Corriere della Sera, 20 febbraio 2026
Epstein, la rovina di Andrea: 12 ore di interrogatorio
Sei auto scure alle otto di mattina raggiungono Wood Farm, a Sandringham. Una si ferma davanti al portone principale, cinque vanno sul retro. Ripartono pochi minuti dopo, dopo aver prelevato Andrea Mountbatten-Windsor. Comincia così una giornata che passerà alla Storia e che non ha precedenti nelle cronache recenti del Regno Unito. Un ex principe, figlio della regina Elisabetta, nato per giunta a Buckingham Palace, ottavo in linea di successione al trono, che finisce in carcere mentre gli agenti perquisiscono l’abitazione di Sandringham e il Royal Lodge di Windsor, dove Andrea ha vissuto sino al mese scorso: bisogna tornare indietro di più di tre secoli e mezzo fa prima di trovare l’arresto di un altro reale (Carlo I).
Il fermo preventivo, ha fatto sapere la Thames Police, che sta gestendo le inchieste assieme ad altre otto forze di polizia e all’Agenzia anticrimine del Regno Unito, è stato effettuato nell’ambito delle inchieste su un possibile abuso di ufficio pubblico da parte dell’ex principe. Re Carlo non era stato avvertito dell’operazione che stava per scattare nei confronti del fratello. Solo il ministero degli Interni sarebbe stato allertato.
Due ore dopo la conferma del fermo, il re ha emesso un breve comunicato che ha colpito per l’assenza di riferimenti a qualsiasi legame di sangue con Andrea. «Ho appreso con la più profonda preoccupazione – ha sottolineato il sovrano – la notizia su Andrea Mountbatten-Windsor». E ancora: «Ciò che deve ora seguire – continua il comunicato – è un procedimento pieno, proprio ed equo affinché le autorità indaghino nella maniera giusta. In questo, come ho detto in passato, hanno il nostro pieno supporto e la nostra collaborazione. Fatemi dire chiaramente: la legge deve fare il suo corso». Inoltre il comunicato specifica: «Io e la mia famiglia nel frattempo continueremo a fare il nostro dovere». Infatti, poco dopo il sovrano si è presentato a una sfilata della settimana londinese della moda.
Andrea, che ieri compiva 66 anni, è stato portato presso la centrale di polizia di Aylsham, nei pressi di Norwich, dove è rimasto sino a circa le 18.45. È stato rilasciato «sotto inchiesta», formula che indica che le indagini vanno avanti. Non c’è stata, per ora, un’incriminazione. Mountbatten-Windsor, che si è sempre detto innocente, è tornato a casa solo dopo che gli agenti hanno finito di setacciare le sue abitazioni. Un fotografo della Reuters lo ha immortalato sdraiato sul sedile posteriore di un’auto, con gli occhi sgranati e l’espressione stravolta sul viso.
Dai documenti di Jeffrey Epstein diffusi dal ministero della Giustizia statunitense alcune settimane fa è emerso che Andrea ha condiviso con il finanziere pedofilo vari incartamenti riservati, in particolare i rapporti su sue visite ufficiali tra il 2010 e il 2011 in Cina, in Vietnam, a Hong Kong e a Singapore, e su possibili investimenti in Afghanistan. Ai tempi Andrea era un inviato speciale per il commercio estero e gli investimenti del governo di Londra, carica che ha ricoperto per 10 anni dal 2001 al 2011 e che aveva lasciato solo sulla scia dello scandalo legato al finanziere. Voci crescenti su un’inchiesta sulle azioni dell’ex principe, privato a ottobre da Carlo di tutti i suoi titoli, avevano fatto supporre nei giorni scorsi che la situazione di Andrea si stava avviando verso nuovi sviluppi. Ieri, di prima mattina, il premier Keir Starmer aveva indicato ieri in un’intervista alla Bbc che «nessuno è sopra la legge» e che Mountbatten-Windsor, di conseguenza, avrebbe dovuto affrontare la giustizia come ogni comune mortale. Poco dopo, la conferma del fermo.
Per la famiglia reale è un momento estremamente difficile. Lo ha sottolineato anche il presidente americano Donald Trump, che a bordo dell’Air Force One ha commentato: «Penso che sia una vergogna e molto triste. Penso che sia molto negativo per la famiglia reale».
Se Carlo ha allontanato il fratello da Windsor, lo ha costretto a vita privata e gli ha tolto ogni onorificenza, l’impressione nel Regno Unito è che i Windsor non abbiano agito con la necessaria durezza nei confronti di un parente stretto accusato già diversi anni fa di aver avuto rapporti sessuali con una minorenne, Virginia Giuffre, e di essere rimasto in contatto con Epstein anche dopo che il finanziere era stato trovato colpevole di molestie sessuali e di aver avviato alla prostituzione una minorenne. Troppo poco, troppo tardi è l’accusa rivolta a Carlo, che stando a indiscrezioni avrebbe tra l’altro agito soprattutto su spinta di Camilla, che da sempre appoggia la lotta contro la violenza verso le donne, e di William, che non vuole ereditare un problema enorme e irrisolvibile come lo zio.