Corriere della Sera, 22 febbraio 2026
Bandiera e inno russi. Cresce il boicottaggio
«Noi non ci saremo»: anche Polonia, Estonia, Lituania e Repubblica Ceca seguono l’Ucraina nel boicottaggio della cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici di Milano Cortina che si terrà il 6 marzo, dopo la decisione del Comitato paralimpico internazionale (Cpi) di permettere ai 10 atleti russi e bielorussi di gareggiare utilizzando i simboli nazionali, messi al bando dopo l’invasione del 2022. Il maltese Glen Micallef, commissario Ue allo Sport, non sarà presente: «Decisione simbolica, non una chiamata al boicottaggio dei Giochi» ha fatto sapere ieri la portavoce della Commissione a Bruxelles.
Gli stessi atleti ucraini parteciperanno alle competizioni, ma diserteranno l’apertura in segno di protesta per la scelta del Cpi, che viene contestata anche dall’Italia: in una nota il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il collega dello Sport Andrea Abodi hanno espresso «l’assoluta contrarietà del governo rispetto alla decisione di far partecipare» i sei atleti di Mosca e i quattro di Minsk «con l’esibizione degli emblemi nazionali, inno compreso».
Venerdì a Milano era stata cancellata la prevista conferenza stampa del presidente del Cpi Andrew Parsons, che ha comunque ribadito a inizio settimana la posizione del Comitato: «La decisione di cancellare la sospensione è stata presa a maggioranza dall’Assemblea Generale dell’organizzazione in una riunione con 180 dei 211 membri lo scorso settembre». I Comitati delle singole discipline sportive avevano mantenuto il boicottaggio dell’inno e della bandiera, ma i due Paesi contestati hanno vinto l’appello alla Corte di Arbitrato dello Sport. Da Mosca il portavoce di Putin plaude: «Lo sport resti fuori dalla politica». Ma la guerra contro il popolo ucraino cosa c’entra con la politica?