Corriere della Sera, 21 febbraio 2026
La furia di Donald: "Sciocchi e asserviti a interessi stranieri"
«L’opinione della Corte sui dazi è profondamente deludente, e mi vergogno di certi membri della Corte, mi vergogno che non abbiano avuto il coraggio di fare quello che è giusto per il nostro Paese». Il colore delle luci era stato cambiato in un leggero blu violaceo, prima che il presidente Trump entrasse nella briefing room della Casa Bianca, furioso, seguito dal segretario al Commercio Howard Lutnick e dal rappresentante Usa per il commercio Jamieson Greer, che si sono posizionati alla sua sinistra, da John Sauer, l’avvocato che ha difeso i dazi alla Corte suprema, e dalla ministra della Giustizia Pam Bondi che si è seduta. Il presidente degli Stati Uniti ha poi pronunciato un attacco straordinario nei confronti della Corte suprema che con una decisione di 6 contro 3 ha definito illegali i dazi stabiliti attraverso l’International Emergency Economic Powers Act. Altri presidenti sono stati critici nei confronti di decisioni della Corte, ma le parole di Trump sono state particolarmente dure e personali. Ha detto che alcuni dei giudici sono «una vergogna per la nazione», «per nulla patriottici o fedeli alla nostra Costituzione», che sono stati «condizionati da interessi stranieri», «non so se per paura, rispetto o amicizia», come pure dal «politically correct». Li ha definiti «sciocchi» e «cagnolini dei RINOS (falsi repubblicani, ndr) e dei democratici della sinistra radicale».
Trump ha elogiato per nome per la loro «forza, saggezza e amore per il nostro Paese» i tre giudici dissenzienti: Samuel Alito, Clarence Thomas e soprattutto Brett Kavanaugh, autore dell’opinione dissenziente: «Sono così orgoglioso di lui». Poi rispondendo a una domanda su Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch, giudici da lui nominati schierati con la maggioranza, ha aggiunto: «La loro decisione è terribile e imbarazzante per le loro famiglie». I giudici, ha aggiunto Trump, sono comunque invitati al suo discorso sullo Stato dell’Unione martedì prossimo al Congresso. Sarà interessante vedere la dinamica tra questi due poteri costituzionali (esecutivo e giudiziario) nella sede del terzo (quello legislativo).
Trump ha chiarito di avere delle «alternative» e ha spiegato che la Corte suprema di fatto non considera illegali i dazi ma solo l’uso di certe norme per approvarli. Ha escluso di lavorare con il Congresso per nuove tariffe: ha preannunciato e poi firmato un ordine per imporre un dazio globale del 10% sotto il Trade Act, una legge del 1974 (sezione 122) e poi sotto la sezione 301 «durante il periodo di 5 mesi faremo le varie indagini su pratiche commerciali inique di altri Paesi e aziende». Che ne sarà degli accordi già raggiunti? «Molti resteranno, altri no e saranno sostituiti». Sarà «un po’ più complicato, il processo richiede più di tempo e il risultato finale è che avremo ancora più soldi». Il presidente ha criticato ancora una volta la Corte perché «si è presa mesi e mesi» per questa decisione e non dice che cosa ne sarà dei 175 miliardi di dollari di introiti derivati dai dazi. «Immagino che finiremo a discuterne in tribunale per i prossimi cinque anni».
Trump insiste che i dazi resteranno, eppure il suo risentimento è enorme: cita l’andamento dei mercati, la sicurezza dei confini, ed esprime rabbia per i Paesi (non identificati) che «danzano nelle strade» per questa decisione della Corte che considera assurda: «Per farvi capire quanto è ridicolo questo verdetto: non posso far pagare un dollaro a nessun Paese in base all’IEEPA, immagino per proteggere gli altri Paesi... ma posso tagliare tutto il commercio con altri Paesi, posso mettere un embargo… e non posso far pagare un dollaro. Ma che senso ha?».