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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Myanmar, il petrolio di Teheran “alimenta” i caccia del regime

Sarebbero già tra 400mila e 600mila tonnellate all’anno le importazioni dall’Iran di petrolio e carburanti per aereo indispensabili al regime birmano nel tentativo di contrastare le forze ad esso contrarie e di imporre una nuova “democrazia” come conseguenza delle recenti elezioni-farsa tenutesi in aree sotto il controllo dei militari e vinte da partiti loro alleati ma boicottate dalle opposizioni e sconfessate dalla comunità internazionale. Entro marzo dovrebbe riunirsi il nuovo Parlamento, dove le forze armate si sono garantite il diritto di veto, e vedere la luce un nuovo governo in buona parte formato da militari o ex militari. Al generale Min Aung Hlaing, dal golpe del primo febbraio 2021 a capo del regime, dovrebbe andare la carica presidenziale e di fatto un potere indiscusso.
Sul percorso di normalizzazione pianificato dai militari, “incombe” però una tenace resistenza armata nonché le pressioni internazionali che includono anche sanzioni. Finora ampiamente aggirate, come dimostra il ruolo di Cina, Russia e – si sospetta – anche dell’antico alleato nordcoreano nella fornitura di aerei, mezzi terresti, munizioni, tecnologia utile alla repressione e prodotti petroliferi. Oltre a quello russo, sul piano dei carburanti dopo la prima segnalazione di ottobre 2024 va crescendo il contributo iraniano, via navi-cisterna non registrate o la cui rotta viene falsificata e mascherata per aggirare il doppio embargo, il proprio e quello del Paese ricevente.
Per quanto illegale, il traffico in corso fa parte dei più stretti rapporti commerciali consolidati da un recente avvicinamento rafforzato dal faccia a faccia tra il primo ministro birmano Nyo Saw e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in occasione di un summit internazionale in Turkmenistan lo scorso dicembre. Sono state le fonti iraniane a confermare l’interesse della parte birmana per l’importazione di petrolio e per le tecnologie di estrazione, mentre la rinnovata cooperazione tra i due Paesi è stata evidenziata anche dall’invito di osservatori iraniani alle elezioni tenutesi tra dicembre e gennaio. Esportati segretamente in Myanmar via nave sarebbero, secondo diverse fonti, anche grandi quantitativi di urea, componente essenziale per produrre cariche esplosive. Il carburante necessario per l’aviazione militare birmana arriva in un momento cruciale per l’utilizzo del centinaio di velivoli da guerra che includono i cinesi JF-17, i russi MiG-29 e Sukhoi-30 con cui il regime riesce a contenere l’offensiva degli avversari: milizie etniche, Forze di autodifesa territoriale e unità sotto il controllo del Governo di unità nazionale formato nella clandestinità dai partiti e movimenti democratici. Alle corde sul terreno, la dittatura militare utilizza il mezzo aereo per recuperare terreno e insieme come strumento per terrorizzare la popolazione civile o punirla per avere preso le parti dell’opposizione. I bombardamenti, un migliaio negli ultimi 15 mesi, hanno preso di mira, più che obiettivi militari, ospedali, scuole, centri per sfollati e villaggi. Operazioni in moti casi documentati all’estero e nemmeno negati dai mass media del regime. La stessa comunità cattolica sta pagando un caro prezzo per l’indifferenza dei militari verso la popolazione.
L’inviato speciale Onu per il Myanmar ha confermato i sospetti e le testimonianze sul coinvolgimento iraniano e chiesto che il governo di Teheran sia ritenuto complice delle azioni criminose del suo acquirente. «Questo carburante trasportato via nave dall’Iran sta letteralmente alimentando atrocità di massa», ha dichiarato Tom Andrews. «Si sta verificando un incremento incontrollato degli attacchi contro obiettivi civili. È del tutto orribile e inaccettabile ed è importante indicare chi lo rende possibile», ha concluso.