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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Bandiera russa

La partecipazione di Russia e Bielorussia alle Paralimpiadi di Milano-Cortina diventa un caso diplomatico. E se era prevedibile che l’Ucraina reagisse con durezza alla decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di ammettere bandiere e inni dei due Paesi, meno scontata era l’ostilità italiana. Dopo averne discusso ieri in Consiglio dei ministri su proposta del ministro dello Sport Andrea Abodi, è arrivata la nota congiunta con la Farnesina: «Il governo italiano esprime la sua assoluta contrarietà rispetto alla decisione del Comitato Paralimpico Internazionale». Abodi e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ribadiscono «il dissenso già espresso, insieme ad altre 33 Nazioni e alla Commissione europea» chiedendo al Cpi «di riconsiderare la decisione».
La Lega però non ha perso tempo, con una comunicazione del partito ieri sera ha rivendicato una linea diversa da quella del governo: «È una notizia positiva che alle Paralimpiadi gli atleti di tutte le nazioni possano gareggiare sotto le loro bandiere», scrivono da via Bellerio. «Da sempre le Olimpiadi sono uno straordinario momento di sport, dialogo e amicizia fra i popoli», aggiungono. Puntualizzazione che non deve aver fatto piacere a Giorgia Meloni, tra i più preoccupati in Cdm.
Al momento, comunque, sul tema è difficile immaginare un intervento concreto da parte dell’esecutivo. Questione di competenze. E in questo caso spetterebbe al Cpi. Al limite, l’Italia potrebbe ritirare il visto ad eventuali accompagnatori degli atleti, in modo da esprimere dissenso. Ma è tutto da vedere.
Kiev, intanto ha annunciato un vero e proprio boicottaggio istituzionale. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, che ha definito la scelta di riammettere gli atleti di Russia e Bielorussia «scandalosa» oltre che «sbagliata moralmente e politicamente», ha raccomandato agli ambasciatori ucraini di non partecipare alla cerimonia di apertura qualora la decisione non venga revocata. Decisione condivisa anche dal ministero dello Sport di Kiev. Secondo l’Ucraina, infatti, consentire il ritorno dei simboli nazionali russi e bielorussi equivarrebbe a normalizzare Stati che conducono una guerra di aggressione. «Le bandiere e gli inni non possono essere separati da ciò che rappresentano», è la linea espressa dal governo ucraino. Si tratta di «un segnale pericoloso».
La posizione ucraina si concentra proprio sul nodo dei simboli. Non è la partecipazione individuale degli atleti a essere contestata in sé, ma la decisione di consentire bandiere, uniformi e inni nazionali. Per Kiev, questi elementi sono parte integrante dell’identità statale e non possono essere considerati neutri in tempo di guerra.
La delegazione sportiva ucraina, al contrario, parteciperà con una folta pattuglia di atleti reduci di guerra, al contrario dei 6 russi e 4 bielorussi ammessi dalla Federazione sciistica.
La presa di posizione di Kiev, comunque, ha trovato sponde anche in Europa. Il commissario europeo allo Sport, Glenn Micallef ha annunciato che non parteciperà alla cerimonia inaugurale, dichiarando di non poter sostenere il ripristino dei simboli nazionali russi e bielorussi mentre la guerra continua. Prende posizione anche il Comitato Paralimpico della Lituania: «Il nostro obiettivo è un’edizione senza aggressori» afferma il presidente Mindaugas Bilius mentre si guarda con interesse a quali iniziative potrebbero prendere i Paesi baltici e quelli scandinavi.
A rafforzare la protesta è intervenuto anche lo skeletonista e portabandiera olimpico ucraino Vladyslav Heraskevych, espulso per aver gareggiato con un casco commemorativo in onore degli atleti connazionali morti in guerra. Definisce «assurdo» concedere spazi ufficiali a Russia e Bielorussia. «È folle che regalino dei posti, è come se accettassimo ex soldati per dare loro l’opportunità di diffondere la propaganda russa». L’atleta, che nei giorni scorsi aveva incontrato il presidente Volodymyr Zelensky, è diventato uno dei volti pubblici della mobilitazione ucraina contro quella che considera una legittimazione simbolica di Mosca.
Sul piano politico, l’Ucraina sta cercando di trasformare la questione paralimpica in un test di coerenza per i governi europei: la linea è chiara, nessuna normalizzazione finché l’aggressione russa non sarà cessata. In questo quadro, le Paralimpiadi di Milano-Cortina rischiano di diventare non solo un evento sportivo, ma un banco di prova diplomatico nel pieno di un conflitto ancora aperto.