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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Francia, la morte di Deranque complica la sfida delle sinistre ai lepeniani

Il più netto è stato François Hollande. “Non ci può essere, per le prossime elezioni, alcuna alleanza fra i socialisti e La France Insoumise”, ha detto l’ex presidente, che secondo alcuni ragiona su un ritorno in grande stile e non esclude più una candidatura all’Eliseo. “Bisogna fare il possibile affinché la sinistra riformista sia all’appuntamento del secondo turno delle presidenziali e Jean-Luc Mélenchon no”, ha aggiunto, alzando l’asticella dello scontro interno alla gauche.
La morte di Quentin Deranque, 23 anni, studente e militante di estrema destra ucciso dopo un pestaggio a Lione, rischia di diventare uno spartiacque nella sinistra francese. Mancano quindici mesi alle presidenziali, ma prima ancora ci sono le amministrative del 15 e 22 marzo, in oltre 13mila comuni, tra cui anche le grandi città come Parigi, Lione, Marsiglia. È lì che si vedrà subito se la tragedia lionese ha già spezzato il fragile filo delle intese possibili.
Al primo turno, quasi ovunque, la France Insoumise e le altre forze di sinistra hanno già scelto la separazione, con liste concorrenti. La partita si gioca dunque sul secondo turno, dove tradizionalmente entrano in campo alleanze, ritiri “tecnici”, accordi di desistenza. Ma questa volta le trattative rischiano di impantanarsi, e forse di saltare del tutto come auspica Hollande. Almeno finché il movimento di Mélenchon non avrà chiarito i propri legami e le proprie responsabilità politiche rispetto alla galassia militante che ruota attorno ai gruppi antifascisti più radicali.
Il governo ha colto immediatamente l’occasione per alzare la pressione su Mélenchon. La portavoce Maud Bregeon ha chiesto agli Insoumis di “escludere” dal gruppo parlamentare Raphaël Arnault, deputato eletto nel 2024 ad Avignone, dopo il fermo del suo assistente Jacques-Elie Favrot insieme ad altre dieci persone nell’inchiesta sull’uccisione di Deranque.
Arnault è anche il fondatore della Jeune Garde, collettivo dell’estrema sinistra sciolto l’anno scorso e oggi al centro delle polemiche e dei sospetti. Il deputato ha annunciato di aver avviato la procedura per “porre fine” al contratto di Favrot, che avrebbe già “cessato tutte le attività parlamentari”. Non parla però di dimissioni. E il caso ormai investe l’intero sistema politico, al punto che la presidente dell’Assemblea nazionale Yaël Braun-Pivet ha invitato ogni partito a interrogarsi se i loro eletti possono ancora “rappresentare la nazione”, ma è chiaro che la domanda in questo momento punta a un partito in particolare.
Sulla difensiva, La France Insoumise denuncia una “strumentalizzazione” della tragedia. Mélenchon prova a prendere le distanze, dopo aver più volte definito “alleati” i militanti della Jeune Garde. “Abbiamo frequentato, e ci siamo deliberatamente avvicinati alla Jeune Garde”, ha riconosciuto, insistendo però sull’esistenza di “divergenze”. “Non approviamo la violenza”, ha ribadito il leader dopo l’arresto dell’assistente parlamentare di Arnault. È una linea di difesa che fatica a reggere con l’inchiesta giudiziaria in pieno corso e forse prossima a nuove svolte.
Il Rassemblement national intravede un’occasione. In testa nei sondaggi per il primo turno della presidenziale, il presidente del partito Jordan Bardella afferma che Arnault “non ha posto all’Assemblea nazionale” e chiede che si faccia da parte. Ma soprattutto invoca “un fronte comune” alle municipali di marzo contro l’estrema sinistra. “Penso che serva un fronte comune contro la France Insoumise, se è in grado di conquistare dei municipi, quindi di fatto un ‘tutto tranne la France Insoumise’”, insiste Bardella. È il rovesciamento del meccanismo che aveva dominato le legislative del 2024, quando la sinistra si era presentata unita nel Nuovo Fronte Popolare e, al secondo turno, c’erano stati accordi trasversali con centro e parte della destra per impedire l’elezione di candidati dell’estrema destra.
La morte di Deranque potrebbe diventare un acceleratore politico, spingendo una parte della sinistra a rompere definitivamente con Mélenchon per salvare la propria credibilità e offrendo al Rassemblement national la possibilità di presentarsi come forza d’ordine e tentare di ribaltare la logica del “fronte repubblicano” che finora ha funzionato soprattutto contro la destra.