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 2026  febbraio 22 Domenica calendario

«Voleva il pizzo da Zack, 5 dosi e 200 euro al giorno». Il doppio volto dell’agente che vantava decine di arresti

Carmelo Cinturrino. E «Luca». Il poliziotto macina arresti («Lì a Rogoredo ne ho fatti circa 40 l’anno scorso, quattro quest’anno»). E lo «sbirro» protettore di pusher italiani, che avrebbe preteso invece il pizzo dagli spacciatori nordafricani. L’assistente capo di un commissariato difficile, in prima linea, premiato nel 2017. E il vorace taglieggiatore che «metteva in fila» i tossici per spillare da loro anche le monetine (c’è chi racconta di aver dovuto consegnare anche «nove euro in moneta»), e che – dalle indagini difensive dei legali della famiglia Mansouri, su cui gli investigatori avrebbero trovato primi riscontri – arrotondava lo stipendio con «mazzette» in banconote e coca che avrebbe incassato periodicamente da chi la droga la fa girare in zona. Compreso «Zack», la vittima dello sparo. «Luca» – come Cinturrino è conosciuto nel quartiere Corvetto – avrebbe «tassato» anche il 28enne Mansouri: 200 euro in contanti, e cinque grammi di coca al giorno. Fino a qualche tempo fa. Prima di quel 26 gennaio, infatti, Abderrahim avrebbe confidato a una cerchia di persone che a un certo punto avrebbe respinto le richieste del poliziotto, indagato per omicidio volontario, e da quel momento avrebbe iniziato ad avere paura.
Dopo lo sparo che ha abbattuto un Mansouri – famiglia che gestisce l’enorme piazza di spaccio di Rogoredo, e che affolla con i suoi «cavallini» anche il vicino e altrettanto complicato quartiere popolare del Corvetto – è difficile districarsi tra i mille pettegolezzi che circolano su Cinturrino. E separare la verità dalle menzogne. Il chiacchiericcio sul suo conto pare sia stato sempre assai florido. E non solo dopo lo sparo nel «bosco». Alcune voci sono state raccolte dagli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza, legali dei Mansouri. Un nome «pesante» quello della famiglia marocchina. Al Corvetto, in strada, come a Rogoredo, dove difende e rifornisce i baracchini tra la boscaglia. Sono testimonianze che riferiscono di presunte operazioni «disinvolte» di Cinturrino. Di arresti «selettivi». E di richieste del «pizzo». Pochi spicci, ai clienti. Molto di più a chi quel business lo fa girare.
Il lavoro degli investigatori della squadra mobile – che nei prossimi giorni ascolteranno alcuni dei testi presentati, vagliandone l’attendibilità – avrebbe fornito qualche primo riscontro. E poi c’è quell’informativa arrivata in Procura a fine gennaio che concorda con i racconti che rimbalzano nel quartiere. È stata raccolta un paio di mesi fa da un tossicodipendente che – come spesso accade in questi casi – si presta a vendere in strada per ripagarsi la dose quotidiana.
Il cliente fattosi pusher aveva riferito del «lavoro sporco» di quel poliziotto, «Luca». Che avrebbe «protetto», o comunque «tollerato» una famiglia di spacciatori italiani con base nel palazzo in cui la compagna fa da custode, sempre al Corvetto. Traffici che Cinturrino, che da là faceva avanti e indietro, non poteva non notare. Perché cocaina, eroina e crack sarebbero stati trafficati alla luce del sole, proprio di fronte alla portineria della donna. Per gli altri che volevano «lavorare» in zona, invece, ci sarebbe stato da allungare qualcosa, per poter stare tranquilli. La confidenza sarebbe stata ritenuta attendibile e dettagliata. Con nomi, foto e numeri di telefono.