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 2026  febbraio 22 Domenica calendario

Referendum, tensione sul duello tv. Il governo: noi avanti anche con il No

L’ultimo battibecco a distanza tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il rappresentante del comitato per il No di Anm, Enrico Grosso, è sul faccia a faccia. «Rifiutate il confronto perché non avete argomenti», l’attacco del Guardasigilli. «Abbiamo già concordato un confronto televisivo, su Sky Tg24, per martedì 17 marzo», gli replica a stretto giro il presidente del comitato Giusto dire No. Inevitabilmente sul web la contrapposizione aspra accende gli animi: il video nel quale la leghista Simonetta Matone definisce «folli» e causa di una rimonta del No, le dichiarazioni di Nordio sui «meccanismi paramafiosi» nel Csm, è virale.
Abbassare i toni, stare al merito, quindi, è il mantra. E ieri lo stesso Nordio ha ribadito: «Temo la politicizzazione di una parte della magistratura inasprisca gli animi. Critiche violente, interferenze in disegni politici... Così si ricrea quell’atmosfera un po’ accesa che giustamente il presidente della Repubblica ha detto di evitare». Tuttavia sempre il Guardasigilli, poche ore prima, era tornato ad attaccare le toghe: «I magistrati sono tutti sicuramente preparati. Qualcuno anche troppo preparato e il confine tra genio e matto, si sa, è sfumato. Ma non tutti hanno quella che dovrebbero essere caratteristiche principali del magistrato: umiltà e buonsenso».
Mentre le iniziative e gli appelli al voto si moltiplicano da entrambi i fronti, dal governo sono costantemente accompagnati da una rassicurazione: qualsiasi sia il risultato della consultazione del 22 e 23 marzo, non determinerà conseguenze politiche. Non si tratta solo di mettere al sicuro l’ultimo anno di legislatura, ma anche di contenere una mobilitazione degli avversari in funzione «anti Meloni». Ieri l’hanno messo in chiaro sia Nordio sia Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, che sul punto ha detto: «Questo non è un voto sul governo. Sono convinto che vincerà il Sì ma, qualunque sia l’esito, non ci saranno scossoni istituzionali. La magistratura resterà autonoma e indipendente e il confronto democratico continuerà nel rispetto delle regole».
Piantedosi parla da Bologna, che ospita una iniziativa di FdI alla quale partecipano anche Nordio e lo stato maggiore dei meloniani, da Lucio Malan a Galeazzo Bignami, da Augusta Montaruli a Giovanni Donzelli. Nordio, dopo l’affondo contro le toghe, se la prende con le opposizioni che non hanno «argomentazioni razionali» ma «coltivano la vana speranza che, se mai vincesse il No, il governo entri in crisi». Pure sul duello con il procuratore di Napoli Gratteri, frena: «È un po’ fumino». Si difende: «Non ho mai inasprito i toni, ho citato quel che avevano detto altri». Una lettura che le opposizioni non lasciano passare. «Più imbarazzanti delle dichiarazioni di Nordio sono solo le ritrattazioni di Nordio», punge infatti il pd Andrea Orlando. E la segretaria Elly Schlein: «La delegittimazione di un potere dello Stato mina la fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Dovremmo avere cura dal giorno dopo del referendum». Per il M5S la riforma «vuole regolare i conti con i magistrati» e per Avs «si vuole sovvertire la Costituzione».