corriere.it, 19 febbraio 2026
Stefano Orfei e Brigitta Boccoli, l’addio al circo con animali: «I tempi sono cambiati. Moira oggi ne sarebbe fiera»
La cofana nera. Il rossetto rosso. La linea di eyeliner doppia e all’insù. Il neo accentuato. Le sopracciglia sottili. Le unghie laccate. I vestiti colorati. I lustrini, le piume, i diamanti. E soprattutto le colombe e gli elefanti. Il tutto in un unico nome: Moira Orfei. Prima cavallerizza, poi virtuosa del trapezio e acrobata, infine domatrice, impresaria e persino attrice. Ma in ogni caso la «regina del circo». Una tradizione che ha segnato, cambiato e persino anticipato. E che ora con il figlio Stefano Orfei Nones fa l’ennesimo passo verso la modernità, senza mai rinnegare il passato: dire addio agli spettacoli con animali. «Una scelta doverosa, dettata dai tempi oramai cambiati e che segna la fine di un’era: quella di Moira degli elefanti», spiega Stefano Orfei Nones. Accanto a lui, a sostenerlo, la moglie Brigitta Boccoli, che ne è certa: «Se i miei suoceri fossero vivi sarebbero orgogliosi. Hanno sempre inseguito il progresso».
E in effetti è proprio di futuro che parla l’erede di Moira, dopo che lo scorso 14 febbraio ha appeso al chiodo i panni da domatore indossati per oltre 35 anni. «Sono entrato nella gabbia con le tigri per l’ultima volta – dichiara -. Ero ospite di un circo a Roma, ho svolto il mio consueto spettacolo e quando è finito mia moglie, con tutta la famiglia, ha dato l’annuncio. É stata una scelta sofferta, maturata negli anni, ma oramai necessaria: i tempi sono cambiati e con essi anche la sensibilità verso gli animali».
E ancora: «Noi circensi siamo criticati aspramente per le esibizioni con loro, c’è addirittura chi ci vieta di affiggere anche solo la pubblicità. Quindi credo sia giusto adeguarsi, ma ci tengo a specificare che non rinnego il mio passato: le tigri, gli elefanti e tutte le altre specie che negli anni hanno fatto parte della nostra grande famiglia sono stati fratelli per me e figli per mia madre. Li abbiamo amati e continueremo a farlo per sempre».
Un legame intenso che racconta anche la moglie Brigitta Boccoli. «Quando nel 2006 conobbi Stefano non ero mai stata al circo e come molte persone avevo un gran pregiudizio verso questi spettacoli. Poi, però, entrando nella famiglia Orfei ho capito quanta passione e dedizione ci fosse dietro. Il benessere degli animali è sempre stata una prerogativa di mia suocera, tramandata poi a mio marito. Quando nel 2023 è stata male Katia, l’ultima elefantessa di Moira, ho visto Stefano dormire una settimana nella scuderia abbracciato a lei. E quando è morta la sua disperazione era incontenibile, piangeva e mi diceva: “É come se avessi perso di nuovo mia madre“. Chi ci critica forse non sa l’amore che ci lega a loro».
Un rapporto uomo animale costruito sotto il tendone, che però non è privo di incomprensioni e rischi. Proprio quelli che Moira temeva prima per suo marito Walter Nones, anche lui domatore, e poi per suo figlio. «Mia madre non è mai stata felice che io entrassi nella gabbia con le tigri, perché ne conosceva la pericolosità – torna a dichiarare Stefano -. Diceva sempre a mio padre che me lo avrebbe dovuto impedire. Ma papà evadeva il divieto a patto di sorvegliarmi. La sua presenza al margine del palco mi ha salvato nel 2009, quando durante un’esibizione a Torino fui aggredito da una tigre bianca. Un incidente causato da un mio errore, che mi sarebbe potuto costare davvero caro: quella volta pensai di morire. Il felino vide un mantello che non avrebbe dovuto vedere in quel momento e mi raggiunse azzannandomi alla spalla sinistra, arrivando anche alla testa e al costato. Riportai ventitré ferite, alcune delle quali davvero profonde. Ci vollero sei mesi di convalescenza per guarire. Poi, però, tornai subito in gabbia. Alla paura di mia moglie, mio padre rispondeva: “Quando un pilota cade dalla moto subito si rialza e ritorna in pista”. Ma dopo quell’episodio papà mi chiese di fargli una promessa: i miei figli non sarebbero dovuti essere domatori. L’ho mantenuta».
Nonostante la rassicurazione del suocero, il timore di Brigitta non è mai calato, come racconta: «Per vent’anni ho vissuto con l’ansia di non rivederlo più. Si esibiva due volte al giorno tutti i giorni: dopo ogni spettacolo gli chiedevo di telefonarmi. Era un modo per sapere che fosse andato tutto bene. Il suo addio alle tigri, da questo punto di vista, mi rassicura. Credo che anche i genitori ne sarebbero contenti. Però conosco anche la sofferenza con la quale è arrivato a questa decisione. É senza alcun dubbio la fine di un’era».
Quella di «Moira degli elefanti», che ora senza gli animali di cui si circondava si reinventa e guarda al futuro. «Apriremo a Roma l’Accademia internazionale del circo di Moira Orfei per formare giovani circensi – concludono i coniugi -. Ma non abbiamo abbandonato il sogno di riaprire il suo circo, chiuso durante la pandemia. Certo, non è facile far ripartire una macchina così grande, servono fondi e tanti artisti per garantire qualità, il tratto distintivo degli Orfei. Ce la faremo».