Corriere della Sera, 21 febbraio 2026
Ora Bruxelles teme contraccolpi. La tentazione di congelare l’intesa
Le capitali europee tirano un sospiro di sollievo dopo la decisione della Corte Suprema americana che ha bocciato i dazi imposti da Trump. Ma l’effetto dura poche ore: l’annuncio del presidente di voler introdurre nuove tariffe globali riaccende la tensione commerciale.
«Continuiamo a sostenere dazi bassi e a lavorare per ridurli», ha dichiarato un portavoce della Commissione europea, mentre il presidente della commissione Commercio del Parlamento europeo, Bernd Lange, ha parlato di «segnale positivo per lo stato di diritto», osservando che «anche un presidente degli Stati Uniti non opera in un vuoto giuridico». Per valutare le conseguenze sull’accordo Ue-Usa raggiunto a Turnberry, Lange ha convocato una riunione straordinaria in vista del voto nei prossimi giorni. Tra socialisti, liberali e verdi cresce la pressione per congelare nuovamente l’iter di ratifica, con il rischio di un rinvio in commissione.
Saluta con favore la decisione anche il Canada. La presidente della Camera di commercio canadese, Candace Laing, ha tuttavia avvertito che si tratta di una decisione legale e che Ottawa deve prepararsi a «strumenti più duri» con cui Washington potrebbe tornare a esercitare pressioni. Cauta anche la reazione del Messico. Il ministro dell’Economia Marcelo Ebrard ha spiegato che il governo analizzerà l’impatto dei nuovi dazi generali del 10% annunciati da Trump, precisando che «allo stato attuale» non si registrano effetti immediati. Dalla Germania, oltre alla presa di posizione della Confindustria tedesca (Bdi), che parla di «forte segnale a sostegno di un ordine commerciale basato su regole», arriva anche la cautela del governo federale. Berlino ha fatto sapere di essere in stretto contatto con l’amministrazione americana per chiarire «i prossimi passi verso stabilità e prevedibilità nelle relazioni commerciali». Tono misurato anche da Londra, che richiama l’importanza di relazioni commerciali stabili e prevedibili con Washington. Le principali Borse europee hanno reagito in rialzo. Milano ha chiuso in aumento dell’1,5%, mentre anche Wall Street, dopo una fase di volatilità, ha virato in territorio positivo.
In Italia il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito «una buona notizia quando si tolgono i dazi», ma ha ridimensionato l’impatto della decisione, sostenendo di non attendersi «grandi cambiamenti» e ribadendo che l’export italiano continua a crescere. Più dura l’opposizione: Giuseppe Conte ha parlato di «santi giudici della Corte Suprema» accusando il governo di acquiescenza verso Washington, mentre Elly Schlein ha definito le politiche tariffarie di Trump «fuori dalla legalità» e ha chiesto a Giorgia Meloni se intenda difendere «Trump o l’Italia».
Poche ore dopo il verdetto, però, è stato lo stesso Trump a rilanciare lo scontro firmando un ordine esecutivo che introduce un dazio globale del 10% per 150 giorni in sostituzione delle tariffe annullate dalla Corte. Il presidente ha inoltre annunciato l’avvio di nuove indagini per pratiche commerciali sleali e riferito di aver discusso di possibili ulteriori tariffe con il leader vietnamita, segnale che la leva commerciale resta centrale.
La sentenza arriva a poche settimane da una prevista visita del leader Usa in Cina e potrebbe incidere sulla sua capacità di pressione negoziale nei confronti della seconda economia mondiale. Per le cancellerie europee il verdetto richiama la centralità delle regole, ma il ricorso a nuovi strumenti tariffari mostra che la partita resta aperta.