Il Messaggero, 20 febbraio 2026
In Italia le famiglie pagano l’elettricità il doppio delle imprese (lo dice la Bce)
Nell’area dell’euro, la transizione energetica e la stabilità dei prezzi si intrecciano in modo sempre più evidente nelle tasche dei consumatori. Il dato che emerge dall’ultimo bollettino della Bce di ieri è tanto semplice quanto politicamente sensibile: le famiglie pagano per l’elettricità circa il doppio rispetto alle industrie ad alta intensità energetica.
Il divario non è marginale né uniforme. In Francia e Paesi Bassi, i nuclei domestici sostengono prezzi rispettivamente superiori del 64% e del 20% rispetto alle imprese energivore. Ma è in Germania, Spagna e Italia che la forbice si amplia fino a sfiorare il 100%. Alla base non vi è solo il costo dell’energia in senso stretto, ma un insieme di oneri, tasse e componenti regolatorie che gravano in misura sproporzionata sui consumatori finali.
Questo squilibrio solleva interrogativi non solo sulla giustizia distributiva, ma anche sull’efficacia delle politiche industriali europee. Se da un lato prezzi più bassi per le imprese energivore rispondono all’esigenza di preservare la competitività globale, dall’altro rischiano di comprimere il potere d’acquisto delle famiglie, con effetti indiretti sulla domanda interna.
È in questo contesto che la Bce rivendica una “buona capacità di tenuta” dell’economia dell’area euro, pur riconoscendo che le prospettive restano incerte. Francoforte ribadisce tuttavia il proprio impegno a riportare l’inflazione al target del 2% nel medio termine.
Il quadro inflazionistico appare infatti più complesso del consueto. Da un lato, fattori come un eventuale rafforzamento dell’euro o un calo della domanda estera potrebbero raffreddare i prezzi. Dall’altro, persistenti rialzi delle quotazioni energetiche, catene di approvvigionamento frammentate e un aumento della spesa pubblica – in particolare per difesa e infrastrutture – potrebbero esercitare pressioni al rialzo.
A ciò si aggiunge una variabile sempre meno trascurabile: il clima. Eventi meteorologici estremi e la più ampia crisi ambientale rischiano di tradursi in aumenti inattesi dei prezzi alimentari, complicando ulteriormente il compito della politica monetaria.
Per la Bce, la risposta non può essere solo monetaria. Il bollettino insiste sulla necessità di rafforzare l’architettura economica dell’area euro: finanze pubbliche sostenibili, investimenti strategici e riforme strutturali orientate alla crescita. Centrale resta il completamento del mercato unico, insieme al rilancio dell’unione dei capitali e dell’unione bancaria, nonché l’avanzamento del progetto dell’euro digitale. In filigrana, emerge una tensione più ampia: quella tra competitività industriale e coesione sociale. Se le famiglie continuano a sostenere costi energetici superiori rispetto alle imprese, la stabilità economica rischia di poggiare su fondamenta meno solide.
Il paradosso delle bollette, anche dopo il decreto di mercoledì 18 potrebbe diventare uno dei test più concreti per la credibilità delle politiche europee nei prossimi anni.