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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Sul Golfo venti di guerra: “Trump sta preparando un attacco contro l’Iran”

“L’Iran si prepara alla guerra con gli Stati Uniti”. Titola così il Wall Street Journal, confermando le rivelazioni del sito Axios secondo cui “Trump si sta avvicinando” ad un grande conflitto contro la Repubblica islamica. E lo stesso riferiscono Cnn e New York Times. Questo perché i colloqui diplomatici avvenuti nei giorni scorsi a Ginevra hanno prodotto progressi, come hanno dichiarato entrambe le parti, ma non sufficienti per evitare lo scontro.
I problemi sono due: primo, la volontà di Teheran di limitare il negoziato solo al programma nucleare, escludendo quello sui missili e le armi convenzionali, e il nodo delle operazioni di destabilizzazione condotte nell’intera regione da gruppi alleati come Hezbollah; secondo, le concessioni che è disposta a fare sul dossier atomico, non abbastanza avanzate secondo Washington, perché non garantiscono la fine di ogni attività finalizzata a costruire armi. Per questa ragione, parlando con la Fox, il vice presidente Vance ha detto che «i colloqui sono andati bene sotto certi aspetti, ma sotto altri è molto chiaro che il presidente ha stabilito alcune linee rosse che gli iraniani non sono ancora disposti a riconoscere e a lavorarci sopra».
È possibile che si tratti di un ultimo tentativo di aumentare la pressione, allo scopo di spingere gli ayatollah a fare più concessioni, davanti alla minaccia di essere attaccati dalla potente “Armada” che il Pentagono sta schierando davanti alle sue coste. Nello stesso tempo, però, se Trump si convincesse che la diplomazia ha raggiunto il suo limite e non esiste più spazio di manovra per arrivare ad un accordo accettabile, sarebbe pronto a premere il grilletto nel giro di poche settimane. Stavolta però l’obiettivo non sarebbe solo quello chirurgico di distruggere alcune strutture chiave del programma nucleare, ma piuttosto un’offensiva ampia e prolungata nel tempo, che punterebbe a debilitare il regime fino a farlo cadere, anche sotto la spinta di nuove proteste come quelle represse con la forza nelle settimane scorse.
Secondo il Wall Street Journal la leadership di Teheran inizia a convincersi che la guerra è inevitabile, anche visto lo spiegamento di forze ordinato da Trump, che ha aggiunto la portaerei Ford alla Lincoln, trasferito altri 50 caccia F-35, F-22 e F-16 nella regione, e condotto oltre 150 voli cargo per posizionare armi e munizioni in Medio Oriente. La Repubblica Islamica quindi si sta preparando a combattere, come ha avvertito il capo del Consiglio per la sicurezza nazionale Ali Larijani: «Abbiamo rivisto a affrontato le nostre debolezze. Se la guerra ci verrà imposta, risponderemo». La stessa guida suprema Khamenei ha avvertito che «l’unica arma più potente delle portaerei americane è quella che le manderà in fondo al mare».
Nel dettaglio, il regime ha iniziato a schierare le sue forze, fortificare i siti nucleari, disperdere e diversificare la catena di comando, continuare la repressione del dissenso. La Guardia rivoluzionaria ha rivisto la “difesa a mosaico”, per dare ai capi militari locali l’autorità di prendere decisioni, se fossero isolati dal governo centrale. La unità navali pattugliano lo stretto di Hormuz e hanno condotto esercitazioni a fuoco non troppo lontano da dove incrocia la portaerei Lincoln al largo dell’Oman. Ad aumentare la preoccupazione per uno scontro che potrebbe allargarsi, una nave russa ha attraccato nel porto di Bandar Abbas.
Secondo il Wall Street Journal l’Iran ha circa 2.000 missili a medio raggio in grado di colpire Israele; molti vettori a corto raggio che possono raggiungere le basi e le navi americane nel Golfo Persico, come quelle in Qatar e Barhein; e armi sottomarine. I siti nucleari di Isfahan e la montagna Pickaxe sono stati fortificati, la contraerea ha condotto esercitazioni, e le autorità di Teheran hanno individuato stazioni della metropolitana e altri siti da usare come rifugi dai bombardamenti. I Pasdaran hanno creato circa cento punti di osservazione per bloccare proteste o raid. Le due macchine militari sono pronte alla guerra.