Corriere della Sera, 22 febbraio 2026
La Sagrada Familia ha toccato il cielo
Quasi ogni città ha un monumento che ne costituisce il simbolo e del quale si può stilizzare la sagoma per poi stampigliarla sulle magliette e sulle tazze in vendita nei negozi di souvenir, utilizzarla come logo dell’ufficio del turismo o ricavarne dei magneti da frigo. Ma il monumento-simbolo di Barcellona, che è una delle città più stropicciate dall’overturismo, aveva una sua unicità: quella di essere per dirla in milanese – in modo pertinente, peraltro, trattandosi di un edificio religioso – una fabrica del Domm, ovvero un cantiere di cui non si vede mai la fine.
Ora, però, la Sagrada Familia immaginata da Antoni Gaudí – che intervenne nel cantiere nel 1883, un anno dopo la posa della prima pietra, per stravolgerne il progetto e lavorare alla costruzione dell’edificio nei successivi 43 anni – è ormai (quasi) completa, quantomeno per quel che riguarda la sua estensione in verticale. Con la posa della parte sommitale della croce in ceramica bianca e vetro (17 metri di altezza per 13,5 di larghezza e circa 12 tonnellate di peso) che sormonta la più svettante delle 18 torri volute da Gaudí, quella dedicata a Gesù Cristo, l’edificio ha infatti raggiunto la sua altezza definitiva, quei 172,5 metri che rendono il Temple Expiatori de la Sagrada Família (questo il suo nome completo) la chiesa più alta del mondo, davanti al Duomo di Ulm, che di metri ne misura 161,5.
Anche se l’interno della croce sarà completo e visitabile solo fra qualche anno, la Torre di Gesù Cristo sarà inaugurata e benedetta il prossimo 10 giugno, a 100 anni esatti dalla scomparsa del cattolicissimo Gaudí, che morì travolto da un tram. E, anche se il Vaticano non l’ha ancora confermato, sarà forse presente alla cerimonia anche papa Leone XIV, che ha in agenda un grande incontro con i fedeli, proprio il giorno prima, all’Estadi Olimpic di Barcellona.
Sui social della Sagrada Familia la posa della croce è stata salutata con una frase in catalano: «Una creu que arriba al cel de Barcelona» (Una croce che raggiunge il cielo di Barcellona). Ma, più in basso, c’è ancora un bel po’ da fare. Sotto la guida di Jordi Faulí i Oller, l’architetto che dirige i lavori, vanno ancora ultimate la Facciata della Gloria con le sue 4 torri e altre parti più accessorie all’interno e all’esterno della chiesa. Resta ancora aperta anche una questione assai controversa: la costruzione di una scalinata di ingresso che non solo invaderebbe la strada antistante, il Carrer de Mallorca, ma prevederebbe anche l’espropriazione e l’abbattimento di alcuni edifici residenziali. In un’ipotesi iniziale, l’operazione avrebbe comportato il trasloco forzato di circa 1.000 persone ma, secondo un nuovo progetto, ne potrebbe coinvolgere «solo» 200.
La collocazione della croce in cima alla Torre di Gesù Cristo costituisce un passaggio fondamentale nella storia della Sagrada Familia. Ma per realizzare i progetti disegnati da Gaudí nel suo infebbrato slancio visionario bisogna escogitare ogni volta delle tecniche edilizie acrobatiche e costosissime e i lavori sono finanziati perlopiù attraverso donazioni di privati e con la vendita dei biglietti di ingresso. E quindi il fascino del «non finito» che ha già accompagnato per 144 anni il capolavoro del modernismo catalano continuerà a circonfondere ancora per un bel po’ la Sagrada Familia, contribuendo alla sua leggenda di cantiere interminabile.