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 2026  febbraio 20 Venerdì calendario

Allarme cure per le persone fragili

Tra le fasce più povere, un italiano su cinque ha rinunciato o rinviato una cura per motivi economici, lunghe attese o difficoltà di accesso. Il 24% della spesa sanitaria è pagata di tasca propria dai cittadini, mentre l’8,6% delle famiglie italiane deve affrontare spese sanitarie insostenibili.
Sono alcuni dei dati che descrivono la drammatica situazione della sanità italiana, contenuti nel rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà presentato ieri alla Camera. Il report della Fondazione, però, prova ad andare oltre, proponendo un “nuovo patto sociale” a partire da alcuni punti fermi: ovviamente, occorre incrementare la spesa (e alzare le retribuzioni del personale), ma anche introdurre dei budget di cura per pazienti cronici e fragili. Così come serve rafforzare l’assistenza territoriale, creando cabine di regia tra Asl, Comuni e Terzo settore, in modo da razionalizzare le risorse.
Non fa mistero delle difficoltà il ministro della Salute, Orazio Schillaci, parlando di «frammentarietà dei servizi» e di un sistema sanitario «influenzato da un andamento demografico che bene conoscete, dalla prevalenza di patologie croniche, da una società spesso caratterizzata da ipermedicalizzazione». Nel Paese che si rimbalza con il Giappone il triste primato della maggior anzianità al mondo, però, oggi quasi un milione di anziani vive in povertà assoluta e l’assistenza domiciliare copre solo circa il 30,6% dei non autosufficienti (il 7% invece le strutture residenziali). «Il nostro modello di servizi sociali e assistenziali non può essere la badante – attacca la senatrice dem Beatrice Lorenzin –, considerando poi che in futuro avremo anziani sempre più poveri, perché le pensioni tra 25 anni saranno molto inferiori rispetto a quelle di oggi». Occorre «un nuovo percorso riformatore», spiega la Ragioniera generale dello Stato, Daria Perrotta, ammettendo che «la Germania ha una spesa molto più elevata, ma non bisogna soffermarsi solo sulla quantità di somme». Razionalizzare e spendere meglio: questo è un po’ il ritornello. La risposta alla crisi non riguarda invece la scelta tra pubblico e privato, spiega il presidente della Fondazione per la Sussudiarietà, Giorgio Vittadini, secondo cui «l’alternativa è tra governance pubblica e deregolazione. Dove manca visione e capacità di governo, crescono la spesa privata e la disuguaglianza».
Il titolo lo dà però il vicepresidente della Corte costituzionale, Luca Antonini, partendo da una sentenza della Consulta (di cui era relatore) in materia di asili-nido: «Chiarì che se non vengono raggiunti i livelli essenziali bisogna commissariare» i Comuni inadempienti, spiega Antonini. E così «oggi al Sud ci sono più asili nido». Il vicepresidente della Consulta conclude che «lo stesso principio andrebbe applicato alla sanità: occorre che il ministero abbia il potere di andare a intervenire sulle Regioni che non spendono o spendono male. C’è bisogno di un potere forte del governo centrale». Prima, però, occorrerebbe assegnare le risorse sulla base dei Lea (i livelli essenziali di assistenza). E dato che oggi il bilancio delle Regioni è assorbito quasi completamente dalla sanità, la prospettiva del commissariamento su questo dossier sarebbe un incentivo notevole.