Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 22 Domenica calendario

Dazi, Trump cambia ancora: «Al 15% con effetto immediato»

Donald Trump ha annunciato con un post sul suo social Truth che i nuovi dazi globali – che ha approvato venerdì dopo che la Corte suprema ha bocciato le sue tariffe applicate sulla base della legge International Emergency Economic Powers Act o Ieepa – saranno non del 10 ma del 15%. La nuova misura entrerà in vigore immediatamente. «In qualità di presidente, aumenterò, con effetto immediato, i dazi mondiali del 10% sui Paesi, molti dei quali hanno “derubato” gli Stati Uniti per decenni, senza alcuna ritorsione (finché non sono arrivato io!), al livello pienamente consentito e legalmente testato del 15%».
I nuovi dazi vengono applicati in base alla Section 122 del Trade Act del 1974, mai usata prima. Trump aveva firmato la sera prima un ordine esecutivo che sempre in base alla Sezione 122 imponeva dazi del 10% a partire dalla mezzanotte del 24 febbraio ma quella stessa legge consente di arrivare al 15%. La decisione, poche ore dopo, di passare al 15% ha colto di sorpresa anche alcuni membri della Casa Bianca, secondo il New York Times.
Per alcuni Paesi come Gran Bretagna e Australia, il 15% è un dazio più alto di quello finora imposto ai loro prodotti. Per altri, come Cina, Vietnam, India e Brasile è un dazio significativamente più basso. Per la Ue equivale invece ai dazi stabiliti dall’accordo commerciale negoziato.
È però una misura temporanea perché quella legge richiede che dopo 150 giorni il presidente ottenga l’approvazione del Congresso per estenderla. Trump ha chiarito, però, che non intende ricorrere al Congresso. Una delle vie che il presidente ha citato è quella della Section 301 del Trade Act, descritto da uno dei suoi architetti come la Magna Cart a delle normativa commerciale Usa. La Section 301 è già stata usata da Trump nel suo primo mandato contro la Cina e consente al presidente di imporre dazi al termine di un’indagine per accertare se un Paese ha adottato pratiche commerciali sleali.
Un’altra opzione è la Section 232 del Trade Expansion Act, con la quale Trump può imporre dazi sui prodotti provenienti dall’estero per motivi di sicurezza nazionale: l’ha già usata per imporre tariffe (che restano in vigore) sulle importazioni di automobili, acciaio e rame. Un’altra alternativa è la Section 338 del Tariff Act del 1930 che permette al presidente di imporre dazi fino al 50% sui Paesi che discriminano gli Usa dal punto di vista commerciale.
Inizia un periodo di incertezza legato anche al tentativo di rimborso di 175 miliardi di dollari incassati dagli Usa con i dazi: Trump ha detto che prevede cause per i prossimi cinque anni. Molte aziende e stati americani hanno esortato le autorità a velocizzare il processo di restituzione dei fondi pagati, ma secondo gli esperti ci vorranno anni visto che probabilmente si procederà caso per caso.
Degli accordi negoziati nell’ultimo anno il presidente ha detto venerdì: «Alcuni resteranno in piedi, altri no e saranno rimpiazzati da altri dazi». Alcuni leader stranieri potrebbero trovarsi sotto pressione interna: in India gli agricoltori hanno criticato il premier Modi per le mosse per aprire il mercato agricolo e l’Indonesia, il giorno prima il verdetto della Corte suprema, aveva appena firmato un accordo accettando di importare i prodotti Usa senza dazi in cambio di esportazioni dei propri prodotti negli Usa con dazi del 19%.