Corriere della Sera, 20 febbraio 2026
La pecora nera della Casa Reale
Tutte le famiglie con una pecora nera si assomigliano fra loro, ma una famiglia reale con una pecora nera ha i guai a suo modo. E l’ex principe Andrea, oggi semplice signor Mountbatten-Windsor, nonché per qualche ora detenuto comune, ce l’ha messa tutta per svolgere quel ruolo e trascinare nel discredito i suoi augusti congiunti. Coccolato, vezzeggiato, blandito per tutta la sua esistenza, si è rivelato alla fine il tarlo che rischia di far crollare l’intero edificio della monarchia. E pensare che era il favorito di Elisabetta.
Londra Ad Andrea, il suo preferito, la regina perdonava tutto (in The Crown lo si vede che atterra col suo elicottero sul prato di Windsor, facendo volare tutto in aria): da sempre a Londra gira la voce, che non ha mai trovato una mezza conferma, che Andrea in realtà non fosse figlio del principe Filippo.
Il fratello minore di Carlo, alla nascita, era il secondo in linea di successione al trono, e tale è rimasto fino all’arrivo di William: se qualcosa fosse accaduto in quegli anni all’erede di Elisabetta, sarebbe diventato Andrea il re. Figuriamoci un po’. E d’altra parte, finora, per quanto spogliato di tutti gli altri titoli, lui resta l’ottavo in linea per il trono, e appena il terzo maggiorenne (dopo Harry): per cui l’ipotesi di vederlo diventare reggente, in caso di eventi catastrofici, non è del tutto fantastorica.
Ma più che la Corona, è sempre stato il sesso l’ossessione malata di Andrea, che gli era valsa il nomignolo di Randy Andy (Andy il mandrillo, che si portava perfino le pornostar a Palazzo) e lo aveva condotto nel giro di Jeffrey Epstein, il magnate pedofilo americano che gli forniva ragazzine a iosa su cui sfogare le sue voglie, inclusa quella Virginia Giuffre, allora minorenne, che sarebbe diventata la sua implacabile accusatrice finanche dalla tomba (si è uccisa la scorsa primavera ed è poi uscito in autunno il suo memoriale postumo, pieno di luride rivelazioni su Andrea).
Lo stesso Carlo non si era mai fidato troppo del fratello minore, tanto da sconsigliare al governo, nel 2001, di nominarlo inviato speciale per il commercio: ma l’allora primo ministro, Tony Blair, insufflato anche dal fido Peter Mandelson (pure lui rovinato dall’amicizia per Epstein), tirò dritto. «Finirà per andare a caccia di donne e giocare a golf», commentò Carlo: e così fu, tanto che addirittura una volta, in Thailandia per un viaggio «d’affari», Andrea si fece servire in hotel ben 40 prostitute.
Alla fine lui era diventato un peso che rischiava di trascinare giù tutta la casa reale: eppure Carlo ha esitato a lungo prima di recidere il bubbone, perché comunque il legame fraterno era impossibile da sopprimere. E così Andrea, pur privato di tutti i titoli nobiliari, a partire da quello di principe, nonché sfrattato dal Royal Lodge, la sua residenza di 30 stanze a Windsor, è stato accolto a Sandringham, nella tenuta privata del re, che ha offerto di pagare l’affitto per lui: una pecora nera, dunque, ma che è più prudente tenere nell’ovile.
Alla fine, la mannaia si è abbattuta su Andrea non per i suoi sordidi giri di sesso, ma per la sua disinvoltura negli affari. L’esempio più eclatante è stato portato alla luce da una recente inchiesta della Bbc, secondo cui l’allora principe potrebbe essersi prestato a una operazione di riciclaggio di denaro sporco proveniente dal Kazakistan. L’emittente pubblica britannica ha ricostruito i particolari della vendita di una magione che era stata regalata ad Andrea dalla regina Elisabetta in occasione delle sue nozze, nel 1986. Si tratta di Sunninghill Park, nel Berkshire, una tenuta di dodici stanze e altrettanti bagni, ceduta nel 2007 da Andrea a un oligarca kazako, Timur Kulibayev, genero dell’allora dittatore Nursultan Nazarbayev: già all’epoca aveva sollevato perplessità il fatto che la villa era stata venduta per 15 milioni di sterline (oltre 17 milioni di euro), 3 milioni in più del prezzo richiesto e quasi il doppio del suo valore di mercato. Circostanze a prima vista inspiegabili. Ma poi è venuto fuori che Kulibayev aveva utilizzato, per l’acquisto, un prestito fornito da una società che aveva appena ricevuto fondi frutto di uno schema di tangenti: un classico sistema di riciclaggio, in base al quale denaro frutto di corruzione viene «lavato» con un investimento immobiliare, al centro del quale c’era Andrea.
Dopo lo scandalo sessuale legato al magnate americano Jeffrey Epstein, che è costato ad Andrea la perdita di tutti i suoi titoli, sono dunque i disinvolti affari dell’ormai ex principe a essere finiti sotto i riflettori: secondo il suo biografo Andrew Lownie, quando girava il mondo come inviato britannico per il commercio estero, Andrea non si faceva scrupolo di intascare tangenti milionarie, spesso da parte di regimi corrotti. Questo spiegherebbe come il principe abbia potuto sempre condurre un sontuoso stile di vita, del tutto al di sopra delle sue capacità ufficiali.
Su Andrea ci sarebbero copiosi dossier, anche fotografici, in mano a regimi ostili, dalla Russia alla Cina, che documenterebbero i suoi exploit sessuali oltre alla sua cupidigia: l’ex principe sarebbe ricattabile e la sua posizione una vera bomba a tempo piazzata sotto la monarchia. Una pecora impossibile da sbiancare.