Corriere della Sera, 22 febbraio 2026
Intervista a Martina Stella
Sul palco, interpreta una diva incapace di rendersi conto che il suo tempo è ormai finito. Nella vita, invece, Martina Stella è un’attrice che ha saputo congelare la freschezza dei suoi inizi. Una ragazza di 41 anni, lontana dai divismi, che si sente fortunata nel portare avanti un mestiere che molto presto sognava e poco dopo ha iniziato a fare davvero.
È protagonista di Cantando sotto la pioggia, dal 25 in scena al Nazionale di Milano e poi in tour in tutta Italia. Che rapporto ha con il musical?
«Lo adoro, da sempre. Ma da spettatrice. Come attrice un po’ ci sono capitata, non è esattamente il mio: non sono una performer, una cantante e neanche una ballerina. Pietro Garinei mi aveva voluto in Aggiungi un posto a tavola: era il mio primo musical, al Sistina. Avevo 17 anni. Non mi rendevo nemmeno conto di cosa significasse stare accanto a quei grandissimi in un’età in cui sei in completa formazione, umana e artistica».
Come erano quei giorni?
«Andavo a fare le lezioni di canto a casa di Armando Trovajoli. E al Sistina ho fatto i miei diciotto anni, festeggiati in scena, recitando».
In «Cantando sotto la pioggia» è Lina Lamont, ex diva che non si arrende all’idea di aver fatto il suo tempo.
«Adoravo il film e per me interpretare questo personaggio è stato un regalo ma anche una sfida, visto che è un ruolo comico dall’inizio alla fine. Lei è una donna a livello emotivo completamente sgrammaticata, così come la sua voce. Affronta cose molto dolorose, ma lo fa con il sorriso».
Lei, nella sua vita, ci è sempre riuscita?
«Cerco di affrontare tutto con ironia. Io, a differenza del mio personaggio, sono sempre rimasta molto insicura, piena di voglia di mettermi in discussione. Forse anche troppo. Aver iniziato così giovane mi ha dato momenti di grande insicurezza».
La sua carriera, esplosa in modo prepotente e precoce, non è stata quindi un bene?
«Sono cresciuta facendo questo lavoro, quindi sul campo, e se da una parte ho avuto a che fare con grandissimi maestri che mi hanno insegnato tanto, dall’altra ero acerba non solo dal punto di vista professionale, ma anche di esperienza di vita».
Si mai chiesta perché Gabriele Muccino abbia scelto lei per «L’ultimo bacio»?
«Semplicemente aveva in mente una ragazza simile a me. Dal mio lato, la mia fortuna è essermi resa conto da giovanissima di quello che volevo fare nella vita. Ho concentrato le mie energie e questo mi ha dato un vantaggio. Avevo un’esigenza e il mio spirito romantico mi fa credere che sia capitata per questo a fare quel provino. Muccino mi ha valorizzata».
Siete rimasti amici?
«Non ho molti amici nello spettacolo, vivo una vita diversa, specie da quando sono mamma. Credo di essere rimasta in buoni rapporti con tutti quelli con cui ho lavorato, ma non ho delle amicizie».
C’è qualcun altro che considera un suo maestro?
«Salvatores, un incontro per me fondamentale. Mi ha offerto un ruolo completamente diverso, molto più ombroso. E cito ancora Garinei, che mi ha offerto il grande musical, affiancandomi a Chiara Noschese, la regina».
In questi anni ha mai pensato di cambiare strada? Lasciare lo spettacolo?
«È un classico: ho 41 anni, ho iniziato a 15. Ho pensato di mollare tantissime volte. I momenti di sconforto sono stati molti. Ma sono sempre stata combattiva, quindi se mi addormentavo con quel pensiero, la mattina ripartivo».
Il suo aspetto è stato un vantaggio?
«Mi ha aiutato e quando ero giovante ci ho anche giocato, proponendo un’immagine sexy. Ho sempre avuto un rapporto sereno con il mio corpo. Crescendo ho coltivato altre cose».
E come va oggi l’insicurezza? Riesce a dirsi: sono brava?
«La paura di sbagliare e di non essere all’altezza, c’è sempre. Ma negli anni ho acquisito una mia sicurezza e, comunque vada, faccio sempre il tifo per me. Oggi vivo tutto con molta serenità».
Sente che il cinema le ha restituito abbastanza?
«Nasco in teatro, quindi mi sento a casa quando sono in camerino, sul palco... e non l’ho fatto per anni, per non lasciare i miei figli. Ora mi è stata data questa possibilità e ho deciso di farmi un regalo».
E il cinema?
«Sono molto soddisfatta. Sta per uscire un mio film di un caro regista, con cui ho lavorato tanto, Enrico Vanzina».
Altri progetti per il futuro?
«Sto lavorando a un vodcast che nasce da una mia idea. Uscirà a fine marzo su tutte le piattaforme e si chiamerà “Casi umani”. Mi ritengo un’esperta, pur pensando che sono io stessa un caso umano. Di certo in questo vodcast ci sarà molto di personale».