Corriere della Sera, 21 febbraio 2026
Nuovi poliziotti per Gaza: ci sono già 2 mila candidati ma non si esclude Hamas
In forma. Tra i 18 e i 35 anni. Uomini e donne. Senza precedenti criminali. Fino a qui il «governo» tecnico palestinese e gli israeliani possono concordare sulle caratteristiche che i nuovi poliziotti della nuova Gaza devono possedere. Ma Ali Shaath non esclude che gli agenti possano aver fatto parte in passato della polizia sotto il controllo di Hamas. «Elogiamo la dedizione degli ufficiali che hanno continuato a servire la gente sotto ai bombardamenti e in mezzo agli sfollamenti di tutta la popolazione», ha commentato l’ex ministro dell’Autorità di Ramallah messo da Donald Trump, il presidente americano, alla guida del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza.
Il governo a Gerusalemme considera le forze di sicurezza nemiche quanto qualunque entità legata ai fondamentalisti: il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’organizzazione deve consegnare tutte le armi, compresi i kalashnikov. Nelle prime ore dei 22 giorni di guerra tra il 2008 e il 2009 aveva dato ordine – assieme a Ehud Barak, allora ministro della Difesa – di bombardare una cerimonia per i cadetti della polizia, 251 uccisi. Hamas mette già le mani e i suoi uomini avanti, offre al comitato «l’esperienza degli oltre 40 mila funzionari, personale qualificato che ha il diritto di continuare a lavorare», dichiara il portavoce Hazem Qassem all’agenzia Reuters, senza escludere le sue guardie dalla divisa blu scuro.
Al primo vertice del Consiglio di pace a Washington, Shaath ha spiegato di aver presentato un bando per il reclutamento e che già 2 mila palestinesi hanno presentato la domanda: l’obiettivo è addestrarne 5 mila da dispiegare entro 60 giorni. Jasper Jeffers, il generale americano al comando della forza multinazionale con mandato delle Nazioni Unite, stima che dovranno diventare 12 mila. Per ora potranno pattugliare solo metà dei 363 chilometri quadrati perché le truppe israeliane restano posizionate in una larga fascia che segue il perimetro del corridoio incastrato tra Israele, l’Egitto e il Mediterraneo. I militari internazionali – sono stati promessi da Indonesia, Albania, Kosovo, Kazakistan – si troverebbero a operare tra i poliziotti del «governo», i soldati di Tsahal e Hamas: dal piano Trump non è ancora chiaro chi dovrà occuparsi di disarmare i jihadisti.
Netanyahu fa capire che se non ci pensa nessuno, ci penserà lui. Significherebbe la fine del cessate il fuoco che ha fermato i due anni di guerra: i palestinesi uccisi sono stati oltre 71 mila, ancora di più secondo la rivista Lancet che calcola 75 mila morti nei primi 15 mesi. L’intelligence dell’esercito ha presentato un’analisi allarmante: l’organizzazione fondamentalista – che nel 2007 con un golpe ha tolto il controllo militare all’Autorità del presidente Abu Mazen – si sta di nuovo rafforzando e piazzando i suoi fedelissimi in posizioni chiave. «Il gruppo sta portando avanti una strategia dal “basso verso l’alto” – avverte il documento – che vuole preservare il suo dominio sul campo». Hamas ha anche iniziato il processo – segreto – per eleggere il nuovo leader, dopo che la maggior parte dei capi sono stati uccisi. La sfida sarebbe tra Khalil Al Hayya, considerato l’erede nella Striscia di Yahya Sinwar che aveva ordinato la mattanza in Israele del 7 ottobre 2023, e Khaled Meshaal alla guida del movimento all’estero.