Il Messaggero, 19 febbraio 2026
Cassano: «Gasperini mi piace, ma faccia uscire l’aria sporca»
Ecco Antonio Cassano. È un piacere ritrovarsi dopo tanti anni. E ritrovarlo sempre uguale, solo più maturo. Più comunicativo. «Ma se domani Adani e Ventola mi dicessero che questa avventura è finita, chiudo i social, baracca e burattini e mi ritiro come un tempo. Faccio fatica a confrontarmi con certe falsità che vedo nel mondo del calcio».
Questo ambiente falso c’era anche quando giocava?
«Sì ma oggi è peggio. Nella vita, non solo nel calcio. I social hanno disintegrato il mondo. Ogni dieci secondi trovi uno che dice la sua, altri che non fanno altro che offendere, poi gli insulti, finte verità. Ha ragione Sinner: la vita reale non è nei social».
Le piace il calcio solo quando rotola il pallone.
«Sì, amo quello. A volte, quando se ne parla, si ammosciano i coglioni».
A Roma era finita male, dopo anni splendidi. C’è una cosa che si porta nel cuore di quella esperienza?
«Io Roma l’ho preferita alla Juve. Volevo giocare con Totti, stare in una città meravigliosa, con la gente calda che piace a me. Purtroppo alla fine il presidente era malato e non sono riuscito a rinnovare, poi tutto è passato in mano alla figlia e ho avuto dei problemi. Sarei rimasto altri vent’anni, ma quella situaizone mi aveva stancato. È finta come doveva finire, sono fatalista. Ho continuato a fare esperienze meravigliose. Il destino mi ha portato al Real ed è andata bene così».
Poi, la Sampdoria: lì ha trovato la maturità.
«Sì, mia moglie, che mi ha regalato i figli, che sono la mia vita. È il destino di chi merita le cose belle».
Le piace Gasperini?
«Da impazzire. È uno che ha idee consolidate ormai da vent’anni. Non mi piace la Roma come gioca oggi, non vedo nemmeno l’uno per cento della sua Atalanta. Spero solo che, con la Champions, possa restare».
C’è il rischio che vada via?
«La piazza la conosce meglio di me. Se non arriva quarto, diranno che ha fallito».
Che cosa servirebbe per il salto di qualità?
«Intanto, mettere alla porta quattro/cinque giocatori».
Ah, però.
«Sì, fuori dai coglioni: Mancini, Cristante, Dybala e Pellegrini. Serve gente giovane, forte, non questi sceneggiatori, che fanno solo cinema, baciano la maglia, si appellano agli amici comunicatori, litigano con tutti, Cristante in campo fa il vigile urbano. In questi anni con loro, la Roma è sempre arrivata sesta e settima. Fuori aria sporca, dentro aria pulita. Tutti fuori dalle scatole».
Malen lo salviamo?
«Lui è forte e fa la differenza, poi gioca nel nostro campionato, che è molto scarso. Ma lui a Dortmund e Aston Villa non era un titolare, qui sposta gli equilibri. Però è un buon giocatore, non c’è dubbio. Qui da noi non ci sono idee, i giocatori si buttano per terra, lui in questo contesto ti cambia la partita in dieci minuti».
Anche a lei ricorda Vialli?
«Luca era un torello, Malen è più rapido sul breve. Poi con Gasperini gli attaccanti fanno sempre bene, basti guardare cosa ha fatto con Retegui».
Totti in società, lo vedrebbe bene.
«Dal suo esordio a oggi, quando parli di Roma, parli di Totti, e viceversa. Va riportato dentro, gli si dia un ruolo»
Quale, però?
«L’ideale, quello che ricopre Zanetti nell’Inter. Che dice la sua e viene ascoltato. Così deve essere per Francesco, qualsiasi sia il compito. Deve essere partecipe».
Non lo vede al fianco al direttore sportivo?
«Così togli potere al ds»
È ingombrante.
«Bravissimo. Poi è normale: devi prende un giocatore? Senti Totti, lui ne sa. Se deve fare la sagoma, no».
La Nazionale quando potrà avvicinarsi a quella di Lippi, di Trapattoni.
«Impossibile».
Benissimo.
«Ma io sono convinto che Gattuso, con le sue idee, col suo modo di lavorare, metterà la barca dritta e andremo al Mondiale. La Nazionale è scarsa, parliamoci chiaro, Noi abbiamo un solo campione, Donnarumma».
L’attacco non le piace?
«Chi sarebbe?»
Andiamo bene: Pio Esposito, ad esempio.
«Allora, l’Italia ha quattro stelle sul petto, ricordiamoci. Lui ha vent’anni e lo consideriamo un esordiente. Io e Totti abbiamo esordito a diciassette anni. In Nazionale c’erano grandi campioni. Pio, senza dubbio, sta facendo bene, ma non è titolare nell’Inter, vorrei vederlo quando gioca con la pressione addosso».
Barella e Tonali non sono del livello di Gigio?
«Non voglio essere scortese. Ma si può paragonare Tonali e Barella a Donnarumma? Essù».
Però Tonali gioca in Premier.
«E non la prende mai. Corre, corre, facesse atletica, no? Ripeto: Tonali e Barella sono scarsi. Barella una volta correva, ora non lo fa più. Serve gente di qualità. Il calcio è qualità, idea. Prendiamo Sucic, sta facendo la differenza e ha qualità».
Ma insomma, uno le piace?
«Vergara, e spero che Gattuso possa prenderlo in considerazione».
Pisilli?
«Un bravo ragazzo, dai».
Ok. Bastoni lo convocherebbe in Nazionale?
«È finito nella gogna mediatica, ma sono gli altri a doversi vergognare. Non scherziamo neanche, certo che deve andare in Nazionale. Ha sbagliato, ok, e allora tutta la generazione della Juve cosa doveva fare? Doveva essere squalificata ogni cinque minuti».
I simulatori si sono moltiplicati.
«Adesso serve una cavia. Ne prendi uno che si butta e lo squalifichi per tre giornate e vedrai che non lo fanno più».
Anche lei simulava?
«Una volta. Roma-Brescia, mi sono buttato. L’arbitro Tombolini mi ha dato rigore e Montella ha sbagliato. Non avevo bisogno di buttarmi, io. Ero più forte degli altri».
Perché all’estero certe pantomime non si vedono?
«Perché qui abbiamo un calcio farlocco, fasullo. Il Var lo devono togliere dalle scatole, è utile solo per il gol non gol e per il fuorigioco. Basta. Ho visto Fiorentina-Torino, solo perdite di tempo, dopo il 2-1 per la Viola, trenta secondi per battere un fallo laterale. Qui si pensa solo a perdere tempo, prendere in giro tutti, le interviste si fanno solo per i soldi. È uno schifo, non è il calcio che ho conosciuto io».
La Premier è il modello?
«Sicuramente si, ma a me piace il calcio spagnolo. L’Italia fattura un miliardo, la Premier cinque, questo è il livello: i giocatori forti vanno lì. Il calcio spagnolo mi piace perché ogni squadra se la gioca, non ha paura, non specula. La Ligue1 e la Liga portoghse sono in crescita. Gli stadi sono migliori altrove, da noi ci sono campi buoni per le partite tra scapoli e ammogliati. La Serie A rischia di diventare il sesto, settimo campionato in Europa».
L’Inter è la più forte del campionato, secondo lei è anche quella che gioca meglio?
«Da sei anni è la più forte. Con Inzaghi però ha fatto disastri, ha buttato al cesso tre scudetti. La migliore, per gioco espresso, è stata l’Atalanta. L’Inter dii Chivu mi piace. Lui è un ragazzo fantastico, come lui se ne trovano pochi. È destinato ad andare via dall’Italia. Christian vuole proporre un calcio più europeo».
Il Milan di Allegri?
«È anticalcio. Allegri ha sempre proposto zero. Da Cagliari è andato al Milan e gli abbiamo fatto vincer lo scudetto. Noi non facevamo mica quello che ci diceva, alla Juve che era talmente forte che poteva essere allenata da chiunque, ha vinto. Poi è tornato e, con una squadra inferiore, ha fatto un disastro. Dice sempre che conta vincere: ok, allora con la Juve ha vinto zero, quest’anno zero, come mai non vinci più e continui ad allenare e guadagnare soldi?».
Perché Gasp a Roma non riesce a proporre il calcio dell’Atalanta?
«Perché non gli hanno preso i giocatori giusti. Non ha gli esterni e gli attaccanti adatti. Se la Roma ha speso soldi solo con Mourinho, che era scarso, perché a Gian Piergo gli hanno fatto una squadra di merda?».
Le piace Zaragoza.
«Non è male ma se vuoi alzare il livello, servono altri tipi di giocatori, Cassano, Montella, Totti, Dzeko. Se non ne prendono quattro cinque veri, la Roma non vince».
Chi è il migliore con cui ha giocato?
«Ce ne sono tanti, Ronaldo, Zidane, ma dico Totti per l’alchimia che si era creata. Una coppia come noi non è esistita nel calcio».
Forse Mancini e Vialli.
«Noi eravamo un’altra roba».
De Rossi, che è suo amico, allena la squadra a lei nemica, in quanto sampdoriano.
«Quello conta zero. Sono contento di vederlo felice. Allenare è cosa che ama. Io tifo per lui, anche se sono della Samp. Il Genoa per lui è perfetto».