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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Omicidio di Lione, il sindaco vuole vietare la marcia dell’ultradestra. Macron attacca Meloni

Interviene di nuovo Emmanuel Macron dopo l’uccisione di Quentin Deranque, l’attivista di estrema destra di 23 anni linciato a Lione da un gruppo di persone mascherate. Il capo dello Stato, che aveva già denunciato la «violenza inaudita» nell’aggressione del giovane, ora si dice «preoccupato» per l’ondata di tensione, con appelli a manifestare in piazza e il rischio di nuovi scontri tra gruppi militanti antagonisti. Da New Delhi, dove è in visita, Macron ha lanciato un nuovo appello per evitare «qualsiasi escalation di violenza». Anche la famiglia della vittima ha chiesto di «mantenere la calma e moderazione».
Il leader francese inoltre attacca la premier italiana Giorgia Meloni, a cui ha chiesto di smettere di “commentare ciò che sta accadendo altrove”, dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio sulla morte dell’attivista nazionalista Quentin Deranque, picchiato a morte dagli oppositori politici. “Se tutti restano a casa, le pecore saranno ben protette”, ha ironizzato Macron da Nuova Delhi, a margine di una visita ufficiale in India. Mercoledì, Meloni aveva dichiarato che l’attentato mortale della scorsa settimana a Lione era “una ferita per tutta l’Europa”.
A Lione si prepara nel weekend a un corteo commemorativo del giovane ucciso la settimana scorsa. Il sindaco écologiste Grégory Doucet ha chiesto di vietare la marcia prevista sabato, a cui sono attese circa 2-3mila persone. Doucet evoca «il rischio concreto di violenti disordini», i «timori per la presenza di attivisti di estrema destra provenienti da tutta la Francia e dai Paesi limitrofi», oltre a «minacce contro i rappresentanti eletti» e possibili danni agli uffici parlamentari. Secondo Doucet, vietare la manifestazione sarebbe «l’unica decisione responsabile». La prefettura del Rodano e le forze di polizia stanno «valutando» i rischi che la marcia potrebbe rappresentare.
Oggi scade il fermo dei nove fermati nelle indagini ed è attesa una conferenza stampa del procuratore di Lione nel pomeriggio per spiegare quale seguito giudiziario sarà dato ai sospettati. Tra di loro diversi membri della Jeune Garde, collettivo di estrema sinistra, fondato dal deputato Raphaël Arnault. Il deputato ha anche due dei suoi assistenti parlamentari e un ex stagista che sono nella lista dei fermati. Continuano le pressioni per le dimissioni di Arnault, con la portavoce del governo che l’ha chiesto esplicitamente così come a destra il leader dei Républicains, Bruno Retailleau, e del Rassemblement National, Jordan Bardella.
La risposta della France Insoumise è arrivata per voce del coordinatore Manuel Bompard, che ha escluso qualsiasi sospensione o espulsione di Arnault. «In base a quali regole un datore di lavoro dovrebbe essere ritenuto responsabile delle azioni dei suoi dipendenti?», si domanda retoricamente Bompard, aggiungendo che i due fermati «non appartenevano» al movimento di Mélenchon. La France Insoumise, la cui sede è stata evacuata per un allarme bomba, accusa gran parte della classe politica e mediatica di voler buttare a mare i principi dello Stato di diritto», trasformando una vicenda giudiziaria in un processo politico sommario.