Corriere della Sera, 20 febbraio 2026
«Giustizia, dal Colle parole giuste. Ma c’è chi vuole la lotta nel fango»
Una lunga intervista concessa a Sky TG24 per spiegare nei minimi particolari la posizione sua e del governo sulla giustizia e il referendum del 22 e 23 marzo, per il quale Giorgia Meloni invita gli italiani ad «andare a votare per se stessi, non per me o contro di me» perché comunque nulla cambierà per le sorti dell’esecutivo: «Saremo giudicati nel complesso delle cose fatte nel 2027, alle Politiche. Qualsiasi decisione sul referendum non inciderà sul governo».
La premier, che parla a 360 gradi anche di Board of Peace, Iran, Francia, Ucraina, bollette (considera il provvedimento utilissimo), danni climatici (l’esecutivo penserà anche alla prevenzione), inizia però dal tema più caldo, la giustizia. Meloni spiega che non ha sentito «in queste ore» il capo dello Stato – che ha invitato tutte le parti ad abbassare i toni ed evitare scontri – ma ha trovato «le sue parole giuste. Credo sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni, penso che sia giusto». Ma lo è anche, ci tiene a dire «il passaggio in cui (Mattarella, ndr) dice: è importante che una istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe politiche».
Meloni non parla di Nordio, ma incalza le opposizioni: «Vedo un tentativo di trascinare la campagna elettorale in una sorta di lotta nel fango. Mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti sostenuto e proposto». Perché questa, semplifica, altro non è che una «riforma di buonsenso», fare polemica «serve solo a chi non vuole parlarne nel merito: vogliamo una giustizia più giusta, liberare i magistrati dal giogo delle correnti e instaurare il principio che anche un magistrato quando sbaglia venga giudicato da un giudice terzo». La polarizzazione, insiste «interessa solo a chi non vuole stare nel merito».
Per questo è bene che i cittadini vadano a votare informati: «I sondaggi a sei settimane dal voto non significano niente, si decide alla fine, la vera campagna deve ancora cominciare. Io consiglio di andare a votare con coscienza non per o contro di me, ma perché questa riforma incide sulla vita dei cittadini e lo farà anche dopo questo governo. Non capisco i toni apocalittici che stanno accompagnando questa riforma. Si vota alle Politiche tra un anno: l’occasione per mandarci a casa è quella, spero che saremo giudicati però non su una riforma, ma su cinquecento cose fatte».
Si passa poi a un altro tema divisivo, l’adesione dell’Italia come Paese osservatore al Board of peace. Meloni racconta che ha parlato con il ministro Tajani che è a Washington e le risulta che la riunione sia «molto concreta», anche se il cammino è lungo e difficile: la «tregua è fragile», e da Trump c’erano «tutti i Paesi interessati a una pace nell’area», per questo c’è anche l’Italia con una disponibilità a venire incontro ai palestinesi che «almeno questa, per fortuna, è condivisa da tutti».
Si passa ad altri fronti di guerra: sull’Iran il timore della premier è «assicurarsi che Teheran non si doti dell’arma nucleare, per evitare elementi esplosivi» e verificare se «c’è buona volontà di farlo». Infine l’Ucraina. Si stanno facendo «importanti passi in avanti sulle garanzie di sicurezza per Kiev, che si muovono sulla base di una proposta avanzata da tempo dall’Italia», ma «la Russia continua ad avere sul territorio pretese irragionevoli. Noi siamo per una pace giusta».