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 2026  febbraio 22 Domenica calendario

Meloni frena sui rimborsi. Operazione «no-panic» di Tajani

Cautela sulla richiesta di rimborsi e ancora silenzio in attesa che il quadro sia più chiaro. Dopo 48 ore Giorgia Meloni non si sbilancia pubblicamente. Il possibile bilaterale a Milano con Donald Trump, saltato per la mancata partenza del presidente Usa, le ha permesso di non esporsi sul caos dazi, nonostante le opposizioni la incalzino.
Parlano, al contrario, il presidente francese Emmanuel Macron, che rilancia misure anti-coercizione, e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, pronto a volare alla Casa Bianca e convinto che sull’argomento «serva una posizione europea chiara e coordinata». Chi conosce Meloni sa che su questo dossier si trova ancora una volta più in sintonia con Berlino rispetto a Parigi (è di ieri la conferma dello slittamento del vertice intergovernativo Francia-Italia previsto in aprile a Tolosa, che scivolerà, su richiesta di Roma, a dopo il G7 di Evian di metà giugno).
Nel merito, la linea informale elaborata sull’asse Via della Scrofa-Palazzo Chigi, è la seguente: «I dazi non sono utili perciò occorre trovare un accordo di buon senso, ma senza drammatizzare visto che nel 2025 l’export verso gli Usa è cresciuto comunque del 7,2 per cento», è la linea di Fratelli d’Italia.
Ecco perché, per esempio, la strada dei rimborsi per le aziende statali non sembra essere battuta dal governo. Il Pd, con un’interrogazione al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la invoca. I dem chiedono che lo Stato in quanto azionista, tra le altre, di Leonardo, Fincantieri, Eni ed Enel «verifichi la sussistenza dei requisiti per agire immediatamente per recuperare le somme indebitamente versate dalle loro sussidiarie americane alle dogane Usa». Ma in questo caso la prudenza dell’esecutivo spinge a frenare. E ad affrontare l’argomento con una risposta corale dell’Unione europea. Senza fughe in avanti. Per motivi commerciali e politici.
Davanti alla scelta comunicativa della premier, le opposizioni (da Schlein a Conte, passando per Renzi, Fratoianni, Bonelli e Magi) hanno gioco facile. Il concetto di fondo è: «Meloni tace perché è amica di Trump, ora difenderà l’Italia?». La richiesta scontata è sempre la stessa: «Riferisca in Parlamento»
Nel centrodestra l’unico squillo arriva da Forza Italia con il capogruppo in Senato Maurizio Gasparri che parla di «politica sbagliata e fallimentare» da parte degli Usa «che hanno peggiorato la loro posizione creando problemi nel mondo». Nella Lega Matteo Salvini si tiene alla larga dai dazi, concentrato sulla fine delle olimpiadi invernali.
Sul fronte operativo, invece, è Antonio Tajani a prendere un’iniziativa. Domani il ministro degli Esteri parteciperà da Bruxelles al G7 del commercio. A cui parteciperà anche il commissario Ue Maros Sefcovic. Il coordinamento partirà da qui. E poi sempre nel pomeriggio da remoto riunirà il tavolo sui dazi con le imprese italiane. Alla task force parteciperanno circa 80 associazioni di categoria e 40 imprese. Il ministro degli Esteri, che ha anche la delega al commercio, è pronto a dare tutte le informazioni alle aziende, «senza spargere panico», ricordando sempre che una difficoltà può diventare un’opportunità spingendo l’Italia verso nuovi mercati. Davanti all’ennesima incognita, si espone come può il ministro del Made in Italy Adolfo Urso, predicando «cautela e responsabilità nei confronti di un partner come gli Usa». Un appello che sembra sconsigliare la richiesta rimborsi all’America.