favoreggiamento per aver cercato di sviare le indagini avvisando gli altri complici del fatto che i telefoni cellulari fossero sotto controllo, o che sui furgoni in uso all’obitorio fossero stati messi i dispositivi per le intercettazioni. Dagli atti emerge la difficoltà per gli investigatori di fare luce sull’abitudine di sottrarre catenine, ori, anelli durante il trasporto delle salme, beni che venivano rivenduti nei Compro Oro, ma anche i contanti dalle case dei defunti. Un gruppo che appare «coeso nel non collaborare con l’autorità».
Un silenzio «motivato dall’esigenza di proteggere i propri interessi, ma anche dalla paura di rappresaglie e esclusione dall’ambiente lavorativo». Qualcuno, però, collabora. Un operaio non coinvolto nelle accuse, interrogato la scorsa primavera come persona informata sui fatti, racconta il clima dell’Obitorio: «Siamo in 28 là dentro, ma non tutti onesti». Fa i nomi di tre colleghi: «Loro sono i peggiori, con chi si aggrega si spartiscono le cose. Sono brutte persone, abbiamo paura di ritorsioni. Una volta ho visto un ragazzo nuovo intascare un orologio in un appartamento, era stato notato e lo ha rimesso giù. I nuovi arrivati sono bravi ragazzi, la situazione è migliorata. Onesti direi che siamo meno della metà».
Una confessione arriva il 23 aprile 2025, davanti agli investigatori della Squadra Interventi, da parte di uno degli imputati, l’unico che si è dimesso. «Quando entri negli appartamenti, dici ai parenti di andare nell’altra stanza, perché la movimentazione della salma è brutta da vedere. Si aprono armadi e cassetti. In una casa a Rogoredo eravamo in tre, i due colleghi con me hanno aperto un portagioie e hanno preso due anelli; una volta, quando io non c’ero, sono tornati con il portafoglio gonfio di soldi, caduti togliendo la salma dal materasso. Anche se ci sono i carabinieri, spesso ci lasciano soli perché l’odore è devastante».
Nelle stanze dell’obitorio succedeva anche «quando arrivavano le salme da altri comuni a disposizione dell’autorità giudiziaria; se non c’erano scritti oggetti personali nei verbali, venivano spogliate di tutto; una volta a una arrivata da Peschiera ho tolto una collana che ho venduto a un Compro oro a Paullo dove non chiedevano il documento». Durante un servizio in obitorio «c’era la salma nel salone di osservazione, aveva la faccia fuori dal sacco, ho visto l’orecchino e l’ho staccato. L’ho rivenduto in viale Corsica, le dico anche la cifra: 37 euro».