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 2026  febbraio 20 Venerdì calendario

Travaglio e Fatto assolti per la critica a tre giudici di

Criticare le sentenze della magistratura si può, anche quando si utilizza la satira. È quello che ha stabilito la terza sezione penale della Corte d’Appello di Roma, assolvendo il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, dall’accusa di aver diffamato i magistrati del processo a Mario Mori e Mauro Obinu. Assolto anche il fondatore e primo direttore del Fatto, Antonio Padellaro, imputato per omesso controllo.
La vicenda risale al 2013, quando il tribunale di Palermo aveva assolto Mori e Obinu, alti ufficiali del Ros dei carabinieri, dall’accusa di favoreggiamento per aver fatto saltare il blitz organizzato per arrestare il boss Bernardo Provenzano, localizzato in un casolare di campagna nei pressi di Mezzojuso, nel cuore della Sicilia. Le motivazioni erano arrivate nell’ottobre dello stesso anno ed erano state commentate da Travaglio con un editoriale intitolato “La cluster – sentenza”. Tra le altre cose, l’articolo sottolineava come i giudici avessero “scritto 1322 pagine, ma nelle prime 845” non si fossero occupati del “reato contestato ai loro imputati: cioè la mancata cattura di Provenzano”. Avevano invece preferito addentrarsi “nella storia delle stragi e delle trattative del 1992-’93, oggetto degli altri due processi”, cioè il Borsellino quater, all’epoca in corso a Caltanissetta, e quello sulla cosiddetta Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra.
Mario Fontana, Wilma Mazzara e Annalisa Tesoriere – cioè i giudici dell’assoluzione di Mori e Obinu – avevano querelato Travaglio e Padellaro, che nel 2018 erano stati condannati dal tribunale di Roma, anche a un risarcimento da 150 mila euro. Un giudizio completamente ribaltato in secondo grado. Pure la rappresentante dell’accusa, cioè la sostituta procuratrice generale Maria Letizia Golfieri, ha chiesto l’assoluzione del direttore del Fatto. Richiesta accolta dalle giudici Patrizia Campolo, Angela Tursi e Alessandra Cuppone, che dunque hanno sconfessato la linea delle tre toghe palermitane autrici della querela, seguita anche dal tribunale che in primo grado aveva condannato Travaglio.
Il reato si era intanto prescritto, ma il direttore ha rinunciato alla prescrizione, pretendendo una decisione nel merito e ottenendo così un’assoluzione piena, con la formula perché il fatto non costituisce reato, ma anche la revoca delle statuizioni civili, cioè il risarcimento da 150 mila euro a favore dei tre magistrati siciliani. Assolto anche Padellaro. “La rinuncia alla prescrizione di Travaglio ha fatto la differenza perché ovviamente il collegio è dovuto entrare nel merito, mentre la prescrizione avrebbe potuto bloccarlo in partenza. E nel merito è stato assolto, per aver esercitato il diritto di critica, con il registro della satira, il modo consueto con cui esprime le sue opinioni”, hanno detto gli avvocati Caterina Malavenda e Mario Geraci, che lo hanno difeso.