Corriere della Sera, 21 febbraio 2026
I giudici bocciano i dazi. Trump: «Ora 10% a tutti»
Trump aveva iniziato la giornata cacciando bruscamente i giornalisti che alle 9:30 del mattino erano appena entrati nella sala della Casa Bianca dove erano riuniti i governatori per una colazione di lavoro. Poco dopo, uno dei suoi consiglieri gli ha passato un bigliettino. «È una sconfitta, allora?», ha chiesto il presidente. Il consigliere ha confermato che la Corte suprema aveva appena stabilito l’illegalità dei dazi imposti attraverso l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge del 1977 sui poteri economici di emergenza internazionale: un duro colpo alla politica economica del presidente. Trump ha detto ai governatori che, nonostante il suo aspetto apparentemente calmo, dentro si sentiva ribollire, e ha definito la decisione una vergogna.
Con un verdetto di 6 voti a 3 e un’opinione scritta dal Giudice Capo John Roberts e appoggiata anche da due dei giudici conservatori nominati da Trump (Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch), la Corte ha stabilito che il presidente ha oltrepassato la sua autorità imponendo i dazi attraverso l’IEEPA senza l’approvazione del Congresso. Ma Trump ha annunciato ieri che imporrà subito un nuovo dazio globale del 10% (e poi nella notte lo ha firmato), che potrebbe entrare in vigore nel giro di tre giorni, usando una legge diversa: in base alla «Sezione 122» può farlo per 150 giorni (per estenderlo ci vuole l’ok del Congresso). Intende far leva su altre norme, per condurre «indagini» e imporre dazi più alti su alcuni Paesi. Il verdetto non chiarisce fino a che punto coloro che hanno versato i dazi possano ottenere rimborsi: nell’opinione dissenziente, i giudici Brett Kavanaugh, Clarence Thomas e Samuel Alito scrivono che il presidente «dovrebbe essere in grado di imporre dazi in base al potere di condurre affari esteri» e avvertono che la decisione della Corte potrebbe causare «caos» per via dei rimborsi.
La sentenza «è un’illegalità pura e semplice» afferma il vicepresidente JD Vance. Alcuni repubblicani però la elogiano: i deputati Don Bacon del Nebraska, Kevin Kiley della California, i senatori John Curtis dello Utah e Chuck Grassley dell’Iowa. La sentenza è anche un modo per ribadire la separazione dei poteri, poiché la Costituzione dà al Congresso l’autorità di imporre dazi e tasse. Roberts scrive che «il presidente deve “indicare una chiara autorizzazione del Congresso” per giustificare la sua straordinaria affermazione del potere di imporre i dazi», e aggiunge: «Non può farlo».
Il 2 aprile 2025, il «Giorno della Liberazione», Trump aveva annunciato dazi definiti «reciproci» sui beni di quasi ogni partner commerciale citando un’emergenza nazionale legata al deficit della bilancia commerciale (che però c’era da decenni). A febbraio e a marzo l’aveva usata contro Cina, Canada e Messico citando il traffico di fentanyl e di droga come emergenza nazionale. La IEEPA consente al presidente di regolamentare il commercio in emergenza, ma è stata storicamente usata per imporre sanzioni contro i nemici o congelare i loro asset, non per i dazi, parola non menzionata nel testo. I dazi che Trump ha imposto con altre leggi restano in vigore.
Intanto ieri sono usciti alcuni dati sulla crescita economica Usa, diminuita notevolmente alla fine dell’anno scorso, appesantita dallo shutdown e dalla riduzione della spesa dei consumatori: il Pil ha registrato una crescita annualizzata del 1,4%, in netto rallentamento dopo il più 4,4% del terzo trimestre.