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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Rai Cinema e nuova Agenzia FdI-Lega, lite sulle poltrone. Sfida Cacciamani-Borgonzoni

Chi ha parlato ieri con Paolo Del Brocco lo descrive molto amareggiato. Non ha preso bene che, di fronte alle indiscrezioni raccolte da La Stampa su un possibile passaggio di Manuela Cacciamani a Rai Cinema, l’amministratrice delegata di Cinecittà non abbia smentito. Mentre gli ha suscitato un sorriso sapere che nel suo ambiente circola quel nomignolo, Paolo VII, che sintetizza sedici anni di regno indiscusso attraverso sette governi, sempre sul trono della controllata di Viale Mazzini, che può decidere vita e morte di film, progetti, festival, e di tutto ciò che è fatica da set o glamour da tappeto rosso («in realtà sarebbero nove», scherzava lui ieri, non sapendo che il soprannome circolava già prima del governo Meloni e somma in uno solo i due esecutivi di Giuseppe Conte). Del Brocco ha ricordato quante volte ha dato una mano a Cacciamani, quando provava a farsi strada come produttrice con la sua società, la One More Pictures. Co-produzioni e collaborazioni, quando al potere c’era il centrosinistra e a guidare l’Anica, la più importante associazione del settore, c’era l’ex ministro Francesco Rutelli, grande sostenitore della manager.
I problemi sorgono quando si intrecciano e si mischiano rapporti privati, ambizioni personali, sponsorizzazioni politiche, e i posti sempre quelli sono. Nel caso specifico, due poltrone per almeno quattro aspiranti, tre dei quali si muovono all’ombra del governo di destra e di una lotta di potere interna tra Lega e Fratelli d’Italia. È iniziata la stagione delle nomine, che maturerà pienamente tra marzo e maggio. La Rai, Rai Cinema, Cinecittà e la nuova Agenzia che sorgerà, per volere parlamentare e con spinta trasversale ai partiti, sono le caselle che agitano i manager e i partiti. Due date: maggio 2026 scade il mandato di Del Brocco; un anno dopo, maggio 2027, finirebbe quello di Giampaolo Rossi, dopo tre anni tormentatissimi al vertice di Viale Mazzini a rispondere alle accuse di aver trasformato la tv pubblica in TeleMeloni. Poco dopo, sempre nella primavera-estate del 2027, Cacciamani chiuderà il suo mandato a Cinecittà. Proprio in quelle stesse settimane l’Italia potrebbe tornare al voto, se le previsioni saranno confermate e Giorgia Meloni farà in modo di anticipare la scadenza della legislatura. Nulla è definito: perché ogni elezione rappresenta una lotteria, e se dovesse nascere una nuova maggioranza i rapporti di forza, anche per i nominati di partito, verrebbero stravolti.
Per questo, chi può cerca di correre ai ripari. Rai Cinema è considerata la cassaforte della sventurata azienda madre. Del Brocco corre per una riconferma (gli anni del regno salirebbero a 19) e Rossi gli ha già dato copertura, anche alla luce dei risultati di bilancio. Su questa eventualità circola insistentemente un piano intestato all’ad Rai: prorogare Del Brocco solo per un anno nella speranza di sostituirlo personalmente quando il Cda di Viale Mazzini arriverà al termine del mandato, nel 2027. Fantasie? Comunque, se ne parla. Ci sarebbe a disposizione una scusa perfetta per giustificare un rinnovo, ma a tempo: un nuovo Cda, e forse anche una nuova legge per la Rai. A quel punto anche Cacciamani però potrebbe ambire davvero a spostarsi a Rai Cinema senza lasciare in anticipo Cinecittà, contando sull’amicizia con Rossi, se quest’ultimo, invece, dovesse restare dove siede ora.
Sono scenari che però non piacciono alla Lega, scontenta della gestione di Rossi e in piena competizione con FdI sulla Rai. L’uomo che per il partito di Matteo Salvini si sta occupando di chi-piazzare-dove è il sottosegretario Alessandro Morelli. È lui a mettere in discussione la riconferma di Del Brocco, «nominato dalla sinistra», mentre altri leghisti ricordano che per consuetudine interna la quasi totalità dei dirigenti ruota e non resta nello stesso posto per più di dieci anni. In realtà, la Lega, rimasta scottata dalla mancata direzione di Rai Pubblicità, vorrebbe mettere un suo nome a Rai Cinema. Ma gli appetiti del Carroccio puntano anche ad altro. Il Parlamento sta lavorando alla creazione dell’Agenzia del cinema e dell’audiovisivo, ispirata al francese Cnc (Centre national du cinéma et de l’image animée), ente pubblico che opera sotto la tutela del ministero della Cultura. Ci sono diverse proposte di legge, una a firma della segretaria del Pd Elly Schlein, un’altra del deputato del M5S Gaetano Amato. Anche la destra se ne sta interessando, direttamente con il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, di FdI, che procede con le audizioni. L’Agenzia opererebbe in modo un po’ diverso da una Authority classica, acquisirebbe competenze che ora spettano a Cinecittà, per promuovere il cinema italiano e pilotare i finanziamenti. Per questo fa gola. La sottosegretaria del Mic con delega al cinema Lucia Borgonzoni spinge sul proprio partito, la Lega, per andarci lei, e adesso ha dalla sua anche un solido rapporto con Arianna Meloni, sorella della premier e Lady Nomine dentro FdI. Anche perché, visti i consensi in calo del Carroccio, il rischio di non essere rieletta non è remoto. Pure Cacciamani avrebbe valutato l’Agenzia come destinazione alternativa a Rai Cinema, un’ipotesi quest’ultima che ieri – dopo l’articolo sull’audizione della manager all’Anticorruzione e sui chiarimenti richiesti dalla Corte dei Conti – ha suscitato l’indignazione di Amato, del M5S: «La Stampa ha raccontato che c’è un metodo che trasforma le società pubbliche in terreni di equilibrio interno alla maggioranza, dove le poltrone circolano, si compensano, si promettono, al di là dei meriti». Cacciamani però si difende e rivendica i risultati, anche se non può rivelare le grandi produzioni che arriveranno, perché coperte da accordi di riservatezza: «Ci sarà una conferenza stampa e capirete – spiega –. Qualcosa però posso anticiparla: le maestranze sono tutte a lavoro. Abbiamo dovuto dire di no a Tom Ford e dirottarlo agli studios di Tiburtina».