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 2026  febbraio 21 Sabato calendario

Intervista a Irene Campostrini

«Potevo fare la figlia di papà, ma papà mi ha insegnato a soffrire». Lei è Irene Campostrini, volto noto per chi ama la bicicletta. Cura, infatti, la rubrica «Biciclissima» su Trentinotv, format longevo del quale fa parte dal 2021. Inoltre la Provincia l’ha scelta come volto della campagna legata alle bike line (le corsie ciclabili ricavate sulle strade per cercare una convivenza sicura tra ciclisti e automobilisti). Ma non è questa la notizia. La curiosità nasce dal suo percorso professionale che, attualmente, l’ha portata a Verona, dove lavora per una grande Banca in qualità di dirigente. Prima era a Milano e, prima ancora, ha avuto un trascorso come giocatrice di basket a Roma. Insomma dovrebbe avere come minimo 45 anni e, invece, ne ha solo 28. Dicevamo che è di buona famiglia, ma d’altronde risiede a Sabbionara d’Avio dove impera il detto «A Sabionera gh’è pù soldi che tera». Di Irene mi ha sempre meravigliato la determinazione e l’educazione (di educazione c’è grande bisogno di questi tempi). Formalizziamo l’incontro a casa dei suoi: una villa che guarda a metà verso il Trentino e a metà verso il Veneto. I cittadini di Avio, ultimo lembo del Trentino al confine con Verona, al mattino quando si alzano muovono la testa di 180 gradi e decidono: per questioni fiscali si dirigono a nord, per grossi affari e aperitivi meglio la città di Giulietta e Romeo. Insomma quando, all’apparire di Affi la pianura sembra avere digerito le montagne, non soffrono di grandi nostalgie e piccoli turbamenti come succede ai montanari doc. Davanti a casa c’è un prato dislocato su due livelli. Il giugno scorso ha ospitato il suo matrimonio con Michele. Una festa da 200 invitati. La culla dove è nata poteva essere una prigione dorata di ricca noia. Invece papà Valerio e mamma Rosy le hanno insegnato ad alzarsi alle 5.30 del mattino, anche se la sera prima si è fatto bisboccia, cosa che lei non disprezza. Ma si sa che la figlia è la cocca di papà e allora, negli anni scorsi, avrebbe potuto benissimo corromperlo con abbracci e sorrisi avviandosi così a una vita agiata. Niente di ciò. A dire il vero l’idea l’ha sfiorata verso i 20 anni, quando la vita sembra un’autostrada senza fine, con il mondo universitario che allo studio, a volte, unisce il limbo di quella che si crede un’eterna spensieratezza. Ma poi che succede? Arriva la botta della realtà e chi non è preparato si rompe la testa. A questo punto entra in scena papà Valerio, imprenditore nel settore zootecnico e alimentare che le regala una bicicletta… sa che le gambe sono garretti potenti… «la va la putela» questo è tutt’ora il suo commento. In sella, ma niente a che vedere con gare e agonismo se non con sé stessa e con la rivelazione: senza sacrificio non si ottiene nulla. Ci si accontenta.
Irene ce l’ha ancora la bici, regalo di papà?
«Certo! Ci ho macinato chilometri. Più con la testa che con le gambe».

Ovvero?
«Che lui mi ha fregata. Lo sapeva che una volta salita non sarei più scesa».
Quindi, grazie papà?
«Papà si è fatto dal nulla. Uno che si alza prestissimo e trova anche il tempo di fare sport. Ma è anche un genitore scafato e con me ha giocato sporco, ma giusto. Mi ha fatto soffrire per farmi capire che la vita va costruita».
Suo padre dice che usa la sua carta di credito!
«Vero, ma solo per rinnovargli il guardaroba, lui metterebbe jeans e maglietta tutto l’anno».
Lei invece ci tiene al dress code. Quanto costano i pantaloni che ha addosso?
«Di listino 500 euro, ma li ho pagati meno».
Quanto meno?
«Poco più della metà. Ma li ho pagati sborsando il contante dalla mia borsetta»
Lavora per una grande banca, ha un ruolo importante e penso che la paghino bene. O no?
«Calma. Non è che la mattina una grande azienda si alza e dice, oggi assumo Irene Campostrini. Hanno una vasta scelta di nomi e se non rispetti certi requisiti resti a casa».
E lei aveva i requisiti…
«Credo di sì. Ma forse hanno apprezzato più di tutto la mia tenacia. Le competenze le puoi migliorare, la forza di volontà o ce l’hai o non ce l’hai».
Cosa centra la bicicletta in tutto questo?
«Torniamo a parlare del mio babbo. Lui è un tipo roccioso, che non molla mai, non solo sul lavoro, ma anche in bici. E le prime uscite mi accompagnava e mi sfidava».
Succede anche in altre famiglie…
«Lo so, ma lui sa che sono orgogliosa e mi ammazzavo di fatica per reggere il suo passo. Mi ha portato sul San Valentino, sulla Peri Fosse e sul quel dannato Manghen. Me l’ha fatto fare dopo che, la sera prima, mi ero bevuta quasi tutto il Gange di gin tonic. Voi non fatelo mi raccomando (ride). Lui se la spassava mentre io boccheggiavo. Lo avrei strozzato (non è vero ama alla follia il suo babbo)».
E la mamma?
«Per la Rosy ha un trattamento speciale, a lei concede l’ebike. Ma è vero che mia madre la sua dose di fatica l’ha fatta e la fa tutti i giorni nell’azienda di famiglia. Mentre io, l’ho capito dopo, dovevo farmi la scorza. Insomma dovevo uscire dalla crisalide dei vent’anni».
Una storia comune, non crede?
«Può darsi. So solo che senza quelle maratone in bicicletta, su è giù dai quei maledetti tornanti, forse non ce l’avrei fatta a reggere la pressione di una grande città e di competitor che nel mio mondo, la finanza, hanno più pelo sullo stomaco di un orso in inverno».
Una lotta quotidiana, insomma.
«Vede anche per me, come per tutti e come in ogni lavoro, ci sono momenti duri. Quando molleresti tutto per un concorso e un posto tranquillo. In quel momento vedo mio padre che mi sfida dieci metri più avanti e allora metto giù la testa e sorrido. “Adesso papà ti vengo a prendere. Al diavolo le gambe che bruciano. Al diavolo le grane in ufficio. Io non cedo».
Significa essere un po’ Wonder Woman?
«Macché. Anch’io me la faccio sotto. Ma non lo faccio vedere. Le mie debolezze non devono diventare un’arma per gli altri».
Insomma si trova in una giungla…
«Qui tutti i giorni devi metterti l’elmo in testa e la baionetta tra i denti. Qui si ragiona su obiettivi che sono numeri con segno più, non date da mettere sul calendario per le vacanze o per fissare i ponti per andare al mare».
Non dica che non va in vacanza...
«Come no. Non sono mica d’acciaio. Ma se c’è da firmare un contratto o incontrare un grosso cliente le sposto, anche se ci rimetto la prenotazione o il biglietto».
Una critica a chi si accontenta e non morde la vita?
«No. Ma c’è un momento nella vita quando devi decidere se sei una locomotiva o un vagone. E io voglio pensare di essere una locomotiva. Poi, magari non lo sono, ma intanto lasciatemi provare».
La bicicletta è diventata anche una bella esperienza con la tv in un programma che viene diffuso non solo in Trentino. Cosa ti ha dato e cosa ti dà?
«Un’esperienza che consiglio a tutti. Nata per caso durante una pedalata sulla Sega di Ala prima della tappa del Giro d’Italia del 2021. Graziano Angeli ha visto che tenevo il gruppo (a dire la verità lo staccava a ogni curva) e sono entrata nel team».
Cosa ha imparato?
«Soprattutto a relazionarmi con le persone. In tempo zero devi entrare in sintonia con gente che conosci sul momento, devi creare empatia. Devi preparati su storia e geografia del territorio che attraversi. Lavori in una squadra che ti dice solo “buona la prima”. Non ci sono i tempi dei grandi network. Ma questo è un valore. Improvvisi e tiri fuori il meglio di te. L’adrenalina fa miracoli. E questo mi serve anche sul lavoro. Anzi è diventato strategico».
Insomma pagherebbe lei per andare in Tv a fare formazione?
«Secondo lei una che lavora in finanza è un’allocca? Non è una passeggiata. È un impegno e gli impegni professionali devono essere pagati. La volontaria la faccio ad Avio, quando il mercoledì ci troviamo a fare i canederli per le feste del paese con le altre donne di Avio e Sabbionara».
Che c’entrano i canederli?
C’entrano. Perchè anche se lavoro in una grande città, a fianco di persone che ti potrebbero mangiare in un secondo, resto sempre io. Quella ragazzina che in bicicletta rincorre il suo papà lungo la salita di San Valentino».